Thriller

Trentasei colori del buio di Raffaele Aveta, Anno 2018

Ago 08, 2019 Gabriella Grieco
Trama 100
Suspense 80
Scrittura 90
90
Il nostro voto 90

UN TAGLIO FEMMINILE DALLA VOCE DI UN UOMO

Non racconto mai la trama, quando scrivo una recensione. Chi mi legge lo sa. Tanto, chi vuole conoscerla la trova senza problemi in rete, non c’è bisogno di inutili ripetizioni. Io invece preferisco lasciare le mie sensazioni, condividere il sapore del libro, offrirne un assaggio.

Intrigante, questo libro. Anche difficile, per certi versi. Di sicuro un thriller non comune, con contaminazioni mistico/religiose. È un romanzo da leggere con la mente aperta e una discreta dose di attenzione. Voglio dire, non va letto sotto l’ombrellone, al mare, a meno che non siate su una spiaggia semideserta. Dico questo perché, se lasciate che l’ambiente che vi circonda vi faccia distogliere il pensiero dalle parole che avete davanti agli occhi, rischiate di perdervi dei passaggi importanti. E sarebbe un vero peccato. Alla conclusione ci si arriva lo stesso, perché prima di ogni altra cosa questa storia è un thriller e come tale si fa seguire, adrenalinico il giusto. Ma è anche di più. Sono convinta che l’autore sia o uno storico appassionato esperto di cultura e religione ebraica, o uno che ha svolto un notevole lavoro di conoscenza e approfondimento di queste tematiche. Quindi, distrarsi equivale a perdere questi particolari e siccome sono particolari di pregio, si perderebbe molto.

Essendo donna, mi è piaciuto molto il taglio femminile dato dall’autore alla trama già dalle prime righe in cui fa affermare al protagonista: “Non so se ci sia salvezza aldilà di quelle facce bianche ma, se ci fosse, verrebbe sicuramente da una donna.”

Punto di vista interessante, in particolar modo provenendo da un uomo. E, in effetti, lungo tutto il racconto le donne hanno sempre un ruolo importante. Ruolo che alla fine si rivela essenziale per la soluzione del mistero e la salvezza del… No, basta, qui mi fermo. Se volete saperne di più, sapete cosa dovete fare, no?

Anche la cover intriga come tutto il romanzo e lascia intravedere – dietro quelle mani appoggiate a una recinzione (intrappolate da una recinzione) – l’orrore dei campi di sterminio, degli esseri umani ridotti a meri corpi, a merce di maggiore o minore valore. Tocca problemi profondi, questo romanzo, anche solo attraverso la copertina.  Da leggere.

Editore: EEE
Anno: 2018