Alba tragica

Alba tragica

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Published: 17/06/2024

Format: Brossura

ISBN: 9788832159608

GENTE TOSTA, QUESTI MILANESI. E PURE PIUTTOSTO SVEGLIA.

di BARBARA MONTEVERDI

Pino Possa, idraulico in Milano, tornò a posare lo sguardo sul Villiam che “rugava” il suo caffè pensieroso. L’espressione si addolcì, tirò un sospirone e allungò le gambe –“ Villiam lo so che sono strano ma ti t’el see…con quello che mi è successo…davvero, non ne voglio parlare, mi voglio scordare l’intera faccenda, quindi non chiedetemi più niente, fate i bravi, ecco.” – “Fate?”- “Sì, tu e quell’altro.” – Pino sollevò la testa in direzione della porta a vetri del bar e si stupì –“T’el chi quell’altro! Il Marietto! (…) Parli del lupo…” – “Buongiorno bagai, ecco qua il vostro Mario, virile, gommista e desideroso di caffè!”

Il Pino e il Mario sono amici. Tra loro, ma pure nostri, dopo che li abbiamo incontrati nel giallo meneghino precedente – Tira mòlla e messèda – sempre ambientato in zona Paolo Sarpi, nella Milano degli anni ’80. Li conosciamo bene, ormai, anche perché non sono persone complicate. Oddio, il Pino ha qualche problema con le metafore e i modi di dire e se esclami “Sputa il rospo!” crede che tu pensi che abbia una rana in bocca, ma insomma…, però hanno pensieri buoni, positivi, che li fanno amare a prescindere.

Possiedono anche una predisposizione all’indagine ruspante e pure in questo libro li vediamo alle prese con la ricerca dell’Ornella scomparsa, per la quale il Pino ha più che un debole, sparita dalla circolazione proprio quando il suo spasimante si era deciso a dichiararsi.

E mentre i due compari spingono le loro ricerche fin tra le montagne a strapiombo sul lago di Como, qualcuno si risveglia in una vecchia cantina dalle volte a botte, con le caviglie strette da una fascetta di plastica e non capisce perché sia prigioniero. O prigioniera?

C’è qualcuno in controluce, i miei occhi sono annebbiati. Mi rannicchio ancora di più. Temevo il peggio, ma mi sbagliavo. Non mi ammazza per ora. (…) La figura indossa guanti di lana e ha il volto coperto da una specie di sciarpa, o forse un passamontagna, che lascia intravedere solo gli occhi. Occhi cattivi. Così mi sembra, ma con quel poco di luce potrei anche vedere male. Mi strappa il bavaglio e se ne va, richiudendo con rumore di chiavi il pesante portoncino d’ingresso.

Paola Varalli riesce a creare la giusta suspense senza spargimenti di sangue e inseguimenti all’ultimo respiro; piuttosto, ci rende partecipi, proprio come se fossimo coinvolti in prima persona nell’indagine, tra amici impiccioni e svegli. E’ una gran bella sensazione.

I milanesi ruvidi, spicci e ironici dell’autrice sono davvero uno spasso e ricordano un mondo che non c’è più, pieno di concretezza e voglia di arrotolarsi le maniche per mettersi all’opera. Perché quei milanesi lì son sempre alla ricerca di qualcosa da fare: poche storie e mettiamoci al lavoro, è il loro motto. Tute da lavoro, scarpe comode, nessuna concessione all’estetica.  Se ci guardiamo attorno oggi, con la gioventù (quella del settore immobiliare, soprattutto) strizzata in completi blu dal pantalone alla “saltafoss” (traduco per i non lombardi: salta i fossi, ovvero corti alla caviglia per non bagnarli quando si attraversa uno smilzo corso d’acqua) ci viene lo strangugliotto, il magone, dalla nostalgia.

Bene, diamoci un taglio, tanto quella Milano non esiste più, ma possiamo godercela per un po’ attraverso le parole e le immagini –  perché Paola Varalli ce lo racconta proprio come un film – di questo giallo avvincente, agile e che si legge con lo stesso gusto con cui i nostri amici si incontrano al bar William per il caffè delle 14 e l’aperitivo serale (ma poca roba, eh? Che il Villiam c’ha il braccino corto con gli stuzzichini!).

Adesso mettetevi comodi e prendete in mano questo libro (tra l’altro, le pubblicazioni di Todaro si leggono sempre con molto agio perché dimensioni e impaginazione sono fatte apposta per mettere il lettore nella giusta disposizione d’animo), passerete dei bei momenti – e con l’aria che tira, è meglio sfruttare l’occasione per godere di una lettura divertente e intelligente.

TRAMA

Tornano i protagonisti di “Tira mòlla e messèda”: l’idraulico Pino, il virile gommista Mario, Eddy la buttafuori e Viliam il barista. Anche questa volta il romanzo è ambientato nella Milano degli anni ’80 e in particolare nel Bar William, in zona Paolo Sarpi, luogo delle riunioni investigative e degli aperitivi a base di “biciclette” dell’improbabile quartetto. Il crimine su cui indagheranno i nostri detective sui generis è la sparizione di Ornella, la dolce infermiera di cui si è invaghito Pino. La ricerca della ragazza scomparsa si spinge anche fuori dai confini milanesi, sul lago di Como, in una baita sperduta sulle montagne che lo circondano. E allora cosa c’entra una foto del Far West in copertina? Lo scoprirete solo leggendolo.

4.7Overall Score

Alba tragica

GENTE TOSTA, QUESTI MILANESI. E PURE PIUTTOSTO SVEGLIA. di BARBARA MONTEVERDI Pino Possa, idraulico in Milano, tornò a posare lo sguardo sul Villiam che “rugava” il suo caffè pensieroso. ...

  • Trama
    5.0
  • Suspense
    4.0
  • Scrittura
    5.0

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