Se morisse mio marito

Se morisse mio marito

Se morisse mio marito

Editore:

Published: 01/01/1989

Format: Brossura

ISBN: 9788804710905

IL CLASSICO DEI CLASSICI, UNA CHRISTIE IN PIENI ANNI ’30

Il malvagio Lord George Edgware viene trovato cadavere nel tetro palazzone dove abita assieme alla spaurita primogenita Geraldine e all’autoritaria Carrol, la giovane segretaria. I sospetti della polizia convergono fin da subito sulla moglie dell’ucciso, la bionda e bellissima Jane Wilkinson, stella del palcoscenico. Appena rientrata a Londra dagli Stati Uniti, l’attrice è stata vista entrare a palazzo la stessa sera dell’omicidio e non ha mai fatto mistero del proprio odio per il marito e dell’intento di ottenerne il divorzio (che tra l’altro sembrerebbe esserle stato più volte negato).

Ma poiché la Wilkinson, la stessa sera della morte di Lord Edgware, ha preso parte a una cena con almeno un’altra decina di persone pronte a testimoniare, la questione è inevitabilmente destinata a complicarsi…

Spetterà a Poirot, chiamato in causa dalla stessa Jane qualche giorno prima dell’omicidio per indurlo a convincere il marito a concederle la libertà, dipanare l’intricata matassa: assicurando alla giustizia non soltanto l’assassino del malvagio signorotto ma anche quello della giovane Carlotta Adams, l’abilissima attrice che stava furoreggiando nei teatri londinesi con le sue fedelissime imitazioni (tra le altre, proprio della Wilkinson…). E che, il giorno dopo l’assassinio di Lord Edgware, verrà trovata morta nel suo letto per una dose eccessiva di Veronal.

Questa in sintesi la trama di Se morisse mio marito, giallo della Christie del ’33 (Lord Edgware dies il titolo originale, tradotto negli Stati Uniti con Tredici a tavola): uno dei primi classici agathiani pubblicati durante gli anni Trenta e Quaranta (i due decenni più felici nella produzione dell’autrice), Se morisse mio marito annovera una serie di spunti tipici della Christie e da lei ripresi in gialli successivi (come Tragedia in tre atti, che è del ’34, e Il terrore viene per posta, 1942).

Ad esempio in Se morisse mio marito l’umore allegro della Adams il giorno prima della morte (sottolineato dall’affranta domestica dell’attrice di fronte a un attento Poirot: “Era come se stesse pensando di giocare una burla a qualcuno…”) può ricordare le battute scherzose rivolte dal dottor Strange di Tragedia in tre atti al nuovo cameriere – di fatto un attore travestito – la sera dell’analoga burla messa a punto dallo stesso dottore con la complicità dell’amico Cartwright. Anche in questo caso c’è chi non sta affatto scherzando e la scommessa tra vecchi amici nasconde in realtà un piano criminoso.

Strutturale in questo romanzo è poi la presenza di un affollato universo attoriale (attori e attrici, spesso presenti nell’ispirazione della Christie, che adorava il teatro e da ragazza aveva recitato in un’opera e sognato di far la cantante). È appunto un’attrice affermata Jane Wilkinson, l’affascinante primadonna che abborda Poirot tra i tavoli di un ristorante per assicurarsene la collaborazione: d’un egoismo anormale, può ricordare Veronica Cray, l’altrettanto autoriflessa diva del cinema di Poirot e la salma, anche lei pronta a spazzar via gli scrupoli del malsposato John Christow e il proprio stesso legame pur di riprendersi l’amante degli anni di gioventù (“Anch’io sono sposata, oggi come oggi. Ma tutte queste cose si possono sistemare facilmente…”).

Nel suo fin troppo esibito, a tratti bambinesco e in ultima analisi miope compiacimento per la propria costante buona sorte (“Mi capitano sempre le cose giuste! Ho pensato tante volte… ‘Se Edgware morisse!’ Ed ecco è morto!”), la furba ma non intelligente prim’attrice di Se morisse mio marito può esser poi considerata una versione dimidiata e disinnescata della potente Lucy Angkatell, padrona di casa a La Cava sempre in Poirot e la salma (anch’essa amabilmente sociopatica ma pur sempre lucida e invariabilmente efficiente). In analoghe circostanze, pure lei pronta a ricordare all’angosciato marito Henry che “è andato tutto bene, John non c’è più e noi non abbiamo dovuto muovere un dito… Mi fa venire in mente quell’uomo di Bombay, ti ricordi? Fu così scortese con me, e dopo un paio di giorni andò sotto il tram.

