Gialli Gay

Assassinio di marzo di Dan Turèll, Anno 1984

Mar 25, 2016 Manuel Figliolini
Trama 70
Suspense 80
Scrittura 96
82
Il nostro voto 82

Prima di parlare del libro vorrei spendere 2 parole, meritatissime, sulla casa editrice Iperborea. In primis la linea editoriale, selezionano per noi la grande letteratura del Nord Europa; in secondo luogo il formato, molto particolare, nota particolare va anche alla lavorazione della carta utilizzata per la copertina che, in texture, ricorda la tela dei dipinti.

Ma torniamo a capofitto nella recensione di questo libro. Ambientato in tre giorni di marzo a Copenanghen, la storia vede protagonista un giornalista che s’imbatte in un collezionista d’arte morto con un coltello nella schiena. Gli indizi sono inesistenti, solo un lussuoso appartamento a cui mancano un quadro di Pollock e uno di Léger. Da quel momento s’incatenano le morti con la storia del collezionista d’arte. Tutte le tracce portano dai quartieri alti ai vecchi vicoli a luce rossa della città, dietro le porte di un misterioso night club.

Un proiettile fischiò attraverso la porta. Aveva montato il silenziatore. Una mossa saggia, in quella zona. C’è una tale differenza tra un quartiere e l’altro, quanto a provare la necessità di usare un silenziatore. Le pistole, invece si usano in tutti i quartieri.

E’ un brano emblematico del libro, racchiude tutto. La capacità di Turéll di essere ironico e cinico facendo indossare ai suoi protagonisti dei dialoghi geniali. Il giornalista (NdR: protagonista di una serie di libri e sempre senza nome) lavora per un giornale danese, il Bladet, e Turéll per dare un senso di spietatezza sensazionale giornalistica, scrive per lui ed il suo capo dialoghi veramente sagaci, ironici che rasentano il surreale.

La trama poliziesca rimane in disparte schiacciata da una scrittura forte. Dan Turéll è stato anche poeta e un esponente molto importante della letteratura danese… e non solo. Questa poliedricità dell’autore, che influisce sull’opera, gli permette di non essere relegato in una categoria letteraria. Lo stile di Turéll gli è valso il titolo di “Chandler danese” e come Chandler,  anche Turéll, ha fatto della sua prosa un manifesto del noir nordico.

Nel romanzo, Turéll ci porta in molti mondi che l’eleganza della sua scrittura rendono normali, senza appesantirli del “noir” narrativo. E quindi ci addentriamo in una storia che vede degli uomini protagonisti, omossessuali, frequentatori di un night club di Copenaghen. Vediamo la droga, il mondo dell’arte. Dan Turéll ci offre un viaggio a tutto tondo senza mai dispensare opinioni … lasciandoci godere il paesaggio e i dialoghi.

Consigliamo questo libro anche ai non-amanti del genere giallo, validissimo viatico per avvicinarcisi e comunque molto ben scritto.

Traduzione: Maria Valeria D’Avino
Edizione: Iperborea
Anno: 2016