TRAMA

Una trama complessa e a più piani lasciata completamente in mano ai lettori che devono dipanarla attraverso le pagine di un thriller affascinante e oscuro dove la tensione non abbandona nessuna pagina e anzi crea una sottile ragnatela che avvolge come una seconda pelle l’intera narrazione. La vera indagine parte dal ritrovamento del corpo senza vita di Alberto Rivalta, trovato sulle rive del Po torturato, bendato e con il volto scuoiato. Quello che colpisce subito Aurora Scalviati, la brava profiler chiamata a fare luce sul caso, è la foto di una bambina che viene trovata in una delle tasche dell’uomo. Non si sa chi possa essere l’immagine ritratta perché l’uomo non è sposato e non risulta avere dei figli. E quella foto è un feticcio o un trofeo? La modalità con cui è stato torturato l’uomo rimanda a un macabro rituale legato a una figura leggendaria della Bassa emiliana, il Grigione, uno spaventoso killer che strappa il volto alle sue vittime e gioca con le loro paure più ancestrali. Per potersi avvicinare a un assassino del genere Aurora sa che non può farcela da sola, ma sa anche che la sua vecchia squadra non la seguirà in questa nuova indagine. E lo sconforto unito alla determinazione di voler risolvere il caso la porta, dunque, a richiedere un aiuto estremo, quello di Curzi. L’ex neurochirurgo brillante e completamente pazzo sembra conoscere la verità sul mostro che scuoia le sue vittime, peccato che Curzi sia rinchiuso in una struttura psichiatrica e che come aiuto in una indagine risulta essere davvero l’ultima spiaggia per Aurora. Quello che molti non sanno è però che la profiler ha cominciato l’indagine sulla morte di Rivalta partendo già da una personale sconfitta morale e psicologica: il suicidio di una giovane ragazza incontrata nel bagno della location dove si tiene una conferenza sui disturbi post-traumatici tenuta dal famoso professor Manni. La giovane donna dai lunghi capelli neri, prima di buttarsi dalla Torre dell’Orologio di Palazzo d’Accursio a Bologna, rivolge un’unica domanda ad Aurora: credi che si possa mai uscire dal buio? Poi muore. E alla tormentata e brava profiler restano soltanto dubbi e domande a cui lei sa di dovere dare delle risposte se vuole trovare pace e allo stesso tempo trovare il Grigione. 

PERSONAGGI

Aurora Scalviati è la pietra angolare dell’intero romanzo e i lettori lo sanno fin dalla prima pagina. Ma la Baraldi non è diventata la migliore thrillerista degli ultimi anni a caso e quindi al piatto principale crea un contorno di umanità variegata che non serve solo a irrobustire la trama, ma anche e soprattutto, a creare identificazione e riconoscimento in chi legge. E quando si è davvero bravi basta un cammeo a dare vita a un personaggio guida di tutta la trama. Ci è riuscito Hitchcock con Rebecca e ci è riuscito Lynch con Laura Palmer. E ora ci è riuscita anche la Baraldi creando la misteriosa ragazza suicida che apre il romanzo e che resta la linea guida dell’intera narrazione. Un colpo da maestro impressionante che fa de L’ultima notte di Aurora un thriller unico nel suo genere. E se si desidera restare nell’ambito cinematografico non può sfuggire ai lettori la similitudine tra il personaggio di Curzi e quello di un noto psicologo pazzo, assassino e cannibale. E se a qualcuno viene voglia di credere che è troppo semplicistico dovrà ripensarci perché lo sbrogliarsi della trama riserva sorprese inimmaginabili. Infine, ci sono I Reietti, la vecchia squadra di Aurora, tenuti volontariamente in stand by dall’autrice che li usa solo per fortificare e rinvigorire il suo personaggio principale.

AMBIENTAZIONE 

Probabilmente la parte più debole dell’intero thriller che essendo un lavoro di introspezione e di tensione psicologica non ha alcun bisogno di location strabilianti o posti mozzafiato dove far muovere i vari personaggi. C’è invece, ancora una volta, la Bassa emiliana. Quel luogo tanto reale quanto surreale, avvolto dalle nebbie quasi fosse Avalon e allo stesso tempo abitato da gente in carne e ossa che ha fatto della sua esistenza in quei posti una caratteristica di vita. In una ambientazione del genere dare vita a leggende e fantasmi è un gioco da ragazzi, ma quando la superstizione popolare si scontra con la realtà di un serial killer fuori controllo allora anche la Bassa emiliana diventa un luogo da incubo e le nebbie il mostro spaventoso pronto a fagocitare chiunque.

