TRAMA

Sta succedendo qualcosa di orribile e spaventoso nella città di Milano e nel suo hinterland. Un personaggio misterioso, con un travestimento alla “Arsenio Lupin” ingaggia due balordi della periferia per un colpo milionario presso una banca di affari milanese, il colpo riesce, ma a beneficiare dei soldi è solo lui, i suoi sfortunati e impediti complici non solo restano con un pugno di mosche in mano, ma vengono anche individuati e arrestati dalla polizia. Ma chi è il misterioso capo della banda e come ha fatto a portare a termine un colpo tanto complesso in una banca così controllata e prestigiosa? Il commissario Diego Ruiz non lo sa, ma è determinato a indagare a fondo e arrivare a capo della faccenda. Ma proprio quando cerca di concentrarsi sulla rapina iniziano ad arrivare a suo nome lettere anonime di un misterioso e pericolosissimo assassino che sta già mietendo vittime da qualche tempo e che ora lo invita a fermarlo prima che uccida ancora e poi sparisca nel nulla. Come se non bastasse, il povero Ruiz e il suo braccio destro sembrano coinvolti in qualche modo anche negli omicidi di alcuni magistrati influenti e molto conosciuti nel territorio di Milano. Uomini e donne uccisi brutalmente e per una ragione che spetta agli inquirenti trovare e scoprire per fermare anche quest’ultima scia di sangue.

Ma chi c’è dietro questa ondata di violenza e morte a Milano? C’è un nesso in tutto quello che sta succedendo? E Ruiz è una pedina o l’unica persona che può fermare tutto questo? Intanto in una bellissima narrazione in controcanto arriva a Milano Gaia Virgili, giovane e brillante profiler in cerca della sua grande occasione per dimostrare a tutti il proprio valore. Due poliziotti. Due numeri uno per un doppio colpo di scena fiale al cardiopalma.

PERSONAGGI

Paolo Roversi fa un lavoro eccellente nella creazione di ogni personaggio. E se il commissario Diego Ruiz, con le sue brutte dipendenze, il suo carattere da lupo solitario, la sua determinazione che a tratti sfocia in spossatezza vera e propria, è sicuramente un protagonista riuscito, il suo alter ego al femminile è la vera scoperta per i lettori di questo romanzo. Gaia Virgili è fragile, emotiva, volitiva, determinata, sola, spaventata eppure assolutamente consapevole di sé stessa e di quello che vuole. Una donna a tutto tondo che non si vergogna di portarsi a letto un uomo che le piace e di guardarlo a stento in faccia il giorno dopo, mantenendo tutta la sua professionalità. Gaia Virgili è un personaggio post moderno. Una donna che non potrà non piacere a tutte le lettrici di Psychokiller, probabilmente il personaggio capolavoro di Roversi. Difficile da dimenticare e auspicabile che i lettori possano trovarlo anche nei prossimi lavori dell’autore. 

Un autore che, però, appare davvero ispirato anche per tutti gli altri personaggi. Dal poliziotto con problemi economici che blatera su toghe rosse amiche degli immigrati e che pensa seriamente di attraversare la linea sottile che divide la legalità da altro, alla poliziotta tutto di un pezzo sul lavoro e in divisa che non disdegna esperienze “estreme” nella vita personale. Al braccio destro del commissario Ruiz che con qualche scheletro nel suo personale armadio prima o poi dovrà fare i conti. Psychokiller non è un romanzo corale nel vero e proprio senso del termine, ma ha protagonisti che arrivano immediatamente al cuore di chi legge e coprotagonisti tratteggiati con altrettanta cura e bellezza. E tutto questo fa sicuramente la differenza.

