La Fuggitiva (Il primo caso del commissario Gérard)

La Fuggitiva (Il primo caso del commissario Gérard)

NEL LABIRINTO COL CUORE IN GOLA

Opera prima di questo autore italianissimo, nonostante il cognome e l’ambientazione della storia. Salta subito all’occhio (e stupisce parecchio) la sicurezza della scrittura e l’impressione che questo “neofita” abbia stoffa ed idee chiare; il racconto si dipana tra due realtà molto diverse: l’assolata Marsiglia ricca di luce, odori, spezie neanche fosse Algeri e la contegnosa Epernay, non lontana da Parigi, dove il colore predominante è il grigio e i contatti personali vanno dal freddino al gelido.

Già questo mostra come Lefebvre abbia imbastito sapientemente la vicenda, che ci fa continuamente rimbalzare non solo da un delitto a un altro, ma da una concezione di vita ad un’altra. Per poi scaraventarci nel nord Europa e successivamente nei Balcani, con un effetto Spektra (ricordate? L’agenzia del Male di 007) che toglie davvero il fiato.

Non desidero raccontare la trama sia perché è piuttosto densa e aggrovigliata, sia per non rovinare il gusto della scoperta ad ogni pagina; ci sono abili, ma non specchiati, analisti informatici, integralisti islamici, la bellissima Sahar (la fuggitiva del titolo) che per leggerezza patologica, cuore tenero e sventatezza si ritrova a navigare a vista in una realtà da incubo e c’è il commissario Gérard che deve dipanare questa matassa intricata tentando al contempo di puntellare la sua vicenda personale non particolarmente felice.

Gérard vorrebbe chiedere qualcosa, ma non gli viene in mente nulla. Nulla che abbia un senso. Neanche un arrivederci; saluta l’ispettore con un gesto della mano ed esce in strada, Moreau è due passi più indietro. Al primo bar si siede, Moreau lo imita. Per un po’ non parlano, meglio stare zitti a guardare la gente piuttosto che riempirsi la bocca di frasi inutili. Poggia il bicchiere di Pernod sul tavolino, toglie un filamento di tabacco dalle labbra, accende una sigaretta e l’aspira voluttuosamente come se volesse bruciarla tutta in un respiro. Ha un peso sugli occhi e uno stato d’animo orrendo. Vorrebbe spaccare il mondo, lanciarsi per le strade della città, trovare l’assassino, strozzarlo con le sue mani. E invece sta lì come un idiota senza lo straccio di un’idea.

E allora, se non parliamo della trama, di che parliamo? Dell’emozione. Perché questo è un racconto pieno di pathos, colpi di scena, figure umane di spessore e orrendi personaggi meta-bestiali; è un libro bellissimo che si legge, si annusa, si respira. E fa tremare le vene nei polsi. Cosa vogliamo di più da un noir?

Forse da un noir non pretendiamo altro, ma da Carlo Lefebvre vogliamo presto, prestissimo un nuovo libro che ci faccia battere il cuore.

Editore: Giunti
Anno: 2020