A regola d'arte

A regola d'arte

UNA TERRIBILE VERITA’ LEGA LONDRA E L’ITALIA

Durante l’inaugurazione di una mostra in una galleria d’arte moderna di Londra, sistemato come se fosse una della tante composizioni trasgressive e violente dell’esposizione, viene rinvenuto il cadavere di un uomo con la gola squarciata.

Le indagini iniziali rivelano che la vittima era un top manager della City, ricchissimo benefattore, conosciuto da tutti i personaggi influenti nel mondo politico e finanziario di Londra, apparentemente senza nemici.  L’ispettore Riddle (cognome scelto perché in inglese significa ENIGMA e anche in onore di un potente MAGO oscuro, personaggio di Harry Potter) capisce di avere tra le mani un caso molto delicato . Il comandante Gardiner fa pressione su Riddle e gli intima di chiudere il caso in fretta e senza clamore, ma il detective è testardo e determinato e non accetta vincoli né compromessi.

Resterò qui e lavorerò giorno e notte fino a quando non avrò sbattuto in galera quel branco di porci mafiosi che credono di potersi comprare tutti quanti! Io, a differenza di te , non sono in vendita, non voglio fare carriera e me ne fotto delle pressioni politiche!

Contemporaneamente a Bologna l’ispettore Gerace non si dà pace per il caso di quattro bambine scomparse anni prima e delle quali non si è più avuta notizia. Il caso di “Filippo il pagliaccio”, sequestratore e probabilmente assassino, è ancora una ferita aperta nell’animo di Gerace, che ha ricevuto una mail in cui l’omicida gli chiede di fermarlo. L’aiuto della vice ispettrice Di Natale, esperta indagatrice dei misteri della rete e sua compagna, si rivela fondamentale: le tracce portano a Londra ed è lì che che si sposta poi la vicenda.

Nel frattempo altre morti si susseguono nel mondo della City e Riddle è convinto che siano riconducibili al riciclaggio di denaro sporco; egli indaga a fondo, anche se continua ad incontrare ostacoli ed omertà sul suo percorso investigativo.

In parallelo, nel quartiere periferico e multietnico di Brixton, scompare una bambina.
La madre si rivolge ad una poliziotta sua amica, Amanda Jefferson, partner di Riddle.
La piccola è figlia di uno dei capoclan della zona, in carcere per spaccio droga. Il fatto rischia di far esplodere una nuova guerra tra gang.

Entrambe le indagini continuano e il ruolo giocato da Peter McBride, carismatico ed eroico poliziotto cresciuto nei ghetti violenti, diventerà fondamentale.

Stefano Tura riprende parte della storia e alcuni personaggi dai romanzi precedenti (Tu sei il prossimo e Il principio del male), creando una trama molto ben congegnata che ha fra i protagonisti una Londra dalle mille facce. L’autore conosce a fondo quali sono le varie realtà di questa città, anche quelle più nascoste.  A tratti è narrata una Londra elegante e ricca, dei galleristi , degli immobiliaristi e dei proprietari di ristoranti, contemporaneamente è descritta anche una Londra fatta di microcosmi come la comunità giamaicana di Brixton, i sudamericani di Elephant e Castle, i ragazzi italiani che lavorano nei ristoranti per pagarsi gli studi: una città nella quale emerge il contrasto tra il centro finanziario ricco e snob, corrotto, amorale e in odor di mafia, e la povertà e la violenza dei ghetti nelle mani delle gang in lotta tra di loro.

L’autore  articola il suo romanzo su più piani narrativi e fa avvicendare in parallelo tre storie differenti con protagonisti diversi che convergono poi nel brillante finale.

I personaggi sono ben tratteggiati: i ricchi sono arroganti e senza scrupoli, gli investigatori sono tutti spiriti liberi, animati dalla ricerca della verità, in particolare le donne sono personaggi molto interessanti, da scoprire. I temi trattati sono attuali ed importanti e la narrazione avvince pagina dopo pagina il lettore che non riesce più a staccarsi dal romanzo e viene coinvolto in un crescendo di emozioni fino al sorprendente finale.

A regola d’arte è un romanzo che non appartiene ad un solo genere: è un thriller e al contempo noir, con un pizzico di giallo, un po’ di hard boiled e di poliziesco, (definizioni date dall’autore in una sua presentazione a Londra a novembre 2018!) che si apprezza anche senza aver letto i due libri  precedenti.

L’autore si è ispirato a fatti reali rielaborandoli con grande maestria. La scrittura è perfetta, chiara ed efficace: si nota che il libro è molto ben costruito, ma non risulta eccessivamente complesso, anzi è veramente avvincente. Un libro “duro” in cui il confine tra giustizia e vendetta è molto sfumato, un libro che vi farà trattenere il fiato fino alla fine, un libro da non lasciarsi sfuggire!

Stefano Tura è giornalista e scrittore e vive a Londra dove lavora come corrispondente per la Rai dal 2006. Ha pubblicato nel 2002 il suo primo thriller, “Il killer delle ballerine”; ed ha vinto numerosi premi letterari.

Edizione: Piemme
Anno: 2018