UN PINOCCHIO NOVECENTESCO
di BARBARA MONTEVERDI
Keith Waterhouse è stato uno scrittore e drammaturgo britannico, nato nel 1920 e deceduto nel 2009. Chi non lo conosce e non ha avuto occasione di leggere nulla di suo, può pensare che i suoi romanzi siano in qualche modo roboanti, letteratura passatista, altro linguaggio, altro ambiente, altra epoca e storia, insomma.
E qui viene il bello, perché Keith Waterhouse nasce come scrittore seguendo una corrente letteraria molto moderna e il linguaggio, così come la sostanza delle sue storie, sprizza energia e anticonformismo da tutti i pori.
Quest’opera in particolare, Billy il bugiardo, è stata trasposta sia in teatro che al cinema e in televisione.
La trama ci porta a conoscere il giovane Billy, impiegato controvoglia in una ditta di pompe funebri, che cerca di frequentare fisicamente il minimo indispensabile e fuggendo dalla grigia realtà attraverso voli pindarici della mente quando non con vere e proprie bugie, nelle quali il lettore rischia di perdersi, ma viene sempre ripreso con polso fermo dalla lucida scrittura dell’autore che lo accompagna attraverso le ardite architetture mentali del protagonista.
Mi chiedevo perché mai avessi iniziato con quella storia. Nei momenti di noia (…) avevo fatto sposare Sheila a un garzone del droghiere del mercato chiamato Eric. Eric, benestante, ora aveva tre negozi suoi, due a Leeds e uno a Bradford. In uno di quei momenti in cui tra me e la madre di Arthur la conversazione languiva, avevo dato a Eric e Sheila due bambini: Norma, che ormai aveva tre anni, e Michael, di un anno e mezzo. Sfortunatamente Michael era nato con un piede storto, ma l’abilità medica di un certo dottor Ubu (…) lo aveva lasciato con una zoppia appena percettibile.
Com’è verificabile anche da questo breve estratto, la voce di Waterhouse è fresca e sbarazzina e la traduzione di Paolo Cioni gli rende senz’altro giustizia, permettendoci di apprezzare la sottile ironia, tutta inglese, dell’autore.
Ma al di là dello spirito caustico, questo romanzo mostra un aspetto tenero e commuovente. Billy, ormai sommerso dalle menzogne che gli spuntano in bocca quasi senza pensare, dovrà accettare il fatto di diventare adulto e prendersi le responsabilità di una serie infinita di leggerezze che ha costellato la prima parte della sua vita.
Un romanzo di formazione che si sviluppa in un’unica giornata, con taglio originale e linguaggio incisivo. Ecco qui un classico molto, molto attuale.
TRAMA
In una sola frenetica giornata, Keith Waterhouse dipinge con ironia tagliente e profonda umanità il ritratto di un giovane sognatore alle prese con l’inevitabile passaggio all’età adulta. Billy il bugiardo fa ridere e commuove, esplorando con maestria i temi della fuga dalla realtà, delle aspirazioni giovanili e del coraggio necessario per crescere. Un’opera che continua a parlare a chiunque abbia mai sognato di essere qualcun altro, da qualche altra parte. Billy Fisher vive in una noiosa cittadina industriale dello Yorkshire degli anni ’60, intrappolato tra un lavoro mortificante in un’agenzia di pompe funebri, una famiglia opprimente e tre fidanzate che non sa come gestire. La sua unica via di fuga è Ambrosia, un regno fantastico dove tutto è possibile. Ma quando Billy si convince di aver finalmente trovato l’occasione della vita – un lavoro come sceneggiatore a Londra per il comico Danny Boon – la realtà si scontra violentemente con i suoi sogni. Tra bugie che si accumulano, calendari rubati nascosti sotto il letto, e un groviglio di relazioni amorose sempre più complicato, Billy dovrà affrontare la scelta più importante della sua vita.