L'ombra di Pietra

L'ombra di Pietra

PIETRA NEL FUTURO SEICENTESCO DI GENOVA

Nota a nobili e plebei della sua città, la Genova chiacchierina e mercantile del XVII secolo, come la tunisina, per via dei lunghi anni trascorsi in Africa come cercatrice di coralli, ma ancor più come la rabdomante, in omaggio alle sue virtù di scopritrice d’acqua e verità nascoste: Pietra, protagonista de L’ombra di Pietra, giallo storico di Lorenzo Beccati, si porta addosso questa difficile dote fin da bambina e nel tempo ha cercato, per quanto possibile, di trarne il necessario per sopravvivere, vendendo intuizioni e predizioni per un po’ di pane o qualche frutto o, più raramente, per poche monete brunite, che però non sembrano interessarle granché.

Il tutto senza dare a questa sua abilità, vera o falsa che sia, eccessivo risalto: un risalto che, in un’epoca pur sempre assediata dall’ombra dell’Inquisizione e in cui il diavolo, i maghi e soprattutto le streghe fanno ancora parte dell’immaginario quotidiano, fin troppo facilmente potrebbe risultare pericoloso.

Eppure di magico, nelle straordinarie capacità di questa giovane donna sottile e dimessa, che sarebbe graziosa, se solo lo volesse, ma che per sé ha scelto da tempo la via della minor visibilità insieme a quella (apparente) della minor resistenza; nella sua abilità d’individuare e discernere il vero dal falso nonché di schiudere, a pagamento le pieghe del futuro, di magico c’è ben poco.

In realtà, infatti, Pietra non fa che mettere a frutto le sue doti d’osservazione e la capacità di rilevare gli indizi pur minimi annidati ad esempio sulla punta di una scarpa o nel profumo d’un fazzoletto: una sorta di Sherlock Holmes retrodatato di tre secoli e, naturalmente, di sesso femminile

Io non ho alcuna facoltà. Sfrutto solo la credulità della gente. In realtà osservo e noto quello che gli altri non vedono o non vogliono vedere. Poi fingo che sia la bacchetta a risolvere ogni faccenda, do a essa tutto il merito. Sarebbe pericoloso se si accorgessero che una donna può essere troppo scaltra e intelligente.

Grazie a queste doti – e non, come tutti in città credono, alle inquietanti virtù profetiche legate a quella bacchetta di nocciolo da cui non si separa mai – la protagonista de L’ombra di Pietra riuscirà a risolvere da sola i due misteri che nel libro appaiono intrecciati: ovvero gli agghiaccianti omicidi per strangolamento da cappio che si susseguono da qualche tempo all’ombra dei carruggi, suscitando l’allarme della Serenissima, e la sparizione (legata a un probabile rapimento) di Pietro Paolo Rubens.

Ospitato nella residenza genovese di Giacomo Massimiliano Doria per dargli modo di ritrarre la splendida consorte di questi, il pittore fiammingo è infatti scomparso senza lasciar traccia dalla sera alla mattina, lasciando nello sconcerto i padroni di casa.

Pietra, che ancora una volta in omaggio al principio della minor visibilità preferisce farsi chiamar semplicemente Petra, ha alle spalle una storia cupa.

Abbandonata in fasce da una madre che non l’ha voluta – e che ricomparirà inaspettata a metà libro, piena di rimpianti e promesse che la ragazza accoglierà con comprensibile diffidenza – e cresciuta in un convento in mezzo ai boschi tra altre piccole diseredate dalla fortuna, la protagonista ha scoperto per caso, ancora bambina, di poter riscattare la propria sorte grazie alle sue presunte capacità rabdomantiche: del tutto fittizie, come si è detto, e legate semplicemente a due doti native, curiosità e spirito d’osservazione.

A partire dalla casuale, preziosa scoperta d’una sorgente d’acqua in un’estate torrida, frutto della sua passione per i proibitissimi vagabondaggi notturni ma prontamente giustificata di fronte alle suore appunto con la scoperta delle imperative virtù della bacchetta di nocciolo; fino alla miracolosa guarigione del figlio d’un nobile, anche questa legata soltanto all’abilità di rilevatrice d’indizi ma da tutti attribuita ad altri, più esoterici moventi, Pietra è diventata a poco a poco la rabdomante.

Appellativo generico e in fondo riduttivo per designare, di fatto, una vera e propria sorgente di verità: non in senso assoluto, per carità, ma proprio di tante, multiformi, piccole e grandi verità, dal sesso del bimbo che sta per nascere dal grembo d’una madre di troppe figlie, a quello del pulcino nascosto nell’uovo comprato da un contadino desideroso d’aver finalmente un gallo per il suo pollaio.

La ragazza è dunque un oracolo per il popolino, che la guarda con sospetto ma ricorre, con riluttanza venata d’inquietudine, ai suoi servigi talmente spesso che la sua fama si diffonde: consegnandola, infine, addirittura per ordine del Doge appunto all’indagine relativa alle morti misteriose che insanguinano Genova e delle quali nessuno, per il momento, sa scorgere ragione.

Una ragione che la ragazza rintraccerà percorrendo a ritroso la catena degli eventi come il più esperto dei detective, e alla quale affiancherà la vittoriosa ricerca del pittore scomparso, secondo l’incarico affidatole dallo Spinola.

L’ombra di Pietra consegna al lettore un interessante affresco della Serenissima Repubblica di Genova all’alba del Seicento, tra assassini dal volto d’uccello rapace, soldati del Bargello, aristocratici altezzosi, ritratti di signora e casolari sperduti nel bosco; e una storia oscura come una favola medievale, con una giovane strega dagli occhi chiari ad annodare e sciogliere i fili dell’intreccio.

Edizione: DeA Planeta
Anno: 2018