Gli anni in bianco e nero

Gli anni in bianco e nero

Editore:

Published: 26/06/29026

Format: Brossura

ISBN: 9788842935759

ALLA RICERCA DEL COLORE NEL SUD DEGLI ANNI SESSANTA

di IRENE TORRE

I primi anni Sessanta sono gli anni in cui si comincia a parlare del passaggio dalla televisione in bianco e nero a quella a colori, una trasformazione che in Italia si concretizzerà soltanto nel 1977. Ma sono anche gli anni in cui molte donne iniziano a intuire che la vita può assumere sfumature nuove, diverse da quelle che la tradizione e la società hanno sempre assegnato loro.

È proprio questo momento di cambiamento, sospeso tra passato e futuro, a fare da sfondo a Gli anni in Bianco e Nero di Francesca Giannone, un romanzo familiare ambientato in un piccolo paese del Salento che intreccia vicende private e trasformazioni storiche con grande efficacia

A togliere il colore dalle vite delle quattro sorelle Elia è il padre Pantaleo, uomo autoritario e inflessibile che governa la famiglia con pugno di ferro e considera ogni forma di emancipazione una minaccia all’ordine costituito. Le sue regole condizionano profondamente l’esistenza delle figlie, che reagiscono però in modi molto diversi.

Mimì, la più giovane, coltiva il sogno di diventare regista e guarda con curiosità oltre i confini del paese. Margherita, la maggiore, sembra inizialmente aderire alle aspettative paterne e sociali, incarnando il modello femminile tradizionale. Giovanna, invece, sceglie la strada della ribellione aperta e del confronto diretto, rifiutando ogni compromesso e pagandone le conseguenze.

E poi c’è Ada.

Nonostante la storia sia raccontata prevalentemente attraverso lo sguardo di Mimì, è Ada il personaggio che più mi ha colpita. La sua è una figura tratteggiata con particolare sensibilità: fragile solo in apparenza, introversa e appassionata di lettura, trova rifugio nei libri per sottrarsi a una realtà che sembra non lasciarle spazio. La sua evoluzione è una delle più intense del romanzo e accompagna il lettore in un percorso fatto di rinunce, paure e disvelamenti.

Se c’è un limite nel romanzo, forse è nella rappresentazione dei personaggi maschili. Con poche eccezioni, gli uomini appaiono spesso come figure monolitiche o comunque inaffidabili, incapaci di offrire quella complessità che invece caratterizza le protagoniste femminili. Una scelta narrativa comprensibile, considerando il focus della storia, ma che talvolta rischia di semplificare eccessivamente alcuni rapporti.

Nonostante questo, Gli anni in bianco e nero è un romanzo coinvolgente, ben costruito e capace di mantenere viva l’attenzione fino all’ultima pagina. Francesca Giannone conferma la sua capacità di raccontare personaggi femminili credibili e sfaccettati, dando vita a una storia che parla di famiglia, crescita, libertà e cambiamento. E soprattutto ricorda quanto coraggio sia stato necessario, per molte donne, per immaginare una vita dai colori diversi rispetto a quelli che il mondo aveva scelto per loro.

TRAMA

Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell’ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni ’60, come nel resto d’Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. Così, mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un’impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.

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