L'arcano della papessa

L'arcano della papessa

INTRIGO ALLA CORTE DEI BORGIA

Esatta ricostruzione del contesto storico di riferimento, netta caratterizzazione dei vari personaggi, immaginifiche ed efficaci descrizioni dei luoghi, narrazione scorrevole e mai stancante.

Sono questi gli ingredienti del noir di Luca Filippi dal titolo “L’arcano della Papessa – Intrigo alla Corte dei Borgia”, edito nel 2009 per i tipi di Leone e ricollocato nel 2016 all’interno della collana “Orme”.

La vicenda che dà origine allo story-telling è il rinvenimento, a pochi giorni dal solstizio d’inverno del 1499, nei pressi del fiume Tevere a pochi passi dai palazzi delle gerarchie dello Stato Pontificio, in una Roma – culla della cristianità – già eccessivamente corrotta da turpitudini sessuali di ogni genere e lotte intestine per la conquista del potere temporale, del cadavere di don Lucio, segretario particolare dell’eminente cardinale Alessandro Farnese.

Il porporato, intenzionato a far luce sull’accaduto, incarica delle indagini il proprio medico personale, Tiberio di Castro, che – dopo una serie di incontri con le più influenti donne romane del tempo: Lucrezia Borgia, Sancia d’Aragona e Giulia Farnese in Orsini – si trova, vieppiù imbeccato da una enigmatica e misteriosa ancella (a propria volta morta avvelenata), a investigare su una vera e propria spirale di uccisioni sacrificali instaurata da una setta neopagana capeggiata dalla Papessa, appunto, e destinata a concludersi con l’ulteriore assassinio rituale di un’altra vittima innocente.

Tiberio, spalleggiato dal futuro Papa Paolo III (con questo nome Alessandro Farnese ascenderà più tardi alla Cattedra di San Pietro), inizierà una corsa contro il tempo, che lo porterà a girovagare in cerca di indizi entro tutto il perimetro del contado papalino (e in Tuscia, segnatamente), sovente a rischio della propria stessa vita e altresì combattendo contro la parossistica ossessione della caccia alle streghe, molto in voga nel sedicesimo secolo.

Voce narrante è quella dello stesso medico inquirente, che fa sfoggio di un istruttivo eloquio forbito ed elegante. Decisamente suggestivi i tratteggi dei dettagli delle pratiche esoteriche dei gruppi extra-religiosi al tempo diffusissimi.

Né si può tacer di una restituita giustizia al dipinto “Il Bambin Gesù delle mani” del Pinturicchio, per anni ritenuto inesistente e meramente leggendario. Il finale non è banale e riserva un colpo di scena affatto scontato.

Il ritratto della Roma di ambientazione è impietoso: ne vien fuori una città sordida e depravata ma non per questo meno affascinante e accattivante di quella odierna, certamente più sana e salubre pur con tutte le proprie criticità.

Insomma, un ottimo romanzo; ma climaticamente invernale, visto il periodo di svolgimento dei suoi accadimenti.

L’AUTORE

Luca Filippi, classe 1976, romano, medico di professione; non a caso, “collega” di Tiberio di Castro, protagonista dei suoi fortunati libri, tradotti in numerose lingue.

Musica ritenuta opportuna: La raffinatezza del romanzo “impone” la lettura durante l’ascolto dei liuti di Jean Baptiste Besard.

Bevanda suggerita: Passito di Sagrantino di Montefalco (ottimo vino umbro, dall’elegante tannino e dalla lunghissima persistenza).

Cibo: Nociata viterbese (dolce del capoluogo dell’alto Lazio, a base di noci trite e miele), da servirsi su una foglia d’alloro.

Editore: Leone
Anno: 2007