I 5 DI MONTEVERDE NEL CUORE DI UN PRESENTE DISCONNESSO
di IRENE TORRE
Segnale Assente è il segnale che manca tra genitori e figli, tra generazioni che non riescono più a parlarsi, a capirsi, a guardarsi davvero. È la voce della cosiddetta Generazione Z, fisicamente vicina ma emotivamente lontana, immersa in un mondo digitale che promette connessioni ma spesso consegna solitudini. Il romanzo di Morlupi fotografa con lucidità questa distanza generazionale, fatta di incomunicabilità e incomprensioni, di famiglie che vivono sotto lo stesso tetto ma abitano universi emotivi distanti anni luce.
Segnale Assente è anche, in modo forse ancora più disturbante, quello delle persone che condividono lo stesso spazio fisico con la tragedia e non se ne accorgono. Persone che viaggiano accanto al cadavere di un quindicenne senza rendersene conto: perché troppo occupate, troppo distratte, troppo abituate a non vedere. Un’immagine potente, quasi simbolica, che racconta la nostra incapacità di fermarci, di osservare, di prenderci cura.
Il romanzo tocca corde profonde, già sfiorate nella serie TV Adolescence, ma qui l’autore decide di affondare il coltello con maggiore decisione, mettendo a nudo le nostre fragilità di adulti. Il mondo dei ragazzi viene raccontato senza sconti, ma con un rispetto raro: non c’è moralismo, solo la lucida consapevolezza di quanto sia complesso crescere. Tra i temi affrontati emerge in particolare il dark web, descritto come un luogo oscuro dove l’illegalità trova terreno fertile e dove molte delle trame sotterranee del romanzo prendono forma.
Nel cuore della narrazione ci sono i cinque di Monteverdi, personaggi già noti a chi segue la serie, che si trovano a indagare su una morte assurda e innaturale. La Roma in cui si muovono è grigia, piovosa, e diventa a sua volta personaggio: un luogo dove le ombre si allungano e i confini tra giusto e sbagliato si fanno labili.
“Eugenie, non perdiamo la nostra umanità. È la cosa più preziosa che abbiamo.”
Questa frase del commissario Ansaldi è il cuore pulsante del libro. Perché è proprio l’umanità e l’amicizia che salva i protagonisti. A partire da Ansaldi, antieroe ipocondriaco e insonne, che ha scelto di non avere figli eppure si ritrova coinvolto in un’indagine che ruota tutta intorno ai giovani. Ansaldi è uno di quei personaggi che restano: pieno di difetti, disilluso, spesso cinico, ma profondamente umano.
I personaggi sono tutti lontani dagli stereotipi del genere: non ci sono eroi infallibili, ma persone reali, fragili, alle prese con le proprie paure e con il peso delle proprie scelte. Ed è forse proprio per questo che ci affezioniamo a loro, che leggiamo con una stretta allo stomaco quando sbagliano o soffrono, che ci sentiamo un po’ meno soli.
Il romanzo ha un inizio pacato, quasi sottovoce. I primi capitoli costruiscono il contesto con lentezza, ma con grande cura per i dettagli psicologici e ambientali. Poi, improvvisamente, la tensione sale: nelle ultime pagine il ritmo diventa incalzante, i colpi di scena si susseguono, le rivelazioni si fanno sempre più dolorose, spingendo il lettore verso un finale che lascia il segno.
Segnale Assente è un noir che va oltre il noir. È un’indagine sulla morte, certo, ma soprattutto sulla vita: su quella che ci sfugge mentre siamo distratti, su quella che ignoriamo finché non ci esplode davanti agli occhi, su quella che sopravvive solo se siamo disposti ad rimanere umani.
TRAMA
È notte fonda, piove come se il cielo avesse deciso di sommergere Roma. Quando il tram numero 8 arriva al capolinea, un passeggero seduto cade a terra. È un adolescente, ha il cappuccio della felpa calato sulla testa, le cuffiette nelle orecchie, e non dà segni di vita. Accorso sul posto, il commissario Ansaldi rimane sconvolto da ciò che viene a sapere. Il ragazzo è morto da ore, mentre decine di persone salivano e scendevano dal tram, e lo zaino che portava con sé contiene un chilo di sostanze stupefacenti. Com’è possibile che una cosa del genere avvenga a Monteverde, uno dei quartieri più rispettabili della città? Davvero la gente è diventata così indifferente da non accorgersi che una tragedia sta avvenendo sotto i suoi occhi? E perché un quindicenne se ne va in giro con tutta quella droga? In passato il commissario e la sua squadra hanno avuto a che fare con serial killer e organizzazioni criminali, sono stati più volte faccia a faccia con gli abissi dell’animo umano. Ma il caso che li aspetta è destinato a sconvolgerli ancora più a fondo, perché il Male fa più paura quando ha il volto di un figlio, di un amico, di un vicino di casa.