Gialli Classici

Assassinio nel labirinto di J.J. Connington, Anno 1927

Mar 29, 2017 Manuel Figliolini
Trama 85
Suspense 65
Scrittura 90
80
Il nostro voto 80

Neville Shandon era in piedi davanti alla finestra dello studio del fratello e guardava con aria soddisfatta i campi di Whistlefield. Era un buon posto per recuperare le forze, rifletté, specialmente quando uno poteva sottrarre solo un paio di giorni alla volta all’insostenibile pressione della sua professione di avvocato. Il suo sguardo vagò lentamente sul panorama di un intenso verde che si stendeva davanti a lui, prato dopo prato, fino al punto in cui un luccichio argenteo indicava il passaggio del fiume all’interno della proprietà. Più oltre c’erano le distese dei Low Meadows, intersecate qua e là dal verde più scuro delle siepi, poi la lunga curva della strada principale e infine, a chiudere l’orizzonte, il gentile pendio di Longshoot Hill, sormontato dalla guglia della chiesa.

Neville e Roger Shandon abitano nella loro tenuta di campagna in Inghilterra che è famosa non solo per la sua bellezza, ma anche per il labirinto che i proprietari hanno deciso di costruire. Un districarsi di siepi che conducono, tra vicoli ciechi e svolte, in due centri dove si trovano due panchine. In un caldo pomeriggio estivo è proprio nei due centri del labirinto che vengono ritrovati i corpi dei due proprietari morti. Uno in un centro, uno nell’altro. Uccisi con la stessa arma. Al centro di un labirinto che solo i membri della famiglia riescono a percorrere senza difficoltà, conoscendo il percorso per raggiungere i centri.  Ma hanno tutti un attaccabile abili. A risolvere il caso è il capo della polizia Clinton Driffield che sarà coadiuvato nelle indagini dal suo amico Wendover, un ricco possidente e giudice di pace con il quale condivide la passione per gli scacchi. Serviranno spirito d’osservazione, professionalità ed elasticità mentale.

J.J. Connington non è mai esistito, era lo pseudonimo di Alfred Walter Stewart, studioso di larga fama e professore di chimica alla Queen’s University. Questo è il romanzo nel quale compare per la prima volta il capo della polizia Clinton Driffield, ne sarà protagonista per altri vent’anni in più di una decina di romanzi. Oltre ad essere il primo romanzo dove compare Driffield, il romanzo di J.J. Connington ha un’altra particolarità per l’epoca, è uno dei primi romanzi dove l’investigazione non viene lasciata nelle mani di un dilettante ma viene affidata ad un funzionario della polizia. Connington cerca di creare un distacco forte dal predecessore Doyle mettendo, palesemente, a confronto le tecniche investigative del suo personaggio e di quel del famoso Sherlock Holmes. Il personaggio di Doyle viene spesso nominato come metro di giudizio nella risoluzione del caso.

A differenza dei suoi predecessori la scrittura di Connington vive della natura scientifica dell’autore. La scrittura, per l’epoca, è svuotata da tutto e rimane essenziale conferendo ad un classico una nota di modernità che lo fa avvicinare alla nostra epoca. La precisione scientifica, novità per l’epoca, rende al romanzo una luce nuova e costante. Anche se Connington cerca di distaccarsi dai predecessori, non riesce ad evitare di  prenderne esempio. L’idea del co-protagonista Wendover, oltre a ricordare Sherlock e Watson, ricrea lo schema classico dove il protagonista si confronta con l’amico per poter arrivare alla soluzione o prendere spunto dalle idee.

Se pensiamo che questo romanzo esce nel 1927, si notano una maestria dell’utilizzo della tecnica gialla e della suspence, che penso sia stata stimolo per molti che sono venuti dopo di lui.

Traduzione: Dario Pratesi
Editore: Polillo Editore
Anno: 2007