TRAMA

La solitudine femminile in una società che spinge a rapporti non convenzionali, fugaci, estremi si trasforma in tragedia annunciata quando un uomo entra con l’inganno e l’astuzia nella vita di tre donne. Tre persone molto diverse tra loro, ognuna con una propria storia personale, una propria solitudine, un proprio incubo emotivo da cui fuggire. Solo che l’incubo vero deve ancora arrivare perché per la fretta di scappare da una condizione di disagio queste donne perdono la giusta lucidità e la giusta prudenza e si consegnano letteralmente nelle mani del proprio aguzzino. Ma chi è Ghil? 

Lui è l’uomo che nessuna persona mai dovrebbe incontrare perché oltre che essere un pericolosissimo sociopatico conduce una vita all’apparenza scialba e convenzionale. Un uomo che non è neppure così bravo a letto, che non corteggia neppure come un brillante seduttore e che quando dice le bugie poi chiede scusa, perché quelle menzogne, in realtà, sono innocenti e perdonabili dato che i veri segreti e l’intero mistero della sua vita sono ben custoditi nei meandri della sua psiche. E le donne non sanno che sono vittime designate fin dal primo momento che intrecciano la loro esistenza con quella di Ghil il predatore. 

La trama si snoda in un arco temporale di alcuni anni dove si susseguono personaggi e situazioni differenti. La prima donna a incontrare Ghil è Orna, quarantenne divorziata con un figlio, la cui esistenza emotiva e sociale è andata completamente in pezzi dopo l’abbandono del marito che si è rifatto una vita con un’altra donna dall’altra parte del mondo. Orna ha una voglia indescrivibile di ricominciare e di rimettersi in gioco, soprattutto emotivamente. Incontra Ghil in un sito che mette in contatto tra loro i divorziati, ma Ghil ovviamente non è chi lei crede che sia e quando lo scoprirà sarà davvero tardi. Dopo qualche tempo Ghil incontra Emilia, una badante lettone arrivata in Israele per trovare lavoro e per sfuggire ad una profonda solitudine da quando a Riga ha perso le persone più care, rimanendo sola al mondo. Per Ghil è una preda più che facile. E la tela di ragno l’avvolge presto e bene. Tempo dopo in un bar, complice il fumo e una sigaretta, Ella, una donna in carriera e madre anche lei, incontra Ghil e vede in lui una sorta di evasione dalla sua vita noiosa e ripetitiva. Il gusto del proibito che può ridarle un guizzo di vitalità. Ma Ella non è come le altre due donne incontrate da Ghil e prima di entrare nel labirinto oscuro creato da Ghil capisce che il buio e i segreti che quest’uomo si porta dentro possono risultare davvero letali. 

PERSONAGGI

Mishani in questo romanzo è riuscito a fare una operazione incredibile su tutti i suoi personaggi non solo rendendoli del tutto veritieri, ma facendo in modo che il lettore si immedesimi in ognuno di loro. A prescindere dal sesso o dall’età. Emilia, ad esempio, è una persona che tutti potrebbero incontrare davvero nella vita: straniera, poco adusa alla lingua, con poche risorse economiche e costantemente con la paura di essere rispedita nel proprio paese di origine se non riesce a mantenersi un lavoro stabile. E la stessa cosa si può dire di Ella e Orna. In una società dove l’apparire conta molto di più di chi si è veramente non sentirsi più corteggiate o oggetto di interesse per gli uomini fa sentire le donne adulte in un angolo. Le fa sentire superate, infelici, fallite. Questo annebbiamento cerebrale che spinge ad essere facili prede nelle grinfie di un predatore è il filo conduttore di TRE ed è l’essenza stessa dell’identificazione del lettore con i vari personaggi. Anche Ghil, così ambiguo, così pericoloso, così disprezzabili, in alcuni passaggi del romanzo finisce per suscitare la fascinazione di chi legge, non fosse altro per la sua incredibile capacità camaleontica. Mishani fa anche di più. Tra i protagonisti inserisce anche dei bambini. Una sorta di controcanto innocente e pulito che regala ai lettori una boccata di ossigeno dalla tensione emotiva del libro e che suscita una sorta di tenerezza che finisce con  lo stridere con la drammaticità della narrazione.

