Amok. Le stragi dell'odio

Amok. Le stragi dell'odio

AMOK E’ LA FORMA DELL’ODIO

A quindici anni dall’uscita del saggio dedicato al fenomeno dei serial killer, ecco un nuovo volume firmato dalla coppia Carlo Lucarelli e Carlo Picozzi. Amok, Le stragi dell’odio è un libro forte, denso, coinvolgente, dedicato al fenomeno dell’omicidio di massa. Un fenomeno a cui la cronaca ci ha purtroppo abituati, con continue stragi sul posto di lavoro, a scuola, in famiglia e nelle normali attività della vita quotidiana.

Amok è un antico termine malese usato per descrivere l’invasamento di giovani uomini, che uscivano per le strade dei loro villaggi e uccidevano chiunque si ponesse sul loro cammino. Una ferocia incontenibile che si spegneva così come era venuta, lasciando dietro di sé lacrime e sangue. Un atto improvviso e apparentemente inspiegabile. Un momento di follia. Sì, ma perché tanta furia omicida? È possibile tracciare un quadro psicologico che renda riconoscibile un potenziale rampage killer?

Queste sono le domande a cui gli autori, con ritmo e rigore, cercano di dare una riposta, usando quel tipico modo di esporre gli eventi, che caratterizza le migliori puntate di Blu notte.
Un esempio dopo l’altro, Lucarelli e Picozzi ricostruiscono l’esistenza di chi, spesso senza apparente motivo, esce di casa per uccidere. L’uomo della porta accanto. Più raramente la donna, spesso il ragazzo. Persone discrete, riservate, così schive da passare quasi inosservate. Persone che inanellano fallimenti e dolori senza che nessuno vi faccia caso, senza che si dia peso alle loro stranezze. Tipi normali, ma un po’ inquietanti. Di quelli che saluti, tenendoli a dovuta distanza.

Nella maggior parte dei casi queste persone sono vittime di un raptus, dall’equilibrio mentale che si infrange. Ma cosa porta a quell’attimo di lucida follia? Gli autori danno la più semplice delle risposte: l’odio.

La vita degli individui che compiono un gesto così estremo è segnata da un odio sordo e profondo, alimentato dalla rabbia. Un circolo vizioso con un detonatore innescato. Un detonatore che un giorno, magari per un motivo banale, esplode e dà il via alla catena di morte. Insensata, brutale e spesso conclusa con il suicidio dell’attentatore. L’odio e la rabbia non si possono però liquidare come semplici sentimenti privati. Le loro ceneri covano nel quotidiano ed è giusto allargare lo sguardo per comprendere meglio gli eventi.

Vediamo allora come la società troppo spesso sostiene questi sentimenti e fornisce gli strumenti per dare sfogo all’ira. Non a caso la maggior parte delle stragi avvengono negli Stati Uniti, dove esiste una mentalità indulgente verso l’uso delle armi e un’estrema facilità a procurarsene. Anche la famiglia ha le sue responsabilità. Quando manca di affetto e coesione. Quando è distratta e ignora, per paura o ignoranza, segnali evidenti di ira e disagio. Per non parlare poi di tribunali e medici, che per vari motivi sottovalutano i rischi e non forniscono le cure necessarie a chi ha bisogno di aiuto.

Il soggetto a rischio rimane così chiuso in una gabbia, caricato dall’odio e dallo squilibrio mentale. È costantemente sotto pressione e appena trova un appiglio adeguato per la sua rabbia, un motivo valido che lo giustifichi, parte la strage. A quel punto non importa chi è la vittima. Basta che appartenga al gruppo verso cui l’odio si indirizza. Più ne muoiono, più forte è l’appagamento, il senso di rivincita verso un mondo che si ritiene ingiusto o non conforme al proprio pensiero.

Il libro ha una limpidezza narrativa che ne rende scorrevole la lettura, ma nonostante questo non può essere letto d’un fiato. L’esposizione serrata di violenza e disperazione, tutte le vite infrante di vittime e carnefici, entrano dentro e ti svuotano. Procedendo nella lettura, ti rendi conto che anche tu, senza saperlo, potresti trovarti un giorno nel posto sbagliato al momento sbagliato. E arrivi a comprendere che l’unico modo per ridurre al minimo il rischio di strage, è non voltare mai la testa e contribuire, ognuno con i propri mezzi, a neutralizzare ogni forma d’odio.