LE RACCOLTE DI CUI AVREMO SEMPRE BISOGNO
di MANUEL FIGLIOLINI
E’ nata una nuova collana di Rizzoli “Bur Weird” ed arriva in libreria con 4 grandi scrittori del genere (Ann Radcliffe, Robert W. Chambers, Igino Ugo Tarchetti e Edgar Allan Poe). E noi vi vogliamo parlare di quest’ultimo e della domanda che ci siamo posti: avevamo bisogno di un’altra raccolta di racconti di Poe.
La risposta è stata semplice e veloce: sì. Perché di lui abbiamo sempre bisogno. Ma soprattutto abbiamo bisogno di questa collana Bur con delle copertine coloratissime e inquietanti alla Frida Kahlo. La copertina di questa raccolta è di Elzo Durt e riassume perfettamente, nei colori e nel disegno, l’essenza di questa raccolta di Poe.
Partiamo dicendo che questa raccolta è in originale: “Tales of the Grotesque and Arabesque and Other Tales”, e che contiene i racconti che a parer mio rappresentano a pieno la capacità dello scrittore nel portarci nella normalità per poi sfociare nel terrore e nel paranormale come in “Il gatto nero”.
Oppure racconti fondamentali per i lettori come “Lo scarabeo d’oro”, “Berenice”, “Il crollo della casa degli Usher”, sfiorando tutti i generi e dandoci di loro la versione migliore, passiamo dall’horror, all’avventura, dal distopico al weird. Rileggendo, o leggendo, i racconti di Edgar Allan Poe a distanza di tempo e con la maturità del lettore che frequenta l’ambiente, ci rendiamo conto quanto dopo di lui abbia preso ispirazione dallo stesso. Alcuni di questi racconti potrebbero benissimo essere delle sceneggiature per “Alfred Hitchcock presenta”, altri potrebbero essere dei racconti alla Sherloch Holmes … insomma Edgar Allan Poe ha insegnato e continua ad insegnare a molti e non solo in letteratura.
Quindi si abbiamo bisogno di editori che continuino a ripubblicare i racconti di Edgar Allan Poe … E lo scrittore ha bisogno di tanti nuovi lettori.
TRAMA
Il terrore, qui, non si manifesta: agisce nel silenzio, si insinua nella logica, si mimetizza nei dettagli. Quando lo riconosci, è già tardi. Nelle stanze in cui Edgar Allan Poe chiude i suoi personaggi, la realtà comincia a piegarsi. Le ombre si dilatano, i mobili scricchiolano come se avessero memoria: una donna sepolta respira ancora, una casa si decompone insieme ai suoi abitanti, un animale attraversa il tempo con la ferocia muta di una condanna. Tutto sembra muoversi secondo un ordine esatto, eppure qualcosa non torna mai del tutto. “Alle porte dell’incubo” raccoglie racconti in cui la mente si fa labirinto. Non è il terrore gridato a dominare, ma un’ossessione che si fa architettura, un dettaglio che prende il sopravvento, una logica che porta all’abisso. Il mondo costruito da Poe, che più di ogni altro ha saputo esplorare l’inquietudine e i suoi meccanismi, assomiglia a una casa chiusa da troppo tempo, dove ogni cosa ha assorbito il respiro di chi ha avuto paura.
Tradizione: Maria Gallone