Intervista a François Morlupi
L’OBIETTIVO DI UNO SCRITTORE NOIR E’ PORRE INTERROGATIVI
di IRENE TORRE

Francois Morlupi come scrittore è una grappa barricata.
Ci si avvicina gustandosi piano la sua scrittura, poi si prende coraggio e si divorano intere pagine fino a comprendere che i suoi noir sono una vera e propria finestra sul mondo che ci circonda, su questa età così strana e complicata e dove il difficile mestiere di vivere è passato da una generazione adulta a una generazione giovane, confusa, influenzabile. Leggere Morlupi è pari a leggere un trattato di sociologia ma con protagonisti più interessanti, più reali, più vividi e una scrittura da bravo narratore. Lo abbiamo intervistato per i nostri lettori e ci siamo fatti raccontare un po’ di cose sulla sua ultima fatica letteraria.
L’idea di Segnale assente è di forte impatto e denuncia. Da dove nasce questa storia? È stata ispirata da un fatto reale, da un’esperienza personale o hai sentito il bisogno di raccontare qualcosa di urgente, legato alla nostra società?
Questa storia nasce da numerosi input ricevuti negli ultimi anni. Il primo era che volevo raccontare una Monteverde che non somigliasse a Caracas, ovvero con efferati omicidi (come in formule mortali o nel nero degli abissi) ma che fosse il più realistica possibile. A partire da questo presupposto ho iniziato a pensare a una storia incentrata sul sociale e sul tema dei giovani. L’occasione per realizzarla è stata al premio Fedeli del 2022 in cui arrivai in finale. L’argomento di discussione era la droga e ricordo ancora questo medico legale che dichiarava di essere molto preoccupata poiché riceveva sempre più spesso il corpo di adolescenti che morivano per colpa della droga. Fu uno choc per il sottoscritto e da quel giorno ho deciso di informarmi sul mondo della droga tra i giovani, aprendo un vaso di Pandora. L’ultimo input è stato un sondaggio francese uscito l’anno scorso in cui gli adolescenti intervistati dichiaravano di aver tentato già il suicidio (13%), di dormire male (55%) e di essere infelici (65%). Decisi dunque di costruire un’indagine che ruotasse attorno alla droga tra i giovani e all’incomunicabilità genitori figli.
Da genitore, leggere questo romanzo è stato come ricevere un pugno nello stomaco, tanto è potente e crudo in certi passaggi. Che tipo di reazioni hai ricevuto finora da parte di adolescenti o genitori? Ci sono feedback che ti hanno colpito particolarmente?
Splendide reazioni da un lato, poiché i genitori si sono sentiti ancora più coinvolti del solito nella lettura del libro. Ma anche reazioni preoccupate di genitori che hanno ancora figli giovani e non in fase adolescenziale. Un feedback mi ha colpito molto; una mamma di un figlio di 17 anni che mi ha raccontato che da 5 anni circa, parla soltanto tramite WhatsApp con il figlio.
Il dark web rappresenta un elemento centrale della trama, con tutte le sue implicazioni inquietanti e ambigue. Come ti sei documentato su questo mondo così opaco e disturbante? Ha incontrato difficoltà durante la fase di ricerca e scrittura?
Sono un responsabile informatico, pertanto il dark web non è così dark per il sottoscritto! Ovviamente ho dovuto studiare alcuni saggi al riguardo e comunque fare tante ricerche. Non ho incontrato molte difficoltà; l’argomento mi appassiona e mi sento a mio agio.
Dopo aver scritto un romanzo così intenso, capace di scuotere il lettore e portarlo in territori scomodi, che domanda speri si faccia il lettore una volta chiusa l’ultima pagina?
L’obiettivo di uno scrittore non è mai quello di fornire delle risposte al lettore. Anche perché l’opinione di Morlupi non conta nulla e non deve interessare. Però l’obiettivo di uno scrittore noir è assolutamente di porre degli interrogativi. Mi piacerebbe che il lettore si chiedesse in che direzione sta andando la nostra società. Siamo sempre più connessi ma al tempo stesso distanti. Sempre più soli malgrado le connessioni. Soprattutto vorrei che il lettore capisse quanto sia improbabile incontrare un serial killer nel nostro paese, ma essere aggrediti per strada e la maggior parte dei passanti fa finta di non vedere, quello ahimè è possibile. L’indifferenza ucciderà il nostro mondo e spero che nel mio piccolo il lettore capisca che dobbiamo riiniziare a essere più solidali e umani.