Sotto i tuoi occhi

Sotto i tuoi occhi

GRANDI TRAGEDIE IN PICCOLE FAMIGLIE

In Sotto i tuoi occhi l’autrice Heidi Perks riesce alla perfezione nel non facile compito di dotare di fascino e suspense uno spunto di per sé un po’ logoro, la sparizione e/o il rapimento e/o la sostituzione d’uno dei componenti di un’apparentemente tranquilla famigliola: in questo caso della piccola Alice, l’unica figlia di Harriet e Brian, di quattro anni appena, con tutte le complesse e oscure dinamiche che ne sono occultamente all’origine. Filone che vede in Non è mia figlia della Hannah uno dei suoi esempi più felici.

Alice, infatti, scompare senza lasciar traccia durante l’affollatissima festa della scuola dove l’ha accompagnata Charlotte, un’amica di Harriet cui quest’ultima, da tempo senza lavoro e in cerca d’una nuova definizione professionale, ha accettato con riluttanza d’affidare la piccola per frequentare un corso di contabilità in un hotel cittadino.

Pochi istanti di distrazione, un’occhiata alle vite degli altri su Facebook e i piagnucolii della figlia più piccola, Evie, sono sufficienti a sprofondare nell’incubo Charlotte, che alzando gli occhi dal telefono e iniziando a chiamare a sé gli altri due figli e la bambina per tornarsene a casa si avvede, con terrore, che Alice non è con gli altri e che, in realtà, nessuno l’ha più vista da diversi minuti…

Sotto pressione e sconvolta dagli incessanti interrogatori degli investigatori che si occupano del caso, Charlotte inizierà quindi a percorrere a ritroso ogni istante dell’amicizia tra lei e Harriet, la nuova arrivata un po’ introversa e non troppo loquace che lei ha dapprima tentato con scarso successo d’inserire nel gruppo delle altre mamme e in seguito ha continuato a vedere da sola, confidandole i suoi problemi di donna sola con tre figli, cercando di farla uscire dal guscio e spronandola, infine, ad affidarle la piccola Alice per frequentare appunto un corso che potrebbe, in futuro, aiutarla a rientrare in quel mondo del lavoro da cui il trasferimento nel Dorset l’ha forzatamente allontanata.

Organizzato in pratica all’insaputa della donna dal marito Brian (Sorpresa! sembra essere infatti l’esclamazione preferita di quest’ultimo…), il trasloco ha segnato uno spartiacque nella vita di Harriet.

Convinta di trasferirsi in una casa sul mare dalle grandi stanze piene di luce, una volta sul posto la donna s’è infatti accorta che, curiosamente, la casa scelta da Brian, pur perfettamente consapevole dell’avversione della moglie per gli spazi angusti, ha stanze piccole e buie e il mare è lontano diversi chilometri…

Per non parlare del fatto che, con la nascita della bambina, l’esistenza di Harriet sembra essersi in pratica dissolta in un’infinita routine di gesti sempre uguali, sorvegliati da vicino dall’ossessivo consorte.

Condotte in parallelo con i ricordi attraverso cui Charlotte cerca di rendersi ragione della scomparsa di Alice, le riflessioni di Harriet tracciano dunque pagina dopo pagina – nel senso più letterale, dal momento che circa un anno prima la donna ha iniziato ad annotare in un diario segreto tutte le stranezze del marito – il quadro di un’esistenza soffocante e repressa in cui la figura di Brian assume gradualmente i contorni d’un persecutore maniaco del controllo.

Un individuo freddo, incapace di riconoscere l’altro da sé se non come oggetto di possesso e tuttavia dotato d’una raffinata capacità di simulazione che lo rende indecifrabile anche agli occhi – presumibilmente allenati a individuare i lati oscuri – di Angela, la detective incaricata di seguire la famiglia nei giorni terribili che seguono la scomparsa della bambina.

Sorta di rivisitazione in chiave moderna della tetra favola di Barbablù, Sotto i tuoi occhi mette in scena dunque con grande efficacia – anche grazie al vivido quadro che la Perks riesce a tracciare delle domestiche esistenze dei protagonisti, tra feste scolastiche e chiacchierate tra amiche, gite in montagna e passeggiate nel bosco… – il fascino oscuro del cattivo marito che tanto piaceva alla Christie di Poirot sul Nilo o di Miss Marple nei Caraibi, per citar solo due tra gli intrecci più riusciti della regina del giallo a base di mariti apparentemente perfetti votati, in realtà, alla distruzione delle proprie mogli.

Anche se a madame Agatha – a sua volta vittima, nella vita reale, del primo marito, quel vilain di Archibald Christie che aveva osato abbandonare lei e la figlia per la segretaria, la segretaria! – il personaggio piaceva talmente tanto da insinuar dubbi sulla sua presenza anche in intrecci poi risolti in maniera diversa: come in Tre topolini ciechi, con gli angosciosi pensieri di Molly sul consorte sposato da poco e di cui la ragazza sa poco o nulla (Ah, questi matrimoni di guerra!).

Ma i lati oscuri del matrimonio prendono campo anche in A good marriage di Stephen King (in Notte buia, niente stelle, raccolta antologica), con quell’unione perfetta che si sgretola d’un tratto per quella scoperta terribile e tuttavia casuale, quell’abisso che si spalanca all’improvviso ma è stato sempre lì, in agguato, a pochi passi di distanza dal pavimento tirato a lucido e dalle tendine di pizzo, pronto in ogni istante a sprofondare nel buio tutto ciò che è stato…

E indimenticabile, ancora, è l’interpretazione del medesimo tema fornita da Alfred Hitchcock ne Il sospetto, con Joan Fontaine nei panni della ragazzotta ingenua vittima del fascino irresistibile del più maturo Cary Grant.

Tra parentesi, anche questa più celebre coppia cinematografica si trasferisce nel Dorset, come fanno Harriet e Brian, ed è in questo scenario di provincia che la giovane moglie comincia a sospettare nel marito intenti omicidi, fino a scorgere occulte prove della sua colpevolezza in ogni pur minimo gesto.

Chi non ricorda la lenta ascesa per le scale di Grant con in mano un bicchiere di latte d’un bianco abbagliante (Hitch aveva fatto mettere una luce nel bicchiere affinché gli spettatori guardassero solo quello), latte che secondo la terrorizzata mogliettina è stato senz’altro corretto al veleno.

Traduzione: Andrea Romanzi

Editore: SEM
Anno: 2019