MARI CI LASCIA DI PIETRA
di MANUEL FIGLIOLINI
Mi piace sempre leggere i libri che vincono dei premi altisonanti come lo Strega, il Goncourt, ecc. E un po’ so cosa mi aspetto da quei romanzi che vincono determinati premi, un po’ come per il cinema, libri di nicchia e particolari al Goncourt, libri commerciali allo Strega… Insomma, quando uno vince un premio, all’incirca si riesce ad ipotizzare cosa abbia voluto raccontare.
Quest’anno devo dire che Michele Mari è riuscito a stupirmi… Non me lo aspettavo ma riesco a comprendere come abbia potuto sbaragliare la concorrenza con un romanzo originale e in alcuni punti assurdo. Sicuramente per me uno dei migliori tra i vincitori dell’ultimo decennio. Una storia originale, semplice ma con dei risvolti molto interessanti e psicologici da trascinare il lettore in un romanzo breve, ma intenso.
Una classe ad una cena di post-maturità decide di organizzare una riffa tra tutti e 30 gli studenti. Una riffa particolare che mette in palio un montepremi molto succolento e che verrà vinta dagli ultimi 3 sopravvissuti… Non in una gara, ma che riescano a sopravvivere al passare inesorabile del tempo e della vita.
Mari mette in tavola un racconto che inizia del passato e termina nel futuro, racconta di alcuni ragazzi che diventano uomini insieme, affiancandosi in maniera obbligata, per seguire l’evolversi dell’altro e del risultato della riffa.
Molto interessante l’analisi psicologica e sociologica che Mari offre al lettore. L’evoluzione negli anni delle persone, le fragilità, le convinzioni, i punti di forza e le debolezze. Il pensiero umano si scontra con l’ ineluttibilità della vita. Il tempo che passa e ci cambia, da immortali a deboli vittime della vita.
Un romanzo crudo ma alle volte molto empatico con la vita che passa… Con le fragilità che ci avvolgono e con la crudeltà del destino. Partendo dalla seconda famiglia che abbiamo nella nostra vita: la scuola. Mari ci accompagna in un viaggio fatto di obblighi e scelte ma anche di situazioni imprescindibili. La scuola è il momento dove ogni persona sviluppa un proprio modello di società in miniatura… Ed in questo plastico della vita in generale che si sviluppano i sentimenti più radicati dell’essere umano.
L’originalità del racconto di Mari, mi ricorda l’originalità di Ruol dello scorso anno… Ma che non vinse. Se devo fare un rimprovero a Mari è in alcune lungaggine e liste che riducono il flusso a noia. Per il resto è perfetto.
TRAMA
Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l’esame di maturità, siglano il «patto sciagurato» che li vincolerà fino all’ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l’unico a rimanere immobile: anche dopo trent’anni non saranno le rughe o i chili in più a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso le variabili si moltiplicano. E così un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il più possibile. Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l’amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il proverbio: chi perde un amico trova un tesoro. 22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell’esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro.