Kolchoz

Kolchoz

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Published: 5/05/2026

Format: Brossura

ISBN: 9788845941009

LA STORIA DI UNA FAMIGLIA, O MEGLIO DI UNA MADRE

di MANUEL FIGLIOLINI

Esce domani in Italia l’ultimo romanzo di Emmanuel Carrère “Kolchoz” edito da Adelphi, nella traduzione di Francesco Bergamasco. Un romanzo autobiografico verticale che racconta le origini dello scrittore francese, soffermandosi sulla figura molto particolare della madre Hélène.

Un racconto che è fatto di tratti intensi e altri divertenti, dove il rapporto tra lo scrittore e la madre prendono il sopravvento sulla verticalità della storia. La madre è una figura ingombrante e lo sarà fino alla fine. Una donna dalle idee forti e indiscutibili, capace di mentire pur di avere ragione, una donna tosta praticamente.

E tra tutte queste figure che Carrère ci regala, i nonni materni e i nonni paterni, un padre, delle sorelle, quella che spicca sopra tutte è lei la piccola Hélènou. Una storia di famiglia che attraversa il novecento e l’Europa.

Una biografia della sua famiglia narrata con la solita ironia e cinismo che caratterizzano lo scrittore, ma tutto si riassume nel Kolkhoze del titolo, lo stare e dormire tutti insieme. Il taglio dell’autore è quello del narratore che riesce ad ampliare la piccola visione casalinga ad una visione più ampia, fatta d’immigrazione, di radici e umanità.

Kolchoz è, dopo Un romanzo russo, il romanzo di una vita che ha toccato da vicino lo scrittore. Una storia critica, vista con gli occhi del cronista, ma con quell’umanità e dolcezza che solo un figlio può avere.

E in tutto questo compare la figura marginale e centrale di un padre, sempre silenzioso ma che raccoglie tutte le informazioni sulla vita della madre e dei suoi antenati. Ed è in questo lavoro di ricerca puntuale che Emmanuel Carrère trova gli strumenti per raccontare una vita verticale che parte dai nonni e si infrange con la morte della madre. Che apre le prime pagine di questa storia, e fin dall’inizio ci intriga.

TRAMA

Ci sono stati, nell’infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell’Académie française; e una struggente dichiarazione d’amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l’omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.

Traduzione: Francesco Bergamasco

 

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