E verrà un altro inverno

E verrà un altro inverno

E verrà un altro inverno

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Published: 27/04/2021

Format: Brossura

ISBN: 9788817156462

RECENSIONE

TRAMA

Nella provincia italiana più profonda e barricata su sé stessa arriva Bruno Manera, imprenditore di successo che sposa “una del luogo”, la bella e giovane Federica Pesenti, rampolla di una delle famiglie più importanti della valle, quasi una dinastia di quei posti del profondo nord, dove chi è nato lì, crea lavoro, lascia i soldi nel territorio ha già raggiunto il grado più alto che si possa raggiungere in quell’ambiente. Normale, quindi, per la giovane Federica voler tornare nella valle dove è nata e cresciuta e dove conosce tutti e si sente a casa. E così convince Bruno a andare “oltre la siepe” a sconfinare in un mondo che nono conosce e non gli appartiene. Ma oltre la siepe per il ricco imprenditore cinquantenne c’è solo il buio. E l’uomo se ne accorge prestissimo perché viene snobbato, tradito, aggredito brutalmente e infine annichilito. Perché lui è lo straniero che non capisce le dinamiche e gli equilibri della valle e che agli occhi di tutti gli altri pecca di non volerli neppure capire. E allora nonostante la feroce aggressione sua moglie minimizza e “gli altri” addirittura lo accusano di aver portato la criminalità in un luogo fino a quel momento tranquillo e ordinato. Ma non tutti. C’è una persona in quella valle che conosce tutti, che ha a sua volta un passato di dolore e sconfitta e che soprattutto parla la stessa lingua degli “indigeni”, non solo quella fatta di suoni e di parole. Si chiama Manlio Giavazzi, fa la guardia giurata e si offre di aiutare Manera a scoprire chi è stato ad aggredirlo, con chi la sua bella e giovane moglie lo tradisce e come ideare una sorta di strategia che finalmente possa traghettare l’imprenditore fuori da quel cul de sac i cui l’uomo sembra entrato da quando ha deciso di lasciare la grande città per trasferirsi in quel microcosmo ostile e depresso. Ma perché Giavazzi lo fa? Quale è il suo vero scopo? E perché Bruno Manera decide di fidarsi completamente di lui?

PERSONAGGI

Mezze tacche e mezze cartucce. Criminali sfigati e improvvisati che neppure possiedono “ i ferri del mestiere” e devono prenderli a noleggio per commettere un crimine, mancati poliziotti che cercano una rivalsa personale e lavorativa perché la loro vita gli sta scivolando dalle mani e anelano solo a un personalissimo canto del cigno, uomini che sembrano avercela fatta ma che in realtà sono solo burattini nelle mani di donne innamoratissime esclusivamente di sé stesse e una costellazione di persone livorose, fallite, arroganti, nullafacenti e arriviste che fa venire letteralmente i brividi. Sono loro a fare la trama di questo noir e non viceversa. Sono loro a fare paura perché estremamente e lucidissimamente credibili. Personcine ottuse e passive e pertanto facilmente manovrabili da chi ha la capacità di fare qualche passo indietro e guardarli da fuori, così da osservare con lucidità ogni loro punto debole, ogni loro falla. L’autore, ancora una volta, punta tutto sui personaggi femminili e lascia nelle loro mani la risoluzione degli eventi, considerandole le sole in grado di possedere la giusta autorità e la giusta lucidità. E anche i lettori, pertanto, finiscono per apprezzarle e tifare spudoratamente per loro.

AMBIENTAZIONI

Il “maestro” ancora una volta sceglie ambientazioni costruite su misura per quello che sta narrando. In questo ultimo romanzo in particolare i posti descritti sono talmente veritieri e particolareggiati che al lettore viene la “sana” angoscia dell’identificazione e per tutta la lettura ringrazia il Cielo di non essere in quel posto, in quella provincia italiana che accusa la modernità e il progresso di avere portato solo depressione, che guarda lo straniero come se fosse un alieno nemico da distruggere a colpi di maldicenza, livore, snobismo, isolamento. Un posto che è un poco come la terra di mezzo di certi fantasy dove se ci finisci per sbaglio ci lasci le penne. Un luogo abitato da una società quasi arcaica che si nutre di carogne emotive e che nasconde gli scheletri nell’armadio e la polvere della colpa sotto il tappeto sicura che nessuno andrà a tirarli fuori. Il profondo nord tanto operoso quanto inospitale. Roba da far cascare la mandibola anche ai più intraprendenti. Roba da grande “maestro” appunto perché come lui nelle descrizioni nessuno mai.

