Ninna nanna per l'87° distretto

Ninna nanna per l'87° distretto

IL MCBAIN PREFERITO DA STEPHEN KING

Sono le due e mezza del primo dell’anno in casa dei signori Hodding, quarto piano d’un elegante condominio nell’altrettanto esclusivo quartiere di Isoal. Riversa in corridoio con un coltello nel petto c’è Annie, la sedicenne che ogni tanto si occupa di Susan, la loro bimba di appena sei mesi. Che invece è nella culla, morta. Accanto a lei, la giostrina che dondolava sul lettino, a terra col filo spezzato.

Fuori ci sono diversi gradi sottozero, e sta continuando a nevicare.

Comincia così Ninna nanna di Ed McBain, il miglior romanzo dell’autore secondo Stephen King (“Affilato, trascinante e pieno di suspense”), uscito nell’87 e oggi rieditato da Einaudi con la traduzione di Andreina Negretti.

Un giallo secco e vivido come l’aria invernale che avvolge la città degli uomini dell’87° Distretto, Bert Kling, Meyer Meyer e Steve Carella (quest’ultimo italoamericano come lo stesso McBain, eteronimo dello scrittore Evan Hunter, nato a New York nel 1926 da una famiglia d’immigrati): indagini che si concentrano inevitabilmente sull’ex fidanzato di Annie, Scott Handler.

Il ragazzo, descritto come problematico, dopo l’abbandono della ragazza ha proferito minacce di morte e risulta attualmente irreperibile, benché la madre – “…sulla cinquantina, vestita con eleganza alle undici e mezza di quel martedì mattina, pronta a uscire per una riunione con dei clienti. Somigliava parecchio a Glenn Close in Attrazione fatale… Aveva un problema: un sorriso raggelante… da psicopatica, che faceva rizzare i capelli in testa” – si dica sicura che, dopo la festa di Capodanno svoltasi in casa la sera prima, il figlio sia partito per raggiungere il college dove studia, nel Maine. Dove, però, sembra che Scott non sia mai arrivato.

Ma benché sia effettivamente fuggito a nascondersi dalla sua antica baby-sitter, Lorraine, d’una decina d’anni più vecchia – i due adesso hanno una storia e lei all’inizio cercherà di depistare i detective per proteggerlo – alla prova dei fatti e degli alibi il giovane risulterà innocente. Nelle ore in cui Annie e la piccola Susan venivano uccise era a una festa con altri amici e poi ha trascorso la notte con Lorraine.

Tutto da rifare, dunque, per Meyer e Carella, visto che tra l’altro nello stesso palazzo – ma in un altro appartamento – la stessa notte del duplice omicidio è stato commesso anche un furto subito denunciato dai signori Unger, Shirley e Charlie:

Una bella bruna sulla trentina… Sapeva d’essere attraente e si comportava da tale. Suo marito non si tolse la giacca a vento… forse voleva suggerire ai due agenti di sbrigarsi. Lasciar intendere con sottigliezza che a lui non importava un bel niente della bambina soffocata nell’appartamento qualche piano più sotto… Tutto quello che gli importava sapere era che cosa stavano facendo per recuperare il cappotto di cammello acquistato da Ralph Lauren per mille e cento dollari.

L’autore del furto, per quanto fino ad allora derubricato a comune ladruncolo e spacciatore di medio calibro, potrebbe però nell’occasione aver avuto bisogno d’uccidere: ad esempio, se fosse stato sorpreso da Annie nell’atto d’entrare in un secondo appartamento…

Imbattutosi nel pestaggio del portoricano José Herrera e sottratta a fatica la vittima alla furia degli aggressori, l’agente Kling si trova nel frattempo al centro d’una faida tra bande rivali: tra le quinte, l’arrivo in città d’un carico di cocaina su cui tutti sembrano voler mettere le mani. Mentre Herrera, dal suo letto d’ospedale, lo accusa d’averlo consegnato a una vita d’ansia, nell’attesa dell’inevitabile secondo tentativo d’ucciderlo, e cerca di convincerlo che chi salva una vita ne è per sempre responsabile e ha l’obbligo morale di garantire al salvato protezione e sostegno…

Sullo sfondo, la città immersa nel gelo dell’inverno, dove Meyer e Carella –

Meyer sembrava ancora più intirizzito di Carella, forse perché era calvo. O forse perché aveva gli occhi azzurri. Gli occhi di Carella erano scuri, tagliati a mandorla, e gli conferivano un aspetto vagamente orientale. Tutti e due erano alti, ma Meyer sembrava ghiacciato e massiccio, mentre Carella aveva l’aria d’essere ben caldo e snello. Il perché era un mistero” – si aggirano tra il garbato, raggelante riserbo dei quartieri alti e l’altrettanto sociopatica freddezza di criminali di professione, posse giamaicane, poliziotti fanatici e informatori deviati: “Donner il Grasso non piaceva a causa della sua predisposizione per le ragazzine. Ollie il Grasso non piaceva perché era un fanatico. Per di più era quella specie di fanatico che odia tutti.

Proprio Ollie il Grasso, contattato dai due agenti in relazione al caso, è protagonista d’un fulmineo scambio di battute con Carella, italoamericano a New York alla fine degli anni Ottanta come lo stesso McBain, all’anagrafe Salvatore Albert Lombino (McBain aveva cambiato legalmente nome nel ’52): “Questi maledetti immigrati si cambiano il nome in modo che nessuno capisca che sono stranieri. Chi credono di prendere in giro? Uno scrive un libro, è un guappo, e mette un nome americano sulla copertina, ma tutti sanno lo stesso che è un guappo. Tutti dicono: ‘sai come si chiama, in realtà? Il suo vero nome non è Lance Bigelow, è Luigi Mangiacavallo. Lo sanno tutti. E ridono alle sue spalle. Dicono ‘buongiorno Lance, come stai?’ o ‘buonasera signor Bigelow, il vostro tavolo è pronto’. Ma chi crede di prendere in giro? Lo sanno tutti che è soltanto un guappo”. “Come me”, disse Carella.

Un mondo freddo, dove i rapporti umani tendono allo zero assoluto come la temperatura esterna e l’unica fonte di calore (fragile e sempre sul punto di ridursi in cenere come i fiori che spuntano controtempo in mezzo al ghiaccio) è la giovinezza delle donne a volte ancora quasi adolescenti che popolano il romanzo: colorate, sensuali, disordinate e vive finché girano per le strade inseguendo i loro sogni, cristallizzate in un’inerte perfezione una volta arrivate socialmente:“Adesso Sylvia aveva tre bambini e due pellicce, e viveva in una grande casa in stile Tudor. Non scriveva più canzoni”.

Una per tutte, l’ex baby-sitter Lorraine, che accoglie il giovane Scott in fuga dalla morte della fidanzata e dal sorriso gelido della madre:

Indossava un corta gonna rossa con calzamaglia rossa e scaldamuscoli gialli, una camicetta verde, niente reggiseno, e bassi stivali morbidi neri. Stava seduta sul divano, le lunghe gambe ripiegate sotto il corpo. Gli aveva offerto qualcosa da bere e lui aveva accettato. Liquore di mela, l’unica cosa che aveva in casa. Si era fatto riempire il bicchiere tre volte, in quei bicchieri a boccia. Era il 28 di dicembre. Fuori faceva molto freddo e il vento batteva contro le finestre del piccolo appartamento…

Traduzione: Andreina Negretti

Editore: Einaudi
Anno: 2019