Edito da Longanesi, dopo il successo di “Fiori sopra l’inferno“, torna Teresa Battaglia. Il romanzo di giugno è “Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti.

TRAMA

Un giovane imprenditore trova per caso, nell’antica villa di famiglia, un dipinto del suo prozio che si pensava essere stato perso per sempre. L’autore del quadro, apprezzatissimo per le sue opere, ha smesso di dipingere, in realtà, da giovanissimo, durante la seconda guerra mondiale e mentre era partigiano nelle valli e nei boschi del nord Italia. Qui, settanta anni prima, gli è successo qualcosa di drammatico e doloroso che lo ha ridotto in fin di vita e che lo ha reso muto e isolato psicologicamente per sempre. Il dipinto ritrae una ragazza di una bellezza senza tempo ed è così intenso che non si può guardarlo senza provare un brivido di emozione. Il titolo dell’opera è Ninfa dormiente e reca anche la firma del giovane autore che lo ha realizzato, ormai, in un tempo lontanissimo. Il suo pronipote decide, allora, di portarlo da un famoso gallerista della zona per farlo valutare e certificarne l’originalità, ma quello che scoprono gli esperti di arte è una verità drammatica e agghiacciante. Una verità fatta di sangue e di morte. Di una giovinezza strappata alla vita e di un amore tragico e sventurato. Di una comunità antica e quasi isolata e di tutta la bruttezza e la violenza che ogni guerra si porta sempre dietro. Chi potrebbe raccontare le cose e tutto quello che è accaduto non parla più. E Teresa Battaglia, poliziotta e profiler determinata, intuitiva, fragile e forte allo stesso tempo, insieme con la sua squadra, si troverà a risolvere uno dei casi più misteriosi e complicati della sua carriera dove tempus valet, volat, velat.

PERSONAGGI

Chi ha avuto modo di leggere il primo romanzo che Ilaria Tuti dedica al personaggio di Teresa Battaglia sa perfettamente ancor prima di leggere Ninfa dormiente che si ritroverà di fronte a una delle protagoniste più affascinanti e complicate create dalla nostra letteratura negli ultimi anni.

Teresa Battaglia è ancora una volta l’anima di questo libro, e non solo perché è la profiler e l’investigatrice a cui viene affidato il ruolo di venire a capo di un mistero antico, ma perché è lei che interagisce con tutti gli altri personaggi e che crea una sorta di cerchio umano dove il confronto e l’ascolto portano alla conoscenza e alla risoluzione molto di più che la raccolta delle prove e le indagini sul campo. Teresa è l’ape regina emozionale che tiene tutti gli altri protagonisti stretti a sé. Lo fa quasi in maniera misteriosa perché lei è, in realtà, una donna blindata nella sua vita privata e alle prese con un male che sta mettendo a repentaglio praticamente tutto il suo futuro. Nonostante la preponderanza di un personaggio sfaccettato e fortissimo come Teresa, l’autrice riesce comunque a dare vita ad altri protagonisti meravigliosi e unici come Blanca e Krisnja, Francesco e Matriona, e lo stesso Alessio Andrian, il giovane pittore partigiano, vittima e forse carnefice, chiuso nel suo silenzio ostile e ostinato, depositario di segreti dolorosi e ferali.

AMBIENTAZIONE

Il profondo nord della penisola italiana si svela in tutta la sua bellezza e il suo essere quasi sconosciuto ai più. Perché in Ninfa dormiente non c’è il settentrione operoso e dal paesaggio fatto di lamiere e ciminiere ma quello della natura rigogliosa e quasi viva del confine. È questa un’altra delle particolarità dell’ultimo romanzo di Ilaria Tuti. La possibilità che ha il lettore di fare un vero e proprio viaggio che parte dalla psicologia dei personaggi e dei protagonisti della narrazione. Per sfociare in un percorso vero e proprio fatto di boschi ancestrali, valli antiche, abitate da gente altrettanto antica, aree di confine e rumori di sottofondo che solo la Natura scevra dal continuo intervento dell’uomo può rimandare ai sensi di chi l’avvicina e la percorre. Le ambientazioni di Ninfa dormiente sono così vivide e particolareggiate, così uniche e affascinanti che da sole valgono tutta la bellezza e la grandezza di questo romanzo. Un giallo che è anche un percorso nell’anima più antica e dimenticata e sconosciuta del nostro Paese.

INTERVISTA

Ilaria se è possibile in questo nuovo romanzo la tua scrittura è diventata ancora più evocativa. Le metafore sono immagini vivide per i lettori e la parola tende quasi a sublimarsi in diapositive limpidissime. Per cui ti chiedo, quando ti siedi a scrivere hai più in mente la storia o le rappresentazioni della storia stessa? E la tua passione per la fotografia centra qualcosa in tutto questo?

Grazie! Quando inizio a pensare a una storia, lo faccio per mezzo di immagini: è così che nascono suggestioni, atmosfere, temi. Vedo luoghi, espressioni di volti, anche piccoli gesti, e li riempio di ombre e luci, suoni e odori. Nasce così uno scorcio di mondo. La storia allora mi scorre in mente come un film e io non faccio altro che tradurre in parole ciò che vedo. La mia prima passione è stata la pittura, poi è seguita la fotografia: arti visive che ancora ho nel cuore e che probabilmente condizionano la mia scrittura. Erano modi per raccontare storie: i ritratti erano i personaggi e i paesaggi le ambientazioni. Scrivere è un’evoluzione di questo percorso.

In Ninfa dormiente si sovrappongono e si intersecano infiniti piani emotivi. Ma se dovessi dare tu una tua personale definizione di vittima e carnefice che definizione daresti?

Direi che nessuno è immune al male e, se ci riflettiamo, nella vita siamo, o siamo stati almeno una volta, sia vittime che carnefici. Certo, con gradi diversi di colpa e sofferenza, e con diverse sfumature. Nelle mie storie, però, l’assunto è uno: il confine tra bene e male non è mai definito, anche se ci piace credere il contrario. Assegnare etichette e tracciare confini ci fa sentire sicuri, aiuta a trovare un parziale orientamento, ma rappresenta una semplificazione spesso illusoria della realtà. Siamo fatti delle nostre esperienze, che spesso ci vedono, metaforicamente, ricevere il colpo come alzare la mano per sferrarlo.

Secondo lavoro in cui i lettori incontrano Teresa Battaglia, probabilmente il personaggio letterario più complesso e affascinante degli ultimi anni. Quanta paura hai avuto “nell’affrontare” nuovamente Teresa e scrivere ancora di lei?

Scrivere Ninfa dormiente è stato psicologicamente più impegnativo, rispetto a Fiori sopra l’inferno, perché a differenza del primo romanzo c’erano delle aspettative molto alte da parte dei lettori che hanno amato Teresa e la sua storia. Sentivo di avere fatto una promessa e di doverla mantenere. Sapevo anche, però, che Ninfa dormiente era la storia giusta per Teresa e per me, lo sentivo. Le perplessità erano sulla mia scrittura: avvertivo il bisogno di crescere come narratrice, di adoperarmi in ogni modo possibile affinché le parole fossero le più giuste. Ci sono state crisi di stanchezza e un’infinità di dubbi, perché l’ho scritto tra gli impegni del lavoro che comunque mi fa alzare ogni mattina alle sei e il tour promozionale per il precedente romanzo durato più di un anno. Al di là di tutto, delle tante cose che ancora devo imparare, sento di avere dato tutta me stessa e questo è ciò che mi fa sentire in pace.