arte sconosciuta del volo
Gialli Contemporanei

L’arte sconosciuta del volo di Enrico Fovanna, Anno 2020

Mag 07, 2020 Antonia Del Sambro
Trama 85
Suspense 75
Scrittura 95
85
Il nostro voto 85

L’ARTE SCONOSCIUTA DEL VOLO E NUOVO CINEMA PARADISO

Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere…non ci devi tornare più qui.

La frase è forte e toccante. Di quelle che non si dimenticano. Il film ha vinto l’Oscar, ed è ormai entrato di diritto nella storia del cinema italiano, e le analogie con il giallo di Favanna sono impressionanti. 

Come sempre si tratta di mood, di atmosfere, di scrittura evocativa.

Come sempre non basta imbastire una storia con un omicidio. 

La tensione è nella costruzione del personaggio principale a cui viene infelicemente spezzata la sua giovinezza. Un momento di vita dove si cresce, si fa a botte, si scherza, si ride e ci si innamora. Probabilmente per la prima volta. Incredibilmente per sempre. 

E basta solo un evento. Un attimo per rovinare tutto. 

Succede questo a Tobia, un ragazzo di Premosello. Posto di provincia, circondato dal Parco Nazionale della Val Grande. In una strada di campagna, vicino al ruscello, è stato rinvenuto il corpo di un suo compagno di scuola. A pochi mesi di distanza dal ritrovamento del cadavere di un’altra ragazzina. In paese si diffonde il terrore: ormai è evidente che per le campagne si aggira un mostro, un mostro che uccide i bambini. Tobia è afflitto dal senso di colpa e dalla vergogna, perché con quel ragazzo aveva fatto a botte proprio il giorno della sua scomparsa, desiderando davvero di liberarsi di lui. Sospetti, congetture, ombre di colpevolezza toccano da vicino Tobia, anche se il ragazzo non ci vuole credere alla presunta colpevolezza di chi sa per certo essere innocente.

Intanto, la spensieratezza e la leggerezza della giovinezza sembrano essersi volatizzate. Ciò che rimane è solo cupezza e Tobia la conosce bene perché anche ora che sono passati più di quarant’anni e lui fa il medico legale a Milano, tutto attorno a lui sembra ancora una volta sgretolarsi con una amarezza che tocca la vita professionale e soprattutto quella privata. 

Poi la svolta, un vecchio amico di infanzia e la volontà impellente di tornare dove tutto è cominciato, dove la sua infanzia si è sgretolata e dove, forse, potrà sconfiggere le ombre oscure che gli fagocitano l’anima.

Le lotte di classe degli anni Sessanta e la rinascita del Dopoguerra, la provincia alienante e ombrosa, nel profondo nord come nel profondo sud, un bambino che cerca di trovare pace altrove. Dimenticare Premosello come dimenticare Giancaldo. Ma il passato esige sempre di essere risolto, come una macchia su un mobile che continua a manifestare la propria presenza finché non la pulisci, come la biancheria da piegare anche se non ne hai voglia, come i vetri schizzati di pioggia che ti rimandano lo sguardo e che sai che dovrai inesorabilmente pulire e quindi è bene che ti convinci subito.

Enrico Fovanna racconta tutto questo facendolo quasi sembrare facile. Invece ci vuole propensione e creatività, perché raccontare per bene non è mai così scontato. 

Editore: Giunti
Anno: 2020