AMBIENTAZIONE 

Uno dei punti cardini del successo di questo romanzo sono proprio le location perché Israele è per definizione una ambientazione atipica per ambientare un thriller, ma anche un qualsiasi altro romanzo in generale. Quando arrivò per la prima volta in Italia Un divorzio tardivo di Yehoshua, ciò che colpi immediatamente i lettori fu questa immagine nuova e diversa della terra di Israele che si discosta moltissimo dalle immagini delle cronache televisive e giornalistiche. Si scopri un Israele nuovo e moderno. Fatto sì ancora di kibbutz e di zone di guerra, ma altresì di spiagge e di luoghi turistici, di città moderne e all’avanguardia come Tel Aviv, di locali alla moda, di festival culturali, di università e scuole prestigiose e di una popolazione che poteva vivere liberamente la propria religiosità o la propria laicità. Tutto questo, miscelato con cura e intelligenza è spalmato sapientemente nel romanzo di Mishani dove accanto alla celebrazione di feste religiose canoniche c’è anche l’’humus di una Tel Aviv briosa, effervescente, solare, da vivere con feste in spiaggia o in locali che nulla hanno da invidiare a quelli di molte metropoli occidentali. Un Israele, quindi, da scoprire, una terra antica e per questo affascinante, ma allo stesso tempo aperta ai cambiamenti e alla contemporaneità e per questo viva e vibrante. 

CONSIDERAZIONI

Mishani scrive bene e questo rende la narrazione fluida e piacevole da parte di chi legge. Ma è anche bravissimo a creare tensione emotiva dato che fino a che non si arriva alla fine di ogni storia il lettore rimane con il fiato sospeso a chiedersi davvero come andrà a finire. Forse i suoi studi (è specializzato in letteratura gialla) contribuisco non poco a questa sua maniera di scrivere, ma senz’altro l’autore ci mette del suo, descrivendo ogni azione come se la stesse dipingendo in diretta. Uno stile e un linguaggio convincenti e vincenti in cui unica pecca sembra essere proprio l’emotività. Considerando l’originalità della trama forse un maggiore distacco sentimentale nella descrizione delle emozioni dei personaggi avrebbe reso il thriller più thriller, forse ne avrebbe risentito l’identificazione tra lettore e personaggio, ma probabilmente il genera sarebbe rimasto più puro. 

dror mishani

INTERVISTA

Una Tel Aviv insolita per i lettori non israeliani e che sono abituati a pensare alla città come meta turistica e luogo all’avanguardia con molti eventi sociali e culturali. Non hai temuto che la Tel Aviv del tuo romanzo potesse diventare un luogo cupo e claustrofobico?

Esistono molti romanzi polizieschi nei quali la città è una protagonista, in alcuni casi la principale. E numerosi romnazi nei quali la città è fonte di violenza, un luogo di pericolo e paura. Non credo che sia il mio caso: nei miei romanzi, il centro delle tenebre è la casa.  Nei miei romanzi, la violenza non si nasconde negli angoli di strada ma nelle vostre camere. In quest’ottica, la città (Tel Aviv, Holon) sono solo lo sfondo dei miei libri. E so che racconto un altro lato di Tel Aviv – non è la Tel Aviv dell’ Eurovision song contest, dei bar, dei ristoranti e della vita notturna. Non dico che non esiste – esiste – ma sono più interessato a scrivere sulle periferie povere o i quartieri borghesi, dove la gente dorme, lavora, cresce i bambini e, alle volte, muoiono…

Nel tuo romanzo colpisce moltissimo la presenza di tanti bambini. Una cosa insolita per i romanzi di genere dove i minori o scompaiono o muoiono quasi subito. I tuoi bambini invece sono personaggi letterari a tutti gli effetti e, anzi, quasi, determinano le azioni dei protagonisti. Perché hai fatto questa scelta e perché ti è venuta proprio questa idea?

Mi piace questa domanda – è la prima volta che mi viene fatta – e credo che la descrizione dei bambini è una delle cose per me più importanti quando scrivo. Perché dei bambini in un romanzo poliziesco? Per un po’ di motivi. Perché si scopre la violenza quando si è bambini – nel momento in cui incontrate l’ingiustizia e la crudeltà per la prima volta. Perché i bambini, fragili e dipendenti dagli adulti, sono spesso vittime di violenze psicologiche ed emotive della specie peggiore. Spesso la violenza contro i bambini è la più tragica – viene fatta dalle persone che loro realmente amano, per questo è una tragedia. Soprattutto perché la posizione del bambino non è quella del detective. O, viceversa, perché il detective non è sempre nella posizione del bambino, cioè colui che prova a capire ed interpretare il mondo.

Ghil è un uomo senza scrupoli, una sorta di predatore seriale più simile ai killer di una certa cultura occidentale o ai sociopatici delle grandi metropoli americane. Israele invece è uno stato di piccole dimensioni e influenzato da una religione millenaria che presenta gli uomini nel ruolo della benedizione dello Shabbat o nelle preghiere di minchà, arvìt e ma’arìv. Quindi, può esistere davvero un uomo come Ghil nella società israeliana?

Sicuramente. E l’indebolimento delle relazioni e delle strutture sociali tradizionali. E’ esattamente quello di cui ha bisogno Ghil per essere quello che è. Ed è esattamente così che sceglie le sue vittime.

Traduzione: Alessandra Shomroni

Editore: E/O Edizioni
Anno: 2020