Diana De Rosa

Diana De Rosa

Editore:

Published: 15/05/2025

Format: Brossura

ISBN: 9791281105171

PARITA’ DI GENERE E FUNZIONE SOCIALE DELL’ARTE

di MARIO TOCCI

Non è una mera biografia, a dispetto della collana d’afferenza.

Si ascrive, infatti, meritoriamente, (anche) al genere del giallo.

In quanto ricostruisce e risolve, con quella meticolosa cura che è – o dovrebbe essere – peculiare e paradigmatica di qualsivoglia attività investigativa, gli enigmi storicamente irrisolti (finora!) su un’artista napoletana ablata dall’oblio di una storia troppo sessista e misogina indi restituita all’ineludibile siccome doverosa memoria collettiva.

L’autrice indossa mirabilmente le vesti di un virtuoso pubblico ministero, arrivando a dimostrare – con prove inconfutabili, talora documentali e talaltra indiziarie, salvo conforto di univocità e precisione e concordanza – tanto l’esistenza quanto le opere di Annella di Massimo, al secolo Diana De Rosa (del cui pseudonimo, appunto, pure si spiega doviziosamente l’origine).

Non v’è chi non veda, in questo piccolo grande libro, un’appassionata requisitoria protesa a far declarare – oltre ogni ragionevole dubbio – che la cosiddetta “pittrice mai esistita” ha in realtà popolato la splendida e pulsante Napoli del diciassettesimo secolo.

Vieppiù, ipoteticamente, vengono citati alcuni potenziali (e autorevoli) testi: fra tutti, i “colleghi” Massimo Stanzione ed Artemisia Gentileschi.

L’unica cosa che, apprezzabilmente, Isabella Pedicini non riesce a dimostrare è l’infamante accusa di femminicidio asseritamente attribuita al marito della protagonista: di sicuro, stante la cautela espositiva dello story-telling, ne avrebbe chiesto l’assoluzione per insussistenza del fatto (a cagione, per vero, di incongruenza del quadro probatorio).

Indefettibile, a questo punto, è la specificazione della constatazione secondo cui non ci si trova di fronte a un testo noioso e asettico. Tutt’altro, essendo molto fluido e scorrevole.

La trattazione ragionata di temi alti come la parità di genere e la funzione sociale dell’arte completa l’elevazione della qualità dell’opera.

Un bellissimo acquisto in libreria, insomma!

MUSICA CONSIGLIATA

Un brano di jazz. Caratterizzato da una musica che non spiega, piuttosto accompagnando – non senza un velo di malinconia e inafferrabilità – la libera percezione e la spontanea intuizione del lettore. Blue in Green di Miles Davis, la cui tromba non afferma e, anzi, suggerisce. Ogni nota sembra una domanda, forse pure apparendo come uno spunto di riflessione.

CIBO SUGGERITO

Una sfogliatella riccia. Tipicamente napoletana. Strati su strati. Come i misteri della biografia della nostra pittrice. Ogni foglia è una traccia che si dissolve sulla lingua e si scioglie nella mente.

VINO INDICATO

Il Lacryma Christi bianco, passito, da uvaggio “Coda di Volpe”. Eccellente sintesi tra dolcezza e salinità al palato; mirabile coacervo di sentori di frutta fresca dalla polpa bianca al naso.

TRAMA

Diana De Rosa, nota come Annella di Massimo, è una figura che incarna il paradosso della visibilità invisibile. Pittrice del Seicento napoletano, circolava negli stessi ambienti di Massimo Stanzione e Artemisia Gentileschi. Eppure, oggi, della sua opera resta quasi nulla: quadri dispersi, archivi vuoti, un nome ridotto a note a margine nei libri di storia dell’arte. Si tratta, dunque, della sua biografia: melius, del ripristino del ricordo di costei mercé conforto di fonti prudentemente e profondamente analizzate.

 

 

 

 

 

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