Delitti a Castel Campo

Delitti a Castel Campo

UN TERRITORIO QUASI SCONOSCIUTO

Se la particolarità del giallo italiano è la territorialità, questo romanzo della scrittrice milanese (trentina di adozione) Tea Vergani ha fatto centro. La scrittrice ci racconta di un territorio che nelle pagine dei romanzi poco abbiamo visto, il trentino. Sicuramente ci sono tanti scrittori ma molti hanno egregiamente parlato di Bolzano, alcuni della città di Trento ma pochi si sono avventurati quasi a ridosso del lago, nel nostro genere.

La vicenda narrata si svolge nelle valli Giudicarie, tra Fiavè, Lundo e Castel Campo, ma non si ferma in quei confini travalica le montagne con delle incursioni in Germania.

Un corpo viene ritrovato su di altare di una chiesetta medioevale a Lundo. Un corpo che è estraneo ai luoghi e alle persone che li abitano. Persone tranquille che vengono raccontate dalla Vergani anche nella loro quotidianità. La scrittrice, oltre ad aver confezionato un giallo avvicente che si snoda tra il passato ed il presente, ci immerge nella vita trentina.

L’avventura capitanata da Liro e Osso ci racconta un territorio che molti non conoscono. La scrittrice lo fa partendo dalla cronaca, un morto da quelle parti potrebbe essere stato ammazzato da un orso. Ma poi vira nel passato, un periodo non semplice, la grande guerra che li ha visti diventare italiani.

Tea Vergani, come detto all’inizio, trentina di adozione, è l’adottata riconoscente che vuole ringraziare i suoi genitori con un omaggio… E questo lo è. Da trentino mi sento di aggiungere che l’autrice ha camminato sul filo dell’omaggio, in alcuni punti la verità ha superato la lode. Ed io su questo forse avrei spinto l’accelleratore ma penso che la scrittrice avrà sicuramente altre occasioni.

Il cadavere della donna si stava decomponendo sdraiato di schiena sulla mensa dell’altare. Era rimasto poco della chiesetta medievale, senza tetto e con mura cadenti, solamente l’altare di pietra si era preservato nei secoli, anche se esposto ai cicli della natura. Sulla superficiepiana della mensa, il corpo stava diventando solo un ammasso molliccio e vischioso, sdraiato come se mani amorevoli lo avessero portato lí e messo in posa, quasi fosse il corpo di un martire o di una santa, per mostrarlo alla devozione dei fedeli.

Editore: Reverdito
Anno: 2020