Gran galà con delitto

Gran galà con delitto

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Published: 28/04/2026

Format: brossura

ISBN: 9788811019893

UN MISTERO DA SVELARE CON LLOYD

di IRENE TORRE

Faccio subito outing: pur sapendo chi fosse, non avevo mai seguito con costanza “Vita con Lloyd” sui social o quotidiani. Conoscevo il fenomeno, avevo letto qualche post qua e là, ma niente di più. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, Lloyd è un maggiordomo immaginario con cui Simone Tempia dialoga quotidianamente: una sorta di coscienza esterna, ironica e sagace, capace di dispensare osservazioni brillanti, consigli e piccole lezioni di vita con quell’eleganza tipicamente british che ha conquistato migliaia di lettori.

Mi sono quindi avvicinata a questo romanzo con una domanda: è necessario conoscere Lloyd per apprezzarlo? La risposta, almeno per me, è un deciso no.

In questo suo primo romanzo Simone Tempia non rinuncia infatti al dialogo con il suo celebre maggiordomo, ma lo inserisce all’interno di una storia che funziona perfettamente anche per chi non ha mai letto una riga di Vita con Lloyd. Lloyd continua a essere quella voce razionale e arguta che accompagna il protagonista, ma senza risultare incomprensibile o autoreferenziale.

La trama si muove sui binari del giallo classico e lo fa con evidente affetto per il genere. C’è una grande villa isolata da una nevicata, una contessa ricca di segreti e di nemici, una riunione che richiama nella stessa casa amici e conoscenti e, naturalmente, un delitto. La donna viene trovata morta poco dopo aver convocato i suoi ospiti e, come se non bastasse, compare anche un biglietto che sembra indicare senza possibilità di equivoci il colpevole: ovviamente il maggiordomo.

A raccontare la vicenda è un protagonista che richiama apertamente l’autore stesso. Quasi suo malgrado, si ritrova prima coinvolto come principale indiziato e poi, inevitabilmente, a cercare di ricostruire i fatti per dimostrare la propria innocenza e scoprire il vero assassino. Da quel momento il romanzo procede con un buon ritmo, alternando interrogatori, sospetti e piccoli colpi di scena senza mai perdere una certa leggerezza di fondo.

È proprio questa, secondo me, la sua caratteristica migliore. Non è un giallo che punta sulla tensione o sulla complessità dell’intreccio, ma una lettura piacevole e rilassante, perfetta per chi ha voglia di un mistero da seguire senza dover prendere appunti su nomi, alibi e cronologie. La componente investigativa è ben dosata e si intreccia con i dialoghi tra il protagonista e Lloyd, che alleggeriscono continuamente la narrazione con osservazioni ironiche e riflessioni mai banali.

L’unico aspetto che mi ha convinta meno è stato il finale. Ho trovato la fase del disvelamento un po’ troppo lunga e dettagliata: dopo aver mantenuto un ritmo piuttosto brillante per gran parte del romanzo, la spiegazione conclusiva rallenta sensibilmente e rischia di diluire l’effetto sorpresa. Nulla che comprometta la lettura, ma avrei preferito una chiusura più asciutta e incisiva.

Nel complesso, però, è un giallo elegante, leggero e piacevole, che gioca con i grandi classici del genere senza prendersi troppo sul serio. Consigliato a chi ama i gialli classici alla Agatha Christie, le ambientazioni alla “Knives Out” e, naturalmente, a chi già apprezza il mondo di Lloyd.

TRAMA

Quanto può essere misterioso un invito a cena? Se arriva dalla contessa Mazzucco, che detesta profondamente il genere umano, parecchio. Soprattutto quando il destinatario è uno scrittore di poca fama che nulla ha a che fare con la nobiltà. Perché sì, a metà degli anni Sessanta, per qualcuno la classe sociale conta ancora, eccome. Eppure eccolo lì, seduto alla stessa tavola con un commendatore, un principe, un uomo dall’accento latino-americano che trasuda sangue blu da ogni poro e la nipote ribelle della padrona di casa. Gli altri accompagnatori saranno pure meno titolati, ma non per questo più cordiali. Forse si domandano che cosa ci faccia lui tra loro. In realtà, se lo chiede anche lui. Lo scrittore ha la netta impressione che ciascuno degli ospiti sia lì per chiedere qualcosa alla contessa, e che tra loro corrano legami segreti che nessuno desidera veder affiorare. Di una cosa è certo: è la cena più strana a cui abbia mai partecipato. Prima ancora che arrivi l’hors d’œuvre, il corpo senza vita della contessa viene trovato nel suo studio. Tra gli invitati si nasconde un assassino. E nessuno può andarsene: la villa è isolata dalla neve, il telefono è fuori uso. La polizia non può intervenire, ma la giustizia, a volte, trova altre strade. A poco a poco, tutti gli indizi sembrano puntare proprio verso lo scrittore. O forse qualcuno vuole che sia così: in fondo è la pedina più debole, almeno in apparenza. Ma chi sa usare bene le parole sa anche far parlare gli altri. Di ciò che non avrebbero mai voluto dire. Di segreti che il tempo non è riuscito a seppellire.

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