Gialli Storici

Progetto di sangue di Graema Macrae Burnet, Anno 2017

Dic 09, 2020 Alessio Piras
Trama 80
Suspense 60
Scrittura 79
73
Il nostro voto 73

UNA BIOGRAFIA CRIMINALE

Nel nostro immaginario, le terre desolate in cui la giustizia è una chimera e il potere di personaggi come gli sceriffi è assoluto sono tutte nel Far West americano. Piccoli paesi avvolti nel deserto e circondati da grandi proprietà, in gran parte sfruttate da incolti allevatori di mucche che chiamiamo cowboy.

In questi territori, lontanissimi dalle città della East Cost, il concetto di giustizia si sintetizza nelle cinque pallottole del caricatore di un revolver. E chi sopravvive è sempre colui che spara più velocemente e con maggior precisione. Lo sceriffo, forse, è la persona che ha un briciolo di autorità per il fatto che, per lui, ammazzare qualcuno non comporta conseguenze. Infatti, a volte, abbiamo la sensazione che l’unica differenza tra Pat Garret e Billy the Kid sia che il primo può sparare con copertura legale. Il secondo, no.

Ebbene, lasciamo il Far West e torniamo agli stretti e soffocanti spazi europei. Tuttavia, prima è necessario precisare che la divagazione non è stata casuale. Qualcosa della desolazione e ingiustizia che caratterizzava il West americano lo possiamo ritrovare nelle nostre civilizzate terre di mezzo. Poco importa in che punto del Vecchio Continente ci troviamo, se vicino alle coste del Mediterraneo o a pochi passi dal Circolo Polare Artico. Ogni latitudine ha la sua immensità rurale nella quale lo Stato brilla per la sua assenza e, al suo posto, esercitano l’ingrato dovere della giustizia dei surrogati più o meno legali.

Il caso che ci tiene impegnati oggi è quello di Progetto di sangue (Neri Pozza), di Graeme Macrae, ambientato nelle Highland scozzesi. Nel 1869, nella parte nord dell’isola di Gran Bretagna, Roderick Macrae, un ragazzo di soli 17 anni, è prigioniero nel penitenziario di Inverness. È accusato dell’omicidio di tre membri del clan Mackenzie che vivevano nel suo villaggio, Culduie, una terra sospesa tra il mare e la campagna, ad alcuni giorni di distanza a cavallo da Edimburgo e Glasgow. Una terra di nessuno, proprietà di un laird e sfruttata con il tipico paradigma del latifondo medievale: la maggioranza lavora per il beneficio di una sola persona, che esercita su questa maggioranza un potere dispotico. Infatti, per i Macrae, i Mackenzie e tutte le famiglie che hanno un contratto di mezzadria per lavorare le terre del laird  non esistono autorità come il Governo. La Legge viene rappresentata dalla persona del proprietario terriero e dei suoi vassalli incaricati della vigilanza: il factor e lo sceriffo, quest’ultimo è simile a un sindaco-poliziotto eletto tra i mezzadri, con funzioni di ordine pubblico.

Il punto d’inflessione della storia, che conosciamo dalle memorie scritte in carcere dallo stesso Roderick Macrae, avviene quando la comunità elegge come sceriffo Lachlan Broad, rappresentante di spicco del clan Mackenzie. Lungi dall’essere una scelta ponderata, l’ascesa dell’uomo nella posizione di potere si deve unicamente alla paura e al timore che la sua figura incute nei suoi compaesani. E il nuovo sceriffo non farà nulla per attenuare questa sensazione; anzi, s’impegnerà in un’amministrazione particolarmente dura e non esente da ingiustizie, che perpetuerà con particolare impegno e zelo sulla famiglia Macrae.

Soffocato da un universo violento (Jetta Macrae, sorella di Roderick, viene violentata più volte da Lachlan Broad, facendola rimanere incinta) e ingiusto (lo sceriffo arriva a sfrattare i Macrae dalla loro terra), il giovane Roderick non trova altra uscita che non sia quella di rispondere con barbarità alla barbarie.

Il racconto che ci restituisce Roderick Macrae è una lucida e lunga confessione che diventa un’autobiografia criminale. Ciononostante, il lettore arriva a empatizzare con lui e capisce le sue ragioni, anche se può non condividere la soluzione da lui adottata. La domanda che non trova risposta, però, è la seguente: quale alternativa aveva Roderick Macrae, visto che l’unica denuncia che provò a fare fallì miseramente e visto che il padre non rappresentava un punto di riferimento a cui ancorarsi?

La mancanza di alternative è ancora più evidente nel materiale allegato al racconto del protagonista. Sia le relazioni mediche, sia quella psichiatrica e le cronache del processo mettono in primo piano l’impossibile salvezza di Roderick Macrae. Il giovane protagonista è di fronte a una società che, nel suo insieme, non è disponibile a considerare ingiuste e dolorose le vessazioni subite dalla sua famiglia. Tutto lascia intendere che il comportamento di Lachlan Broad rientrava nell’ordine naturale delle cose in questo far west della Scozia del nord. Per questa ragione, durante il processo non gli viene concessa l’infermità mentale, presentata come attenuante dalla difesa.

Progetto di sangue è una crime fiction originale, che ci presenta una falsa true story attraverso un materiale narrativo polifonico. Non è esagerato affermare che il libro che abbiamo tra le mani è un testo costruito quasi artigianalmente, con un gran lavoro di retrobottega da parte dell’autore. Il merito va alla laboriosità apocrifa con cui Macrae ha saputo adattare la sua prosa a differenti registri e narratori, fino al punto da infondere nel lettore il serio dubbio che la storia di Roderick Macrae sia successo per davvero.

Encontraréis la reseña en español aqui.

Traduttore: Massimo Ortelio

Editore: Neri Pozza
Anno: 2017