AMBIENTAZIONI

Di tutto un po’. Roversi conosce molto bene quello che scrive e descrive e quindi con molta facilità passa dal centro di Milano e il glamourissimo quartiere di Brera, ai club notturni più o meno esclusivi, ai bar di periferia dove si può incontrare e osservare l’umanità più disparata, al vero e proprio hinterland cittadino. Una semi terra di nessuno o ancora meglio un’area protetta da bande e clan dove la sopravvivenza passa inevitabilmente dalla propria capacità all’adattamento. E non importa se Peschiera Borromeo ha anche villette borghesi e appartamenti curati e abitati da gente per bene, i serial killer di solito se ne fregano di queste cose e colpiscono chirurgicamente chiunque abbia i “requisiti necessari” per far parte della loro macabra collezione. Ed è proprio questo contrasto tra ambienti finanziari esclusivi, villette di periferia, appartamenti abitati da balordi e club dove le donne sfoggiano mise audaci a dare il climax giusto alla narrazione. Un ritmo preciso e coinvolgente che spinge a girare pagina ancora e ancora.

CONSIDERAZIONI

Questo non è il primo libro di Paolo Roversi che leggo e ancora una volta mi viene da dire che i suoi romanzi sembrano avere, più di altri, una eco internazionale ben visibile. Ho sempre pensato che Roversi è un autore che potrebbe essere letto con gusto e con partecipazione anche in Finlandia o nel Maine, o a Tokyo. Perché le sue storie non hanno quasi mai avuto quella “regionalità” propria di molti altri nostri autori. Un aspetto che non rende questi ultimi meno bravi, ma che inevitabilmente li confina un po’ nelle traduzioni. L’ultimo lavoro di Roversi è ambientato nel territorio milanese, è vero, ma chi è che non considera Milano un posto internazionale e conosciuto altrove ormai? Roversi ha un’aura internazionale tutta sua e Psychokiller non fa eccezione, per questo la sua originalità sembra essere più netta. 

Se poi, proprio, dovessi trovare il famoso pelo nell’uovo a questo lavoro direi che l’unica cosa che, come lettrice e amante dei libri, mi ha lasciata smarrita per buona parte delle prime pagine è stato l’uso dell’indicativo presente. Una scelta autoriale che non posso mettere in discussione, ma un tempo verbale a cui i lettori di romanzi del genere forse non sono abituati a trovare. La sensazione di disorientamento, però, passa subito e la narrazione tiene un ritmo perfetto.

INTERVISTA

Paolo, il personaggio di Gaia Virgili colpisce immediatamente chi legge per la sua modernità, per la sua incredibile determinazione e anche per le sue tante fragilità. È una profiler molto diversa da tante altre presenti in questa letteratura di genere. Tu cosa ami in particolare di lei e cosa ti piace meno di questo personaggio?

Mi piace la sua determinazione e la sua forza di volontà, la sua preparazione e, per certi versi, anche il suo coraggio. Devo confessare che mi piace a tutto tondo e che non vedo nulla di negativo in lei.

Molta parte del tuo romanzo è ambientato nell’hinterland milanese, che però tu personalizzi all’eccesso fino a farlo diventare qualcosa di unico, incomparabile alla stessa città di Milano, e quasi come se fosse esso stesso un altro personaggio de libro. Quanto è stato difficile dare una entità così precisa a questa terra di mezzo dove tutto sembra confondersi con tutto? 

Ho ambiento quasi tutti i miei romanzi a Milano, una città che amo e che conosco profondamente quindi raccontarla mi viene quasi naturale. In questo thriller ho descritto il lato più oscuro della città – non c’è la spensieratezza di certe atmosfere come nella serie di Radeschi ad esempio – in linea con il mood della vicenda e l’indole dei personaggi.

C’è un leit motiv in Psychokiller di cui il lettore sembra accorgersi fin dalle prime pagine: ovvero l’intenzione autoriale di spingere l’intera lista dei sospetti sempre più in là. Per fermare il killer è necessario entrare nella mente dell’assassino, ma la stessa mente sembra evolversi e mutare a ogni nuovo delitto. A cosa o a chi ti sei ispirato per creare un personaggio così sfuggente e spaventoso?

L’idea del romanzo è nata in me in un’afosa estate di qualche anno fa: volevo raccontare di un serial killer che sfidasse la polizia e che fosse sempre un passo avanti… Da lì, piano piano, sono nati i personaggi e la trama. Il cattivo è stato il perno della storia, quello su cui ho costruito tutto. Più scavavo nella sua mente e più scoprivo aspetti inquietanti che poi raccontavo. Fino al doppio colpo di scena finale!

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