Ancora, in Lord Edgware dies è un’attrice, anzi in effetti un’abilissima imitatrice, Carlotta Adams (per il cui personaggio la Christie pare abbia attinto all’attrice Ruth Draper); e ci sono poi il divo del cinema Bryan Martin e la promessa del teatro di prosa Donald Ross. Sembra la statua di Apollo e somiglia allo stesso Martin anche il giovane Alton, il bellissimo maggiordomo di Lord Edgwareuno degli uomini più belli che avessi mai visto, nell’accigliata descrizione del britannico Hastings -, che sta a sua volta solo recitando la parte del domestico, come accade in Tragedia in tre atti.

Mentre sono la consueta coppia di danarosi sfaccendati attratti da tutto ciò che riguarda il palcoscenico i Widburn, assieme a Bryan Martin gli altri commensali della Wilkinson al tavolo del Savoy; e, per quanto beffardamente, si qualifica come abile filodrammatico pure il giovane Ronald Marsh, il reietto, fannullone, indebitato nipote… ed erede dell’appena defunto Lord Edgware (l’aristocrazia non è al suo meglio in questo romanzo). Che ha fatto un salto a casa dello zio la stessa sera in cui questi è stato ucciso, catapultandosi così al centro del palcoscenico delittuoso:Egli è abile filodrammatico, specialista nelle parti femminili… Camuffato con arte, strizzato in un busto che gli toglie il respiro, con le scarpine col tacco alto e in testa una parrucca bionda, egli, alterando la voce, si annuncia al portiere come lady Edgware, entra in biblioteca… ‘Jane!’ esclama lo zio, che non ha mai saputo dimenticare l’ammaliatrice. ‘George!’ squittisce l’impostore, buttandogli le braccia al collo. E il temperino, abilmente maneggiato, compie la sua funzione…”.

Mentre è un facoltoso e competente mecenate teatrale Sir Montague Corner, l’ometto dai vivaci occhi neri e l’alta fronte ricurva nella cui magione affacciata sul fiume avrà luogo la famosa cena con tredici convitati (sempre la medesima sera dell’omicidio). Una tavola con tredici commensali – il quattordicesimo ha avuto un contrattempo – da cui si alzeranno per primi, nell’ordine, la stessa Jane e, poi, il giovane Ross: entrambi curiosamente destinati, di lì a poco e in sottintesa, tacita osservanza della popolare superstizione, a imbattersi nella malasorte (il rintocco del sovrannaturale, anch’esso frequente nella Christie).

Presente nel romanzo per quanto di sfuggita è poi il consueto tema delle disfunzioni ghiandolari, più volte sfiorato dall’autrice (tra gli altri, in Polvere negli occhi e Due mesi dopo). “Tutti gli assassini sono pazzi” sentenzia la Carroll, l’efficiente, autoritaria segretaria di Lord Edgware, troncando sbrigativamente le congetture della piccola Geraldine, la figliola dell’ucciso: “Hanno qualche ghiandola che non funziona”. Tra parentesi, la brusca sollecitudine della Carrol nei confronti della nevropatica Geraldine somiglia un po’ alla lontana alla preoccupazione per il benessere mentale di Hester, la più giovane e instabile dei rampolli Argyle, da parte della signorina Lindstrom, la governante de Le due verità: anch’essa in ansia per la riapertura delle indagini sull’omicidio della matriarca e lesta a raccomandare a Hester di guardarsi le spalle e pensare a sé stessa.

