Addicted

Addicted

SENZA LE NOSTRE DIPENDENZE SAREMMO VERAMENTE NOI?

Se qualcuno bussasse alla vostra porta e vi dicesse che ha un metodo per liberarvi da tutte le vostre dipendenze e farvi vivere una vita più serena e rinnovata, accettereste? Dopo aver letto il romanzo di Roversi la risposta potrebbe essere: dipende.

I protagonisti del nuovo romanzo di Paolo Roversi lo fanno senza riserva perché credono fermamente che il metodo che gli è stato proposto funzionerà alla perfezione e loro si potranno liberare una volta per tutte dai loro addicted, dalle loro dipendenze appunto.

Tutto nasce dall’idea di Grigory Ivanov, magnate russo sessantenne che propone alla brillante e bellissima psicologa Rebecca Stark di usare il suo metodo, il suo studio, su cui sta lavorando da tempo, per curare persone vittime delle proprie dipendenze. Si tratta, appunto, del metodo Stark che la psicologa ha usato proprio su Ivanov e che lo ha guarito facendolo tornare libero da tutte le sue dipendenze. Il magnate ha pensato in grande. Non solo Rebecca potrà sperimentare il suo metodo su altre persone ma dirigerà anche Sunrise, la prima di una serie di cliniche all’avanguardia, disseminate in tutto il pianeta, che aiuteranno le persone ad affrancarsi dalle loro peggiori addiction. E dopo una campagna pubblicitaria internazionale, il primo centro apre proprio in Italia, in Puglia, all’interno di un’antica masseria ristrutturata, circondata da campi e ulivi. Un posto perfetto per accogliere i pazienti che, come parte integrante della cura, dovranno lavorare, cucinare e dedicarsi alle pulizie. Vivranno, insomma, come una piccola comunità isolata. Iniziano ad arrivare richiesta da ogni parte del mondo ma solo sette persone, di varia nazionalità, vengono scelte da Rebecca e dal suo assistente per dare vita al progetto.

Sunrise può aprire le sue porte e curare addicted come droga, desiderio di perfezione fisica, gioco d’azzardo, voyerismo e autolesionismo. Il metodo Stark è il viatico per una vita nuova ma tutto sembra letteralmente naufragare con la scomparsa misteriosa di alcuni ospiti della masseria e sotto un temporale battente che impedisce agli altri di abbandonare la struttura.

Paolo Roversi aveva in mente una precisa narrazione quando ha pensato a Addicted e l’ha seguita dalla prima all’ultima pagina del romanzo creando qualcosa di più visivo che letterario, dove le ambientazioni svolgono un ruolo più forte e importante dei dialoghi, dove la costruzione dei personaggi è talmente perfetta che a tratti il racconto quasi scompare e gli addicted così precisi e realistici da sentirseli tutti addosso a mano a mano che si legge. Se a questo si aggiunge che il thriller sembra un vero omaggio a un certo filone cinematografico che ha incantato più di una generazione si comprende come mai il romanzo di Roversi abbia bruciato la prima tiratura in poche settimane. Non è mai facile decretare il successo di un libro perché le variabili che lo determinano sono sempre imprevedibili ma con Addicted si può provare a raccontare sensazioni da lettore. Roversi ha scritto qualcosa che sapeva scrivere e lo ha fatto nel migliore dei modi, quello che non sapeva o non immaginava era come si sarebbe trasformato il suo lavoro letterario nelle mani di chi legge. Addicted è uno specchio, un portale, un nastro trasportatore. Non si può leggere il libro di Roversi senza pensare di essere uno dei protagonisti anche se si ha un addicted differente e anche se quell’addicted è del tutto innocuo come passare ore in una profumeria a scegliere il rossetto giusto. Questa è la forza di questo thriller. Questo è ciò che lo rende speciale e particolarissimo. Sì la storia regge, sì l’autore scrive bene, ma Addicted è il vetro che rimanda una immagine al lettore, precisa o contorta non importa, quello che importa è che il romanzo travalica ogni genere letterario per materializzarsi in quello che siamo o in quello che ci fa più specifici ed esclusivi in confronto agli altri. Addicted è tutto questo e va letto assolutamente!

Editore: SEM
Anno: 2019