Tre passi per un delitto

Tre passi per un delitto

UN VASSOIO DI PRELIBATEZZE AL VELENO

L’idea di partenza è sfiziosa e originale: tre personaggi, tre autori diversi: il commissario Davide Brandi ha la voce di Giancarlo de Cataldo – Eppure, nello stesso istante in cui qualcuno decide di sopprimere un essere umano, nel perimetro territoriale che delinea la competenza dell’ufficio a me assegnato, la comunità esige che io dia un volto e un nome all’assassino. Questo è il mio compito. Ogni indagine è scandita da pressioni, tensioni, urgenze. Tutto è decisivo. Tutto, anche i particolari più insignificanti.

Marco Valerio Guerra, amante della vittima, è Maurizio De Giovanni – Voi ci credete al destino? No, non rispondete. E’ una domanda retorica. Per diversi motivi: il primo, fondamentale, è che di quello che credete non mi importa niente. Proprio niente. Capirete che, premesso ciò, le altre ragioni per le quali la vostra risposta non mi interessa perdono di significato; e tuttavia, volendo approfondire ancora, vi direi che il livello medio della gente. quindi il vostro livello medio, è così basso e prevedibile che non serve a nulla fare domande di cui si conoscono già le risposte.

Cristina Cassar Scalia ci racconta la moglie di Guerra, tradita ma non stupita. – Non avrei dovuto dirgli che sarei rimasta qui. Avrei dovuto cogliere la sua richiesta d’aiuto e tornare a Roma subito, senza esitazioni. Se l’avessi fatto, non saremmo arrivati a tanto. Penso e ripenso a quella telefonata. Scompongo il dialogo, lo ricompongo, immagino come sarebbero andate le cose se avessi risposto in modo diverso. Ma la realtà resta uguale, e adesso sembra non esserci più molto da fare. Nonostante l’assurdità della cosa.

Roma. Nell’elegante quartiere Prati, all’interno di un signorile appartamento viene trovato il cadavere di una giovane donna: Giada Colonna, 28 anni, impegnata nel mondo artistico. Il commissario Brandi subito intuisce che la vittima non doveva essere l’angelica creatura che qualche testimone descrive e si tuffa nell’indagine con sapiente, cinica, determinazione.

La sua figura, però, cede presto il passo al monologo del ricco, potente e privo di scrupoli Guerra e poi a quello della di lui moglie che con fine e controllato disagio si trova invischiata in una storia sordida non del tutto inaspettata.

Al di là del racconto vero e proprio – avvincente nella sua originalità compositiva – quello che colpisce è l’uniformità e l’equilibrio delle voci narranti, pur essendo i personaggi ben distinti e caratterizzati. Ci si aspetterebbe uno stile diverso per ogni scrittore, invece il tono è amalgamato alla perfezione e l’opera sembra scritta da un’unica mano. Un risultato davvero sorprendente.

Come sorprendente è il finale: da sgranocchiare lentamente godendosi ogni frase. C’è del dolce, del salato e parecchio piccante su questo vassoio di prelibatezze al veleno.

Editore: Einaudi
Anno: 2020