robert harris
Gialli Storici

Enigma di Robert Harris, Anno 1998

Giu 08, 2020 Barbara Monteverdi
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

QUI NON C’E’ NULLA DI ELEMENTARE, MIO CARO WATSON

1943. Gran Bretagna. Thomas Jericho è un giovane, geniale matematico arruolato nelle file del controspionaggio britannico per il progetto Enigma. Ha già contribuito brillantemente alla decodificazione di Squalo, un complesso metodo criptografico creato dai tedeschi, rimasto indecifrabile per troppo tempo.

Ora gli è stato chiesto di compiere un altro miracolo e Jericho, appena rimessosi da un devastante esaurimento nervoso, è di nuovo all’opera nello squallido capannone 8 che ospita il suo ufficio nel villaggio di Bletchley.

Per ore Jericho tentò ogni mezzo che gli veniva in mente per trovare un’ispirazione nuova. Dispose i crittogrammi in ordine cronologico. Poi li ordinò secondo la lunghezza, quindi secondo la frequenza radio. Scarabocchiò sul mucchio di carte. Si aggirò nel capannone senza badare a chi lo guardava e a chi non lo guardava. L’anno precedente la situazione era andata avanti nello stesso modo per dieci interminabili mesi. Non era affatto strano che fosse impazzito. e lettere prive di significato danzavano in fila come ballerine davanti ai suoi occhi. Ma non erano prive di significato. Erano cariche del significato più vitale che si potesse immaginare, se solo fosse riuscito a scoprirlo. Ma dov’era lo schema? Dov’era lo schema? Dov’era lo SCHEMA?

Robert Harris, con l’usuale maestria, ci catapulta nell’umida, fredda e buia campagna inglese, che non possiede neanche l’ombra della bucolica immagine che solitamente ci viene presentata. Niente verdeggianti pascoli e pacifiche mucche ruminanti, niente rustici casali dal tetto spiovente, nessuna dimora vittoriana persa dietro un lontano filare di piante.

Qui ci sono casermoni anonimi eretti in fretta e furia dall’esercito britannico, facce anonime, occhiaie e un gelo costante che s’insinua sotto pelle. Si lavora come matti per disinnescare il meccanismo informativo nazista ed è un’estenuante lotta di cervelli.

Per 341 pagine stiamo aggrappati alla figura macilenta di Jericho e fatichiamo insieme a lui, ci arrovelliamo per aiutarlo a risolvere il suo enigma e ci piace davvero tanto che Harris usi i suoi lettori come marionette che sussultano, si emozionano e palpitano a comando.

Chiudendo il libro, abbiamo già nostalgia delle  storie complesse, complete, coinvolgenti di Harris e sentiamo un sottile filo d’invidia per la sua capacità quasi diabolica di architettare storie elaborate, ma perfettamente credibili. No, non c’è nulla di elementare o banale nel suo racconto e vorremmo poterlo ascoltare ancora e ancora.

Traduzione: Roberta Rambelli

Editore: Mondadori
Anno: 1998