Gialli Classici

Il paravento di lacca di Robert Van Gulik, Anno 1962

Gen 08, 2018 Manuel Figliolini
Trama 74
Suspense 72
Scrittura 79
75
Il nostro voto 75

Si fermò vicino alla porta della sua biblioteca, completamente sconvolto. Aveva la vista offuscata e non osava dirigersi alla scrivania. Appoggiandosi allo stipite per sostenersi, chiuse gli occhi, alzò le mani e se le premette contro le tempie. Quell’emicrania violenta stava mutandosi in un dolore sordo, pulsante. Poi il ronzio nelle orecchie cessò e sentì provenire dal cortile posteriore della sua residenza i rumori consueti dei domestici che sbrigavano le faccende dopo il riposo pomeridiano. Ben presto sarebbe venuto il maggiordomo con il tè. 

Un prezioso paravento di lacca è misteriosamente alterato nelle immagini che rappresenta, là dove c’era l’amore adesso  vi è un uomo che uccide una l’amata. Il giudice Dee, in vacanza a Wei-ping, insieme al suo assistente Chiao Tai, spetta il compito di far luce su questo enigma che lo porterà ad infiltrarsi in una banda di pericolosi malviventi. Un suicidio inspiegabile, incontri segreti porteranno il giudice Dee alla soluzione finale?

I romanzi di Van Gulik, anche se ambientati nella Cina del 600 d.C., non possono definirsi storici, ci porta sicuramente in un epoca lontana dalla nostra, ma non ci racconta molto dell’epoca a livello storico. Possono invece tranquillamente essere definiti dei gialli classici. Il personaggio del giudice Dee, come confermato dallo stesso autore nella postfazione, è esistito veramente ed era veramente conosciuto in Oriente come investigatore di crimini, e come nei classici che si rispettano è una figura integra, in tutto e per tutto, che volge le sue indagini per portare chiarezza in crimini efferati. E’ un personaggio molto attento che a scelto come assistente Chai Tai, una specie di tirapiedi che rappresenta quel filo che unisce il giudice alla malavita. Interessante come personaggio, Chai Tai, non ha paura di sporcarsi le mani per devozione del suo capo. Non è semplicemente una spalla.

Punteggiata da usanze dell’epoca, la trama costruisce una classica suspense che inizia fin dalle prime pagine. In un romanzo di sole 180 pp, Van Gulik non si perde in inutili giri di parole e c’immerge subito nel primo efferato crimine (in questo romanzo ce ne saranno degli altri). Sicuramente la volontà di non inserirlo in un contesto socio-politico permise all’autore di non dilungarsi in particolari che avrebbero sicuramente premiato la curiosità letteraria ma a scapito della suspense che si sarebbe persa dentro troppe parole.

Nelle indagini Van Gulik ci fornisce comunque informazioni sulla società cinese dell’epoca utilizzando un linguaggio moderno rispetto all’ambientazione del romanzo rendendo il tutto più propedeutico per un eventuale approfondimento. Riesce, l’autore, a costruire immagini forti, scene crudi, mantenendo l’eleganza nella scrittura.  La connotazione temporale dello svolgimento del romanzo è molto difficile, anche a seguito della postfazione dell’autore. E’ vero che il giudice Dee è vissuto nel 600 d.C. ma bisogna anche dire che i casi che il protagonista deve affrontare arrivano da fonti novecentesche che l’autore ha scoperto durante il suo soggiorno nel paese del sol levante.

Un romanzo da leggere in un fiato che ci immerge in un’ambientazione lontana da noi ma che ci regala delle perle che rendono il giudice Dee, un Poirot d’oriente.

Musica consigliata: logicamente la tradizionale musica cinese, ovviamente dell’epoca.
Traduzione: Mariapaola Déttore

Edizione: O barra O edizioni srl
Anno: 2007