L'imputato

L'imputato

3° CLASSIFICATA AL 4° FESTIVAL GIALLO GARDA

Che l’autrice sia di origini sarde si intuisce da come scrive, prima ancora che dal nome. Dura, puntuta, severa, pretende l’attenzione del lettore con la gentilezza ferma di un adulto che impedisce ad un bambino di scendere le scale a perdifiato.

Così è questa scrittrice: ci vuole attenti, ci tiene sulla corda e lo fa con sapienza e autorevolezza fin dalle prime pagine di un giallo teso e pieno di suspense. Ma non c’è solo questo. C’è anche un piccolo, acuto, trattato sociologico sulle nostre paure dell’altro, del diverso. Quando l’avvocato Anna Ferrari – al centro del racconto – si reca per la prima volta in vita sua al mercato multietnico di Porta Palazzo che per i torinesi “purosangue” è sinonimo di povertà, degrado e “stranezza”.

Nella descrizione dell’ansia sospettosa con la quale la giovane donna si aggira in questo corpo estraneo incuneato nelle sue abitudini borghesi, c’è  lo sguardo dell’italiano medio che spia da lontano e giudica senza possedere tutte le conoscenze necessarie. Vedendo pericoli inesistenti ed ignorando quelli reali. I suoi timori, i suoi preconcetti, sono spesso anche i nostri, ma Anna è donna colta e intelligente e sa riconoscere i propri limiti per ricominciare a ragionare su basi più solide ed obiettive.

UNA RIVOLUZIONE PSICOLOGICA E CULTURALE

E così, l’omicidio di una donna africana e l’assunzione della difesa dell’uomo accusato di averlo compiuto, diventano un viaggio in terre sconosciute. Una rivoluzione psicologica e culturale. Anna Ferrari viene spesso soffocata dal panico, dalla solitudine, dalla paranoia, ma ogni volta si “resetta”. Alza il mento, stringe il fascicolo dei documenti al petto e riprende il suo cammino, cercando di superare diffidenze. Proprie ed altrui e schivando minacce vere o presunte.

Tutto questo, in un clima di suspense che non cede mai e ci taglia il respiro. E’ una bella lettura, anche se ogni tanto vien da scuotere le spalle della nostra eroina per chiederle “ma fino ad oggi, dove hai vissuto?”, però la sua eccessiva astrazione dal mondo vero – fatto di carne e sangue – ci fa anche tenerezza, compatiamo la sua tardiva perdita dell’innocenza e le camminiamo al fianco sia per farle compagnia (ne ha proprio bisogno), sia per capire come andrà a finire questa storia buia ed emozionante.

Leggiamo, ci emozioniamo, ragioniamo e ci rendiamo conto che non abbiamo perso il nostro tempo. Forse, questo giallo, riesce anche ad arricchirci umanamente. E’ un bel traguardo.

Editore: Newton Compton
Anno: 2016