Noir

Bianca da morire di Elena Mearini, Anno 2016

Ott 31, 2018 Manuel Figliolini
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

LA POESIA SI TRASFORMA, DIVENTA NARRATIVA, DIVENTA NOIR

Uno dei romanzi più interessanti che ho letto nell’ultimo periodo, non solo per la tematica affrontata ma anche per l’esposizione sia stilistica che strutturale. Elena Mearini ci regala un viaggio nell’intimo della protagonista, Bianca. La scrittrice, come Thackeray nel 1848, propone un’ eroina che è fondamentalmente un’antieroina e mette il lettore nella difficile condizione di giudizio, alla fine l’animo del lettore si divide tra quello che è giusto e quello che è sbagliato, ma quello rimane nostro. Il risultato di una lettura che non ti lascia, ma che ti rimane dentro.

Bianca è un adolescente come tanti, sembra, figlia del nuovo millennio, pieno di stimoli e di opportunità, che vive in una famiglia apatica, staccata dal mondo della figlia ma, in contrapposizione, votata al figlio, promessa (a detta loro) del calcio. Bianca vuole apparire, vuole essere e lo vuole subito. Dalle pagine traspare la sua determinazione che la portano a distorcere il mondo che le sta intorno e quello che vive, pur di raggiungere il suo ideale.

E’ un romanzo d’addio, un lungo addio di 129 pagine, dove regna l’autodistruzione totale e generale. Elena Mearini, come da vera tragedia greca, prende l’implosione di una famiglia per raccontarci un’instabilità generazionale che si contrappone agli stralci di articoli di giornale che ci raccontano una Milano nera ma anche stupita di fronte al cambiamento. I personaggi vengono raccontati dallo sguardo di Bianca, rimandando il romanzo ad un genere simile ad un diario intimo. La sua descrizione che viene dato al lettore tramite il suo obiettivo, non è obiettivo ma di parte. Lei si racconta al meglio, inerpicata nelle sue convinzioni e molto, troppo, sicura di sé.

Ho sedici anni. Da tre frequento il liceo artistico e scarabocchio fogli per ammazzare la noia. Non m’interessa il disegno, detesto le tele ruvide, la carta pallida e trovo che i pastelli a olio puzzino di casalinghe grasse. Ho scelto questa scuola per avvicinarmi al mondo del cinema. Una strada lunga, certo. Ma purtroppo l’unica che posso percorrere. Almeno qui è concesso per statuto l’uso della creatività, il ricorso alla fantasia, e io mi sento legittimata a sognare il mio volto accanto a quello di Clooney.

L’inizio del romanzo è chiaro e lucido nella testa di Bianca, sembra una ragazza cosciente della strada che deve fare per arrivare, ma subito sgretola nell’immaginario superlativo, dove la si vede vicino ad una star mondiale, non perché lei voglia un giorno essere lì, ma perché è sicura che lei possa arrivarci. La sua scalata attoriale corrisponde con la discesa familiare che è inevitabile vista la lontananza di una madre, casalinga sempre intenta a pregare, e di un padre, camionista sempre intento a guardare la televisione e mangiare.

La discesa, che prende il sopravvento nel romanzo di Elena Mearini, è globale, non riguarda solo Bianca ma un’intera generazione. Di chi è la colpa? La scrittrice sceglie di distribuirla un po’ a tutti, è equa e giusta. Sta poi al lettore decidere.

La narrativa è poetica, ed è l’unica cosa che dimostra una qualità di Bianca sorprendente. I suoi ragionamenti e le sue azioni collimano con la sua età, il suo modo di narrare ci mostrano una sua profondità gotica e tormentata, cosciente e adulta. Ma la penna della scrittrice ci regala frasi forti e profonde dimostrando la sua grande capacità interpretativa della psiche adolescenziale e la capacità di giocare con le parole per dare spessore ai sentimenti.

La suspense sorge spontanea come il sole il mattino, non viene forzata dalla scrittrice creando delle situazioni a volte esagerate, anzi la suspense è nella normalità e nella vita quotidiana. Un romanzo che ho letto d’un fiato e riletto, letto per la trama, riletto per la scrittura di Elena Mearini che è poesia che cerca di trasformarsi in prosa.

Editore: Cairo Editore
Anno: 2016