TRA LE ROVINE DI UN CASTELLO DI SABBIA
di BARBARA MONTEVERDI
Un giornalista disoccupato da un anno a causa della chiusura della testata in cui lavorava e, anche, per colpa di alcune non-scelte improvvide, il suo matrimonio è a pezzi, il rapporto col figlio diciassettenne si potrebbe definire delicato e gli amici si allontanano, per scelta o per malaugurato destino. Il quadretto non è però completo, perché bisogna tener presente che il nostro protagonista deve svuotare la casa romana ormai deserta e non ha un centesimo per il trasloco.
Tra le pareti ormai desolatamente prive di calore umano, il ricordo di come tutto è cominciato è inevitabile. Torniamo a ventidue anni prima, è l’estate del 1993 e una diciassettenne è stata assassinata a Pietrasanta; questo è il primo caso di cui si è occupato Dario quando era ancora un giovane praticante nella redazione de La Costa.
Ha molto amato il proprio mestiere, lo ama ancora visceralmente, ma vede cambiare ogni cosa attorno a sé e l’animo gli si è ormai riempito di amarezza e rancore.
Il mondo se uno lo racconta com’è , ci fa troppa paura. Nessuno vuole essere informato, nessuno. Vogliamo essere rassicurati, vogliamo leggere solo quello che conferma le nostre convinzioni, perché non abbiamo il coraggio nemmeno di una mezza idea.
Pensiero tragicamente condivisibile ancora oggi. Soprattutto oggi. Ma siccome difficilmente alle parole seguono azioni parimenti dignitose, non appena a Dario viene offerto molto denaro per scrivere un libro-intervista sulla ragazza che ha commesso l’omicidio in Versilia un ventennio prima, anche se il progetto puzza di sciacallaggio Dario accetta. Bisogna pur mangiare, signori miei.
Ma le cose potrebbero essere diverse, in realtà.
L’amarezza profonda che Giampaolo Simi evidenzia sin dalle prime pagine del suo romanzo, tocca corde delicatissime e riempie il lettore di stupito disagio. Stupito perché lo fa sentire in qualche modo coinvolto, responsabile delle cattive abitudini, delle scorrettezze che si inanellano nel suo racconto.
Il breve, durissimo, intervento del padre della vittima che si presenta all’inaugurazione della mostra in ricordo dell’artista ormai defunto, padre dell’assassina, è un monito alla colpevole superficialità dei giorni nostri e pure se noi stiamo qui, dall’altra parte del libro e non centriamo nulla con la vicenda narrata, sappiamo di non essere del tutto innocenti.
Perché questo romanzo giallo parla del rispetto, per noi e per gli altri, per le vittime e i presunti colpevoli, per la verità che deve essere tale e non scaraventata in faccia a tutti i costi alla gente famelica che fibrilla in attesa. Solo che noi facciamo parte sia del popolo bue che dei detentori di quella verità, siamo tra coloro che si fanno poche domande e trovano risposte di comodo, inutile negarlo.
Sia chiaro, La ragazza sbagliata non è un libro sull’etica, ma è anche quello, oltre a essere un giallo d’inchiesta ricco di pathos, di tensione psicologica e di scrittura curata. Completo, intelligente e cupo quanto basta per restare inciso nella mente del lettore, con l’immagine del corpo di una giovane senza vita e quella di un’altra donna che respira, ma viva non è. Il castello di sabbia si è sgretolato, tanti piedi lo hanno calpestato, niente però sarà più come prima.
TRAMA
La colpevole riconosciuta è Greta Beckford, figlia di uno scultore inglese, condannata a quattordici anni di carcere per l’omicidio di Irene Moroni, avvenuto una sera d’estate a Marina di Pietrasanta, in Versilia. Greta aveva vent’anni, Irene diciotto. L’accusatore si chiama Dario Corbo, giornalista. All’epoca dei fatti era un giovane cronista che si era gettato sul caso andando a frugare senza pietà nelle vite di Irene, di Greta e dei loro amici, alla ricerca spasmodica dei segreti più scandalosi da dare in pasto all’opinione pubblica. Ora, a distanza di anni, la sua testata lo ha messo fra il personale in esubero, mentre Greta Beckford ha goduto di uno sconto di pena. È libera e ancora molto facoltosa, ma prigioniera di una depressione che si è fatta più insopportabile proprio da quando è uscita dal carcere. Dario Corbo invece non ha più un lavoro, il conto corrente è in rosso, e ci sono una moglie e un figlio da mantenere. Un grande editore è disposto a investire in un memoriale-intervista fra l’assassina e il suo accusatore. Il libro è destinato a fare notizia, dato lo scalpore che il caso aveva suscitato. Dario inizialmente rifiuta, ma i soldi in ballo sono tanti, e Corbo vede in quel libro la sua unica chance di sopravvivenza. Non firmerà mai la riabilitazione di un’assassina, promette a se stesso e anche alla moglie, perplessa ma rassegnata al fatto che il marito accetti l’incarico. Per quanto imbarazzante sia, Dario Corbo si prepara a un salto nel passato e decide di trascorrere l’estate in Versilia accanto a Greta, la donna che per lui ha ucciso una ragazza innocente.