Milano rapisce

Milano rapisce

L’ANGELO CUSTODE DI MATTEO SPERONI

In The Cube film del 1997 che ha ricevuto più riconoscimenti i vari festival del cinema indipendente, dei perfetti sconosciuti si ritrovavano rinchiusi in una sorta di prigione cubica con sei portelli che si aprono su altrettanti ambienti simili. Nessuno di loro si ricorda come ci sia arrivato e tutti sono estranei tra loro. La tensione psicologia e drammatica della pellicola si basa su questo: sulla possibilità che a ognuno, in qualsiasi parte del mondo, possa succedere la medesima cosa. E vivere lo stesso incubo dei protagonisti del film di Vincenzo Natali, regista americano di origini italiane.

La stessa tensione e lo stesso dramma che vivono i protagonisti di Milano Rapisce. Ultima fatica letteraria del giornalista e scrittore Matteo Speroni. Un giallo sublime, confezionato con maestria e che lascia il lettore davvero senza fiato.

PARTICOLARITA’

La particolarità del romanzo di Speroni è che a differenza del movie americano non presenta solo le “vittime” ma un angelo custode ben preciso. Qualcuno che tutti loro non pensano o immaginano di avere e che si identifica con la figura del commissario Egidio Luponi, un segugio vecchio stampo che scava, indaga, riflette.

Attraverso di lui la tensione emotiva che l’autore crea nella prigione, dove ogni persona può interagire solo con un’altra attraverso un interfono e con tempi e modi imprevedibili, viene stemperata in una dimensione più concreta e tangibile, in un mondo “di fuori” rappresentato dalla città di Milano dove è vero che si può sparire senza lasciare traccia ma si può anche essere ricordati come persone, persone che probabilmente devono essere salvate.

Milano rapisce quindi travalica l’estensione kafkiana del prigioniero alla mercé del proprio libero arbitrio. Delle proprie possibilità di riuscita e si concretizza in una dimensione metropolitana dove trovare i cattivi sposta l’attenzione dalla suspense delle stanze dei prigionieri. Per permettere a chi legge di seguire con altrettanta trepidazione le piste investigative. Un doppio registro, quindi, quello di Matteo Speroni che pur se richiama da vicino il film di Natali crea parimente una narrazione meno aggressiva e rende i protagonisti meno vigliacchi e più solidali.

I PROTAGONISTI ED IL TEMPO

Nel giallo di Natali c’è anche un elemento che crea il giusto feeling tra lettore e protagonisti ed è il Tempo, intenso come entità emozionale più che fisica perché viene negato a tutti i prigionieri che si muovono, pensano, mangiano e dormono senza più alcun punto di riferimento.

Per questo tra loro e i lettori il tempo delle pagine che scorrono finisce con il coincidere e serve l’elemento Milano insieme all’elemento Luponi per ristabilire la giusta dimensione narrativa. La città è pericolosa oltre a essere intrigante e seducente e chi tiene prigionieri le persone rapite non è altro che un prolungamento di essa.

Luponi riuscirà a liberare tutti? E i prigionieri riusciranno a conoscere prima di tutto se stessi nelle loro celle senza tempo? La bravura di Matteo Speroni è indiscutibile. Il suo raccontare è fluido e perfetto, la costruzione del suo racconto incantevole, i tempi letterari tutti da copiare. Un solo consiglio: leggete prima il libro e poi semmai guardatevi la pellicola di Natali. Se avete già visto il film del 1997 aprite il libro senza aspettarvi cloni, perché non ce ne sono!

Editore: Fratelli Frilli
Anno: 2019