Il fondo della bottiglia

Il fondo della bottiglia

TOCCHIAMO IL FONDO PER NASCONDERCI ALLA REALTA’

Leggere Simenon è come cancellare il genere ed entrare in sintonia con la vera letteratura. La letteratura con la L maiuscola. “Il fondo della bottiglia” è romanzo noir di Simenon che fa parte della interessantissima serie scritta dall’autore francese senza il suo famoso commissario Jules Maigret.

Titolo perfetto, non casuale e sintesi di un centro narrativo alquanto bizzarro ed originale: l’alcool. Scritto a Tumacacori nel 1948 ne venne tratto un bellissimo ed omonimo film nel 1955 dal regista Henry Hathaway. Ambientato a Nogales, al confine tra Stati Uniti e Mexico, Simenon mette in scena la tragedia di una famiglia e di una società arrocata nei suoi ranch, una società piena di segreti a partire dal protagonista P.M.

Piove, piove tanto e non sembra voler smettere, piove in tutte le pagine del romanzo, il sole splende solo quando sembra che ci sia una possibilità per questa società di uscire dalla loro claustrofobica condizione, anche mentale. Tutto è liquido, la pioggia, il fiume che s’ingrossa ed isola la piccola comunità borghese e l’alcool che abbonda e scorre in tutte le pagine. Sempre si beve, ad oltranza. Non si va mai a letto, si sta tutti insieme ad aspettare che la pioggia (tanto attesa) finisca e nel frattempo si beve. Si beve per tutto il romanzo. Ed è questo bere, senza senso, bere per pulirsi delle bevute precedenti, per farsi passare la sbornia che conduce il lettore all’ inevitabile epilogo.

Un romanzo sul rapporto di due fratelli, uno scappato di prigione e l’altro che ha tagliato i ponti con la sua famiglia cambiando persino il suo nome. Forse un viaggio catartico di Simenon per la morte del fratello l’anno precedente. Morte che, a detta della madre, sia stata causata inconsapevolmente dal famoso scrittore stesso.

Si sente nel romanzo chi sia nella realtà Simenon, che non ha rinnegato la famiglia, ma che a chiesto un atteggiamento consono al suo prestigio di scrittore. Una provincia  fisica che rappresenta il mondo per uno scrittore conosciuto. Grazie alla sua fama gli occhi del mondo sono puntati su di lui, come l’anonimo sente gli occhi nella sua piccola società quotidiana.

Teneva il bicchiere in mano, guardando distrattamente il pallido goccio di whisky rimasto sul fondo. Sembrava che volesse ritardare il piacere di bere l’ultimo sorso, e forse era proprio così. Alla fine, quando lo ebbe mandato giù, continuò per un pezzo a fissare il bicchiere vuoto.

Un romanzo intenso, dai forti dialoghi tipici di Simenon, un’ambientazione cupa, come nei migliori noir. Toni forti, dialoghi a mezza bocca, bicchieri che si riempono. Letto d’un fiato, come bere un bicchiere di whisky, come nei migliori romanzi di Simenon.

Traduzione: Francesca Sala

Editore: Adelphi
Anno: 2018