CONSIDERAZIONI

Brava, portata per la scrittura e capace di creare thriller ad altissima suspense e insieme di grande lavoro introspettivo, Barbara Baraldi deve però iniziare a pensare di abbandonare almeno per un po’ il suo personaggio feticcio di Aurora Scalviati. È giunto il momento di farlo e lei è matura abbastanza come autrice per poterselo permettere. L’ultima notte di Aurora è un thriller perfetto che funziona in ogni sua pagina e che funzionerebbe allo stesso modo anche se la protagonista fosse stata una provetta investigatrice sconosciuta. Anzi, a questo punto, azzardo a dire che il romanzo avrebbe avuto lo stesso valore anche se il protagonista fosse stato un uomo. Cambiando il titolo ovviamente. Ora ci saranno le fan di Aurora che probabilmente di odieranno, ma io non sto dicendo di “uccidere” l’amato personaggio, sto solo dicendo che a volte è necessario sorprendere gli stessi lettori, anzi, proprio quelli più affezionati, e regale loro qualcosa di nuovo e altrettanto sorprenderete. Barbara Baraldi è assolutamente in grado di farlo. E quindi spero che possa stupirci assolutamente.

INTERVISTA

Barbara nel tuo ultimo romanzo c’è una cosa che colpisce più di tutto il resto: la solitudine emotiva e reale di Aurora che per la prima volta viene abbandonata anche dalle persone della sua vecchia squadra. Un vero pugno allo stomaco per tutti i lettori perché sembra quasi che come autrice tu voglia punire Aurora in qualche modo. E così?

Una volta ho letto da qualche parte che se ami davvero un personaggio devi essere disposto a farlo soffrire, a metterlo alla prova. Amo moltissimo Aurora e vorrei soltanto il meglio per lei, un po’ come per una figlia. Ma la vita di solito ha piani diversi, e spesso la sofferenza fa parte di un percorso di crescita interiore, di apprendimento. Nonostante le sue straordinarie capacità investigative, Aurora ha ancora molto da imparare in merito alle relazioni umane, a smussare gli spigoli del suo carattere e a lasciare maggior spazio alla comprensione e al compromesso con le persone che la circondano. 

Ancora una volta misteri e leggende della tua terra di origine. Grigione e le storie raccontate su di lui. Praticamente la tua firma. Ma hai mai pensato di osare e cambiare completamente location, ambientazione, clima?

Sono molto legata al mio territorio, pur con le sue contraddizioni. Il paesaggio piatto della Bassa emiliana, con i suoi campi a perdita d’occhio, nasconde anime inquiete e una quantità di storie e di emozioni tra le ombre proiettate dai suoi casolari, dagli alberi o nei vicoli delle sue città su cui non posso fare a meno di gettare una luce. Scrivere dei luoghi che conosco sarà sempre la mia priorità, anche se devo ammettere che sono già al lavoro su nuove storie e personaggi che operano al di fuori. Sarà un modo per uscire dalla mia “comfort zone” ma anche l’occasione per parlare di altri territori che amo: l’Italia possiede enormi potenzialità narrative nell’ambito della letteratura del mistero, che ho intenzione di continuare a esplorare.

Il leit motiv de L’ultima notte di Aurora è il buio che diventa quasi un altro personaggio di tutta la storia. A te il buio fa paura, affascina o ti è di ispirazione?

Nel buio si nasconde l’incognito, e l’incognito ci fa paura. In genere siamo rassicurati dalla razionalità, con cui possiamo classificare i fenomeni che ci circondano come se bastasse a renderli inoffensivi, ma a volte il percorso che porta alla loro comprensione è tortuoso. Il buio è il territorio dell’immaginazione, del desiderio, delle emozioni rimosse. Personalmente, trovo che sia un affascinante contenitore di storie e di suggestioni, una sorta di materiale grezzo su cui poggiare le fondamenta dei personaggi, dei loro conflitti.

Le precedenti recensioni di Barbara Baraldi: Aurora nel buio