Gelidi abissi

Gelidi abissi

PER CHI SUONA LA CAMPANA

Partiamo dalla cover. Due sono le sensazioni immediate. La prima è che si parlerà di una nave, dato che in primo piano c’è un oblò. Oppure di un viaggio in mare. Di un lungo viaggio in mare, perché dal vetro si vede la statua simbolo degli Stati Uniti che fa subito pensare alle migrazioni di un tempo passato. La localizzazione temporale si evince anche dai toni color metallo vecchio dell’immagine, dalla ruggine che sta attaccando la cornice rotonda e cola sul cristallo.

Sarà che ho sempre amato il mare, i viaggi e le avventure, ma la trovo accattivante. E anche molto ben centrata, nel momento in cui leggo la trama.

Una storia che certo non si può definire nuova!

Ha avuto un gran coraggio l’autore a scrivere l’ennesima narrazione sugli eventi che portarono l’Inaffondabile Titanic a inabissarsi. E vi ha addirittura inserito una storia gialla anzi nera, direi. Ecco, secondo me è stato questo filo giallo che corre lungo tutte le solite scene della prima classe, tra abiti sontuosi, gioielli, cene da gourmet e sigari costosi che riesce a trattenere il lettore avvinghiato alle pagine, come se ignorasse il finale.

È stata una scommessa. Pensare di portarci con ansia a un epilogo conosciuto in tutto il mondo, è stata una vera scommessa. Vinta solo in parte, tuttavia. Perché se è vero che continuavo a girare le pagine, incuriosita da quella sottotraccia di dolore e punizione che traspare dalla narrazione, da quel segreto che volevo scoprire, è pur vero che gran parte del libro si fonda per forza di cose su troppo di già sentito, e seguire quei personaggi nella loro lussuosa vacanza già troppe volte descritta, un poco annoia.

È molto apprezzabile, in ogni caso, e il libro merita di essere letto. Magari, se il Gagliardini si fosse intrattenuto meno in quel mondo sfarzoso e avesse invece indugiato maggiormente sul pregresso, la suspense sarebbe stata sicuramente maggiore.

Editore: Bonfirraro
Anno: 2020