tutto torna
Gialli Contemporanei

Tutto torna di Leonardo Palmisano, Anno 2018

Ott 20, 2020 Manuel Figliolini
Trama 90
Suspense 90
Scrittura 90
90
Il nostro voto 90

IL BANDITO MAZZACANI CI CONQUISTA TUTTI

Non conoscevo questo scrittore e non conoscevo i suoi romanzi editi da Fandango con protagonista Carlo Mazzacani. Me li ha fatti conoscere Riccardo Sedini, che me lo ha consigliato aggiungendo di leggerlo dal suo primo romanzo. Ed è di questo che vi voglio parlare. Un romanzo che ho divorato e che mi ha tenuto sospeso sul filo del rasoio fino alla fine. Un vorticoso romanzo che parla di mafia con la mafia.

La prima cosa che salta agli occhi del lettore è che qui, nel romanzo di Palmisano nessuno è eroe, tutti sono cattivi. E risveglia in noi la capacità atavica di lettori nel dover, per forza, entrare in empatia con uno dei personaggi. Normalmente è il protagonista, colui che porta giustizia, quello “buono”. Invece Palmisano ci scardina tutto, anche questa certezza, ma noi, lettori scavati e abituati, ci affezioniamo al meno peggio: Carlo Mazzacani.

Carlo Mazzacani è un bandito pugliese che cerca di sopravvivere in mezzo alla Sacra Corona Unita. Uno che in mezzo alla mafia pugliese cerca di trovare una propria identità. Un bandito, che con il suo “socio” Mascione, cerca di difendere i propri valori, se così si possono chiamare. Palmisano ci disegna un personaggio con una propria morale e con la mafia ci racconta della mafia che colpisce tutta la Puglia dal nord al sud.

Eccovi la nostra presentazione a #Hollybookparty #2:

I sacristi sono a Bari, Brindisi, Taranto, Ostuni e tutti i clan hanno un loro capo che cerca di mantenere salda la propria posizione nel proprio territorio e tutti vogliono far parte della Commissione. Tutti vogliono primeggiare. Con i loro modi che Palmisano ci racconta in una narrazione colloquiale che ci permette di entrare dentro ai meandri dei sacristi. C’è anche la polizia, nel romanzo di Palmisano, ma è il complemento necessario ma non indispensabile che serve a collocare meglio, nella narrazione, il ruolo alle volte marginale nella malavita pugliese. La narrazione di Palmisano, che sembra assente di suspense è pienissimo di colpi di scena. Il più grosso è la spiegazione di certi meccanismi a molti estranei.

Tra la fiction e la realtà, conosciuta molto bene dall’autore, ci sembra di leggere qualcosa di lontano, non vicino sia nello spazio che nel tempo. Invece Palmisano ci sbatte in faccia una realtà presente e viva. Una morsa che lavora sottoterra e sembra non toccare nessuno, ma che invece modifica il territorio e il modo di agire degli altri.

La pioggia s’inchiodava al parabrezza dell’Audi Q7 nera. I tergicristalli assecondavano il ritmo del temporale, senza riuscire davvero a pulire gli sputi di sabbia sahariana mista ad acqua che cadevano dal cielo. Sul sedile posteriore Antonio De Guido – meglio noto come Zi’ Nino o più semplicemente Nino – giocava a briscola on line contro un avversario sconosciuto, accarezzando la piccola testa bruna di Maria, la sua unica nipote.

Editore: Fandango
Anno: 2018