Ancora, l’irresistibile torpore – indotto dal Veronal somministratole di soppiatto nello champagne – che sorprende Carlotta la sera stessa della burla, inducendola a rimandare quell’ultima telefonata e consegnandola inerme all’ultimo sonno (“Sembrava una bimba stanca profondamente addormentata…”), può ricordare l’analogo, improbo sforzo per tener gli occhi aperti e poi il sonno di piombo che neutralizza per un’intera notte lo stesso Poirot di Assassinio sul Nilo: pure lui vittima di un sonnifero sciolto nel vino dalla previdenza omicida di chi ha voluto disfarsi per qualche ora di un pericoloso testimone…

Ma soprattutto Lord Edgware dies è il romanzo dei domestici. È una donna anziana, linda e accurata nella persona, con gli occhiali (i famosi occhiali a pince-nez che avranno un ruolo importante nel tentativo di depistaggio…) e i pochi capelli grigi ben lisciati sotto la crestina inamidata la non più giovane Ellis, femme de chambre di Jane Wilkinson nell’appartamento al Savoy. Che, mentre Hastings e Poirot sondano con discrezione la bella Jane, seguita a far la spola tra il salotto e la camera da letto ed è, evidentemente, a parte di tutti i pasticci della sua padrona.

Suo, tra l’altro, il suggerimento sul probabile desiderio di vendetta appunto di Bryan Martin, l’ex fidanzato dell’attrice (che l’ha scaricato per il blasonato duca di Merton): il quale potrebbe aver architettato l’omicidio di Lord Edgware al solo scopo d’indirizzar poi i sospetti sulla bella infedele e assistere così alla sua condanna a morte.

Altro tema, questo di un animo ossessionato dal rancore fino alla follia, più volte presente nella Christie – che lo pone al centro dello scioglimento in È troppo facile e Verso l’ora zero – e qui virato in toni da commedia rosa, con quei singulti liberatori che scuotono Martin dopo le false accuse rivoltegli da Poirot e il conclusivo conforto della futura moglie (“L’avevo detto che è un’amorale!” proruppe allora Martin con voce rotta. “…E non volevo che restasse impunita! Volevo che soffrisse anche lei… che fosse condannata… condannata a morte!”. La voce gli si spezzò in un singulto.“Su, su” fece Jenny Driver in tono materno).

Mentre ha gli occhi arrossati dal pianto Alice Bennet, la donna anziana, coi capelli neri raccolti e il passo lento e lievemente strascicato, che apre l’uscio di casa a Poirot la mattina della scoperta del cadavere di Carlotta; e ci sono poi appunto il biondo e bellissimo maggiordomo di palazzo Edgware e l’onnipresente signorina Carrol.

Un universo affollato e sollecito che costringerà le due attrici a ricorrere a un sotterfugio per dare inizio alla burla al riparo dall’occhiuta vigilanza delle rispettive servitù: come l’omicida confiderà a Poirot nella lettera indirizzatagli dal carcere (lettera assolutoria, autocelebrativa e al limite del patologico un po’ come il diario segreto che salta fuori nel finale di È un problema).

E a proposito di lettere in Se morisse mio marito c’è poi la trovata del foglio strappato via da una lettera per convogliare altrove i sospetti della polizia (come in Poirot si annoia e Il terrore viene per posta).

Ancora, in Lord Edgware dies compare poi il gradevole e anch’esso a suo modo consueto personaggio dell’amica modista, qui la giovane Jenny Driver: una donna minuscola, dall’aria vivace e una meravigliosa capigliatura d’un rosso tizianesco. Ma disegnano abiti e signoreggiano su avviate case di moda pure l’affettuosa Rosamund Darnley di Corpi al sole e l’abbronzatissima Cynthia Dacres di Tragedia in tre atti; mentre il pervasivo restyling della trasandatissima Megan Hunter da parte della socievole e intelligente Mary Grey, vero nome della stilista Mirotin, è al centro di una delle scene più divertenti e riuscite del capolavoro Il terrore viene per posta.

Infine, il piccolo arnese molto forte e ben affilato con cui vengono spacciate in rapida successione ben due su tre delle vittime di Se morisse mio marito – con un solo colpo, rapido e preciso, alla base del cranio – ricorda l’analoga modalità d’esecuzione dell’omicidio della servetta Agnes (sempre nel Terrore), cui qualcuno conficca dietro la nuca un normale spiedo da cucina; mentre in Lord Edgware dies ad agire è un altrettanto domestico coltellino da calli

Traduzione: Maria Teresa Marenco

4.5Overall Score

Se morisse mio marito

IL CLASSICO DEI CLASSICI, UNA CHRISTIE IN PIENI ANNI '30 Il malvagio Lord George Edgware viene trovato cadavere nel tetro palazzone dove abita assieme alla spaurita primogenita Geraldine e ...

  • Trama
    4.3
  • Suspense
    4.3
  • Scrittura
    5.0

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