TANTA SOLITUDINE, TANTA SOFFERENZA
di BARBARA MONTEVERDI
La Generazione R è Rapida ma Randagia. Rincoglionita e Rompicoglioni. È Reietta e Reclusa. È Rancorosa e Ruminante. È Rotta, la Generazione R. Rassegnata. Senza sogni.
Non è che la lettura cominci proprio con sentimenti lievi e dichiarazioni di un futuro radioso. Infatti parte con una giovane suicida che si lancia dall’alto di un terrazzino di Palazzo Pitti, dopo un saluto piuttosto scenografico ai suoi followers. Tra cui c’è (c’era, a voler essere precisi, visto che l’influencer si è spenta) anche la commissaria Valeria, donna in sovrappeso e sopra le righe, un bel macigno da gestire per i suoi collaboratori.
Perché Valeria dimostra fin dall’inizio di essere una persona abile, energica ed efficiente, ma vive il quotidiano con il coltello tra i denti e odia tutto il mondo terracqueo. Neppure Firenze si salva dal suo livore. Anche per il lettore la faccenda non è tra le più semplici, travolto com’è dall’incazzatura perenne della signora. Che però, bisogna dargliene atto, subodora immediatamente qualcosa di anomalo, non chiamiamolo ancora “delitto”, ma c’è da fare la quadra perché i conti – a lei – non tornano.
E siccome il contesto in cui si muoveva la giovane vittima era molto social, la nostra commissaria rivolge la sua brusca (ma non superficiale) attenzione a tutto quel che accade ed è accaduto su una serie di siti tenuti da personaggi tanto fashion quanto incorporei: ventiquattrenni che ballano in pigiama con gli occhiali da sole, giovani pasticcere – o aspiranti tali – che si vantano di creare dolci aesthetic ma privi di carboidrati, efebi alla ricerca (assai pubblicizzata) di una collocazione sessuale, insomma è inutile fare la lista della spesa, li conoscete benissimo.
Li conosce anche Valeria e, in qualche modo, li subisce. Come pure noi lettori visto che – se non siamo d’età freschissima – dobbiamo fare qualche salto mortale con la tecnologia e i suoi termini ormai imprescindibili: “Li hai visti i video in stop motion che crea?” “Sì, li ho visti. Stanotte ho fatto un binge furibondo.”
Oddio, non stiamo affrontando un testo di fisica quantistica, perciò ce la possiamo fare anche noi mummie, con calma ma ci s’arriva. Però il linguaggio utilizzato in questo giallo è decisamente rivolto soprattutto alle giovani generazioni e dobbiamo farcene una ragione.
Anche i personaggi più o meno grotteschi che ci girano attorno come una giostra, sono difficili da definire perché non particolarmente approfonditi sotto l’aspetto psicologico e, a parte le differenze fisiche, tendono a sovrapporsi e a confondersi visto che risultano tutti nevrotici, ansiosi, infelici e mascheratissimi, oltre che bugiardi cronici senza neppure rendersene conto.
Insomma, un’umanità poco umana che pare guardarci dalla gabbia di uno zoo dentro la quale si è rinchiusa da sola. Tristissimo.
Marco Palermo passa ad Argentina un bicchiere di liquido scintillante che tiene in mano, verosimilmente champagne. Nerea Manzi lo rimprovera, glielo strappa. Argentina se lo riprende. Si accosta a Marco e gli si abbarbica. Sembra chiaramente ubriaca, eppure non beve niente di ciò che le offrono. (…) Le facce degli astanti sono eloquenti anche nel silenzio più profondo. Odio, preoccupazione, disperazione: Nerea Manzi afferra Argentina, le indica il tetto e lei annuisce, docile. Demetrio Greco la regge mentre passa. Machiavelli ha ragione: se la palleggiano come una bambola.
Non c’è molto altro da dire, la soluzione del suicidio/omicidio è, dopo tutto, meno importante dello sfacelo mentale di questa Generazione R, della pena che fanno le giovani vite sbandatissime e vuote di questo giallo, che provocano brividi ma non per la suspense (piuttosto labile), bensì per il dolore che i personaggi ci rovesciano addosso.
Un libro che lascia spiazzati, disturbati, soli.
TRAMA
Un giallo sull’amore e sull’odio nell’era digitale, lieve alla lettura ma capace di scavare nel nostro presente.
Marzo 2022. In diretta davanti a milioni di fan, RGen, una giovanissima influencer, si uccide lanciandosi dal ballatoio di Palazzo Pitti. A indagare sulla ragazza e sul suo mondo c’è la commissaria Valeria Mancuso, testa calda della polizia fiorentina, piena di rancore. Ad aiutarla, il fido ispettore Cammarota, napoletano gentile, e la psichiatra della giovane influencer, Elisa Bernabei, la dottoressa algida dagli abiti colorati. La psichiatra e la commissaria sembrano assolutamente opposte, eppure c’è una storia che le unisce, di amicizia e sofferenza. Una storia simile a quella di RGen, la vittima, in realtà Argentina Riva-Venturi, poco più che ventenne. Figlia della Roma bene, di una ex starlette televisiva, Domizia Venturi, quarantenne di plastica finita nel dimenticatoio, e di una ex stella del calcio, Alfredo Velásquez Riva, Argentina si portava dietro una storia di cure psichiatriche per l’anoressia, di cui parlava spesso sui social, dove aveva una carriera di successo. Una perfetta esponente di quella che nel libro viene definita Generazione R, la generazione del Rehab e del Recovery.