CONCLUSIONI 

All’inizio pensavo di essere una delle poche lettrici accanite che misurava il tempo tra l’uscita di un romanzo di Massimo Carlotto e l’altro. Quello che c’era in mezzo bisognava riempirlo con mescolanze di placebo. Poi ho capito che non era da sola in questa attesa spasmodica. Non che la cosa sia consolante, ma condivisibile sicuramente. Ho appena terminato di leggere E verrà un altro inverno e sono già in crisi di astinenza, con una voglia irrefrenabile di contattare Carlotto e farmi mandare una qualsiasi cosa scritta da lui, una nota che ha sullo smartphone, un biglietto a caso dimenticato sulla sua scrivania. E quindi attenzione lettori de La Bottega e cultori di Massino Carlotto, non fate come me. Prendetevi il tempo necessario per assaporare questo nuovo romanzo. Centellinatevi il piacere della lettura capoverso dopo capoverso. Perché sennò ve lo bevete tutto in un sorso solo come ha fatto la sottoscritta e come sarete tentati di fare voi. Ma poi finisce e bisogna riempire il tempo che rimane fino alla prossima pubblicazione.  

INTERVISTA

Massimo, ancora una volta, come succede spesso nei tuoi libri le donne occupano un posto importante nella narrazione. In questo ultimo romanzo in particolare forse sono gli unici personaggi in grado di potersi riscattare dall’inevitabile disfacimento. Ci dici a chi ti sei ispirato e quanto ti è piaciuto scrivere di loro?

Sono sempre più convinto che scrivere delle donne sia l’aspetto più interessante di questo periodo storico. E mi ispiro come sempre alla realtà, che ci racconta come le donne reggano il peso della crisi individuando soluzioni personali e famigliari “positive”. In questo romanzo i personaggi femminili hanno un ruolo preminente perché sono gli unici a conservare lucidità e progettualità, e cioè senso pratico del futuro e dell’esistenza.

In E verrà un altro inverno ci sono location e ambientazioni ben precise di una certa provincia italiana che si crogiola ancora nell’essere così chiusa su sé stessa e così diffidente nei confronti di qualsiasi cosa provenga da fuori. E quindi ti chiedo: la stessa storia, gli stessi personaggi, non avrebbero avuto senso in un posto diverso, magari sempre una provincia, ma una provincia del sud?

Per metodo e per rispetto del lettore scrivo solo di temi che conosco bene. Nonostante sia fieramente mezzo pugliese, non sarei in grado di ambientare una storia come questa al sud. Uno dei motivi che mi ha spinto a scrivere questo romanzo è la necessità di correggere un equivoco e cioè che la provincia in Italia è tutta uguale. Non è vero. Ogni luogo ha caratteristiche profondamente differenti. Ho ambientato questa storia in una situazione tipo del Nord e cioè un territorio storicamente dedito all’agricoltura e all’allevamento, che all’improvviso si è trasformato in un distretto industriale. E dove le grandi famiglie che un tempo erano proprietarie dei latifondi o del bestiame hanno diversificato l’attività fondando industrie. Questo ha determinato che gli equilibri di potere non si siano mai modificati, mentre la cultura condivisa (intesa anche come memoria storica) del territorio è stata stravolta. 

Il tuo ultimo lavoro oltre a essere un meraviglioso noir è anche un romanzo sul Fato e sull’incomunicabilità tra gli esseri umani, perfino tra i componenti stessi di una coppia. È così che vedi il futuro della nostra società o c’è ancora una via di uscita, una qualche speranza di tornare a confrontarci e parlare gli uni con gli altri?

La via d’uscita esiste ed è la possibilità per i singoli di avere maggiore libertà di espressione di desideri e sentimenti. Purtroppo, oggi, l’imposizione del modello famigliare come nucleo fondante della società si trasforma spesso in una gabbia per molte persone. La modernità dovrebbe essere all’insegna di una pluralità di modelli di convivenza. Un esempio: molte coppie “scoppiano” ma non riescono a separarsi perché ci sono i figli e difficoltà economiche. Una crudeltà sociale che spesso sfocia in atti insensati di violenza. L’incomunicabilità, a mio avviso, è la conseguenza di una pretesa sbagliata nei confronti delle persone.

Per approndire ecco il link alla puntata di Hollybookparty con Massimo Carlotto, Loriano Macchiavelli e Tommaso De Lorenzis:

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