TRAMA

In un lussuoso attico di via Cerva a Milano, la ricca e influente Franca Crivelli sta ricevendo illustri ospiti per una delle sue serate socio culturali dedicati al primo venerdì del mese. Un appuntamento prestigioso a cui non si può mancare se inviati, e infatti il signor questore, pur annoiandosi a morte, è presente e cerca di osservare, non senza uno spirito critico pungente, tutti gli altri ospiti. Fino a che non gli si avvicina con garbo un maggiordomo per offrirgli una coppa di liquore su un ampio vassoio d’argento. Il questore rimane immediatamente colpito dalle fattezze dell’uomo e passa i successivi minuti a capire dove lo ha già visto e perché ne è rimasto così turbato. Poi, quando comprende chi è l’uomo che gli ha appena offerto da bere, compone un numero in rubrica e afferma di aver trovato il colpevole dell’omicidio dell’Ortica avvenuto poche settimane prima. 

Il maggiordomo accusato di avere assassinato il pubblicitario Viserbelli all’uscita della balera milanese dell’Ortica è Amelio, un uomo mite e dalle maniere ineccepibili, legato a Franca, amica di famiglia di Libera e di sua madre Iole, le miss Marple del Giambellino che conoscono l’accusato e davvero non riescono a credere che possa avere commesso un simile delitto anche se tutte le prove sembrano portare proprio a lui, che intanto, si è chiuso in un silenzio granitico e non prova minimamente a scagionarsi. La faccenda, in realtà, è molto più complicata di quello che appare in un primo momento perché la pista del delitto passionale si intreccia e si compenetra con bugie e omissioni personali, con dubbi e non detti, e Libera e Iole prima di arrivare a scoprire la verità devono scoperchiare terribili segreti.

PERSONAGGI

Anche nella quarta avventura, che vede la fioraia del Giambellino alle prese con un nuovo mistero, a colpire più di tutti è sempre il personaggio di Iole. Una delle protagoniste più originali e riuscite della nostra giallistica. Chi non vorrebbe, infatti, arrivare a settant’anni amando ancora così intensamente la vita, il sesso e l’infrangere delle regole? Iole, la hippy rimasta cristallizzata alla sua gioventù sessantottina, non teme critiche, non ha paura di esprimere con determinazione il suo pensiero, si litiga il cibo a tavola con la giovane nipote ma non cucina perché quella è una attività borghese, e ha intuito e sangue freddo da vendere. Naturalmente sua figlia Libera resta l’anima del racconto, quella in cui identificarsi per la sua sfortunata vita amorosa e la sua particolarissima famiglia. Ma in Ultimo tango all’Ortica l’autrice ci stupisce con nuovi personaggi preziosi. C’è la vittima, uomo realizzato e invidiato dagli altri uomini, donnaiolo e forse importuno delle sue amanti, c’è Katy che presa di giorno per strada in una diapositiva istantanea è solo una donna anonima e spettinata che si trascina buste della spesa ma che di notte con il suo vestito e i suoi tacchi da tanghéra rivela un corpo sinuoso e desiderabile in grado di far capitolare anche cavalieri più giovani, e c’è la nonna di Libera, morta poco più che ventenne nel lontano 1946 poco dopo aver partorito Iole. Un mistero di famiglia che si trascina da generazioni e che smette di tormentare l’animo della fioraia. E infine c’è la regina delle sciure, Franca Crivelli che tra un evento mondano e l’altro nel suo attico pieno di oggetti di valore non si dimentica del suo maggiordomo e dell’uomo che lei ritiene che sia, apportando un grosso contributo alle indagini delle miss Marple del Giambellino. Insomma, una umanità variegata e affascinante quella che riempie la narrazione dell’ultima fatica letteraria di Rosa Teruzzi e che aggiunge meraviglia a tutta la storia.

