Il codice Byron

Il codice Byron

CACCIA ALL’ASSASSINO TRA INDIZI ESOTERICI E SEGRETI SEPOLTI

Una fiction con una discreta regia. Dopo un’introduzione “tecnica” per presentare l’esordio delle indagini, ci si trova coinvolti in una piacevole escursione descrittiva tra le ricchezze archeologiche della campagna romana.

I protagonisti – Patrizia (la poliziotta titolare dell’indagine) e Giulio (un ciclista appassionato d’arte e storia) – sono simpatici e sicuramente molto in forma. Dopo un flirt al liceo, si ritrovano da
adulti: fin qui tutto bene, ma poi tra loro si svolge tutto così velocemente che si ha la sensazione di aver perso qualche passaggio, sia dal punto di vista emotivo sia da quello narrativo. E questo toglie un po’ di quell’elettricità che invece andava alimentata per bene.

Tuttavia, questa piccola delusione è subito dimenticata quando la telecamera si sposta sul buio set della Roma sotterranea, delle catacombe e dei cunicoli, dove aleggiano misteri antichi, legati
all’occultismo e alla Chiesa. L’ombra di un’orribile leggenda si allunga, ma poi qualcosa di molto terreno e altrettanto pericoloso s’insinua: interessi temporali, per nulla spirituali. Patrizia e Giulio sono coinvolti nella vicenda più di quanto loro stessi sappiano? Cosa è realmente accaduto anni fa nelle loro vite?

Tra incubi ricorrenti, paure inconsce, indizi esoterici e segreti mai riemersi dal passato, la trama è nel complesso ben orchestrata dall’autore Fabrizio Cennamo. La struttura è quella di una caccia al tesoro “alla Dan Brown”, ma in salsa all’amatriciana. Un’amatriciana light e senza pretese – come deve essere una fiction – preparata da chi conosce davvero gli ingredienti della Città Eterna e dei suoi misteri millenari.

Editore: Delos
Anno: 2019