Altre forme di giallo

La forma del racconto, Zamberletti e Barone Anno 2018, Todaro Editore

Apr 26, 2018 Antonia Del Sambro

DARMA di ANTONIO ZAMBERLETTI

In Darma, racconto lungo tra l’onirico e il metropolitano, Antonio Zamberletti punta quasi tutto sul protagonista maschile e fa molto bene perché non solo è il personaggio che cattura l’intera attenzione del lettore ma è anche la figura migliore nel controcanto al “cattivo” su cui si dipana, poi, l’intera narrazione. In una simile costruzione letteraria non può mancare l’elemento femminile, ancora meglio se lo stesso è anche sfuggente, misterioso e abbastanza eroico da essere anche erotico. Il protagonista maschile è Massimo Zanchi, ufficiale dei Carabinieri a metà strada tra un conquistatore annoiato e una sorta di Rambo reduce da molte missioni pericolose quanto basta per farlo sentire un eroe. E proprio in una di queste “operazioni” viene letteralmente salvato da una donna, Darma, a capo di una squadra di assalto non meglio specificata in Afghanistan.

La vita di Zanchi, però, è piena di pericoli da schivare e di missioni da portare sempre a termine e quindi, nonostante sia rientrato in Italia, si ritrova ben presto alle prese con un oscuro serial killer soprannominato il Sezionatore che dovrà prima trovare e poi fermare. Il problema è che il carabiniere Zanchi non ha la più pallida idea di dove poter rintracciare il killer, non conosce nulla di lui e le piste da seguire, in una Milano sfuggente e poco collaborativa, sono tutte fasulle o prive di fondamento. Darma è un racconto strano, che lascia il lettore sorpreso dalla quantità di cose che si possono descrivere e narrare in poche pagine ma è altresì una grande prova autoriale che non manca di lasciare il segno anche nella sua essenzialità.

CONFESSIONI DI UN MALANDRINO di SALVO BARONE

Quarto racconto lungo della serie I Gechi, la collana di Todaro Editore dedicata ai gialli brevi e in formato epub, Confessioni di un malandrino che rimanda nel titolo alla celebre canzone di Branduardi a sua volta presa dalla poesia del compositore russo Esenin, è fondamentalmente un noir truce e abbastanza cupo e che ancora una volta presenta la città di Milano come una metropoli così lontana dal glamour della moda e dell’editoria che la contraddistingue da sembrare, in realtà, quasi una favelas sudamericana, abitata da gente spietata e facile all’assassinio. Tre di questi “meravigliosi” personaggi che non hanno nulla di borderline ma tutto della malavita più feroce e grottesca si ritrovano insieme nella stessa gabbia.

I loro dialoghi e i loro racconti sono tanto surreali quanto raccapriccianti e il peggiore di tutti e tre viene designato dall’autore nella figura di Angiolino Scotto, un bravo, poco più di uno sgherro della Ndrangheta che ha esigui scrupoli, zero morale ma tanta voglia di menare le mani e ridurre al silenzio i possibili nemici da risultare, paradossalmente, perfino amabile. L’idea del racconto di Salvo Barone non è propriamente originale ma l’autore ci mette moltissimo del suo, dallo stile al linguaggio e confeziona, perciò, una bella composizione letteraria dove tra una pagina e l’altra il lettore ha tempo per indignarsi, riflettere e anche divertirsi.