AMBIENTAZIONE 

Nella città da bere, nella metropoli sfacciata delle sfilate internazionali, dei locali glamour e degli eventi culturali di prestigio, dove si può andare ancora a ballare il liscio, il boogie, lo swing, il tango, prendersi per mano e guardarsi negli occhi? Dove una dama in cerca di cavaliere, e viceversa, può provare ancora l’ebrezza dell’incontro nella sala da ballo? Ma nelle balere, ovvio! Perché a Milano le balere ci sono ancora eccome. E l’autrice ci presenta una delle più famose, la Balera dell’Ortica, dotata anche di bocciofila e allietata da band e cantanti in voga del secolo scorso. Una manna dal cielo per chi adora queste cose, un alternativo fine settimana all’insegna del corteggiamento di una volta. La balera di Ultimo tango all’Ortica è la ciliegina sulla torta di un romanzo brillante e accattivante che per una volta lascia un po’ in disparte il centro cittadino e anche la vita di quartiere e si concentra su qualcosa si inaspettatamente nuovo. Bellissime anche le descrizioni della campagna e della vita all’aria aperta della protagonista da bambina, gli alberi, i frutti, l’aria frizzante. Come non innamorarsi di tutto questo mentre si confondono i ricordi di Libera con quelli di chi legge, come non amare un giallo che fa della delicatezza la sua vocazione più bella? 

INTERVISTA 

Rosa il filo conduttore del tuo ultimo romanzo sembra essere il segreto. Tutti sembrano nascondere qualcosa, perfino Gabriele, l’uomo che è nei pensieri di Libera. Da dove sei partita per raccontate tutto questo e a cosa ti sei ispirata?

Sono affascinata dalle storie di famiglia e dal peso che i segreti hanno spesso nei drammi che le sconvolgono. Non è un caso che il titolo di uno dei capitoli del libro sia proprio “Quanto pesano le parole non dette”. In fondo, ognuno di noi nasconde un segreto, piccolo o grande, e, anche se siamo convinti del contrario, svelarlo ci farebbe stare meglio. Perché solo la verità, anche la più amara, ci rende liberi. E forse Gabriele, prima o poi, saprà raccontarla a Libera.

Parliamo di Ribella. Può una nonna che non si è mai conosciuto essere ancora così importante nella vita di una nipote ormai adulta e madre a sua volta? Tu che rapporti avevi con le tue nonne?

La famiglia ha un grande peso nella vita di Libera, la fioraia-detective protagonista dei miei romanzi. Spartaco, suo nonno, l’ha praticamente cresciuta e il mistero sulla morte della nonna, Ribella, ha attraversato tutta la sua infanzia. Così, dopo i buoni risultati ottenuti nelle indagini precedenti, ora Libera pensa di potersi cimentare nel risolvere anche questo caso. Non c’è nessuna nota autobiografica: i miei nonni paterni sono morti quando mio padre era ancora un bambino, non li ho mai conosciuti. Mio nonno materno, Alfredo, non è stata una figura d’esperienza e rassicurante com’è Spartaco per Libera e mia nonna, Purissima Colomba, era una donna piccola e volitiva, perfino un po’ capricciosa, molto lontana dalla malinconia che pervade molti personaggi dei miei romanzi. Per fortuna, è morta in tarda età e in modo nient’affatto misterioso.

Le balere di Milano, della città del quadrilatero della moda e dell’editoria, i lettori di altre città resteranno sbalorditi a leggere il tuo libro. A te piace andare a ballare il liscio?

Io non so ballare, esattamente come Libera. Ma amo gli angoli di Milano che hanno mantenuto un’atmosfera: i circoli ricreativi, le trattorie dove si cena sotto la pergola, certi cortili “comunitari” delle case popolari, le bocciofile e le balere, come quella che si trova nell’area del dopolavoro ferroviario dell’Ortica, non a caso il quartiere cantato da Jannacci in una delle sue canzoni più famose. Per fortuna Milano non è solo “la città da bere”, degli aperitivi, della finanza e della moda. Milano è una e mille città e ognuno sceglie di raccontare quella che più ama.