ouija
Thriller

Ouija 2 di Gianmarco Zagato, Anno 2019

Apr 27, 2020 Barbara Monteverdi
Trama 70
Suspense 90
Scrittura 74
78
Il nostro voto 78

IL MALE VIENE DA LONTANO

Questo libro ha un aspetto molto “pop”: copertina in stile Harmony, ma virata al mistero, impaginazione fantasiosa con foto sgranate, colori acidi, disegni retrò molto inquietanti che galleggiano tra il beige e il nero e QR code da ingrandire per i contenuti extra. Insomma, all’inizio si è più incuriositi dalla confezione che dalla sostanza.

Che c’è. La sostanza, dico. Perché quando si comincia a leggere non si riesce ad interrompere facilmente e si ha proprio voglia di scoprire come la faccenda andrà a finire. Anche se è un horror adolescenziale e ci sentiamo un po’ grandicelli per questo tipo di lettura.

Ma cosa racconta? Un anno prima degli eventi narrati, il protagonista (Gianmarco, come l’autore, scelta legittima ma opinabile) aveva visitato una villa “maledetta” assieme alla sorella e a due cugine. Cos’era accaduto esattamente al suo interno non lo sappiamo, non avendo letto il libro precedente, ma di sicuro è stata un’esperienza traumatica per tutti e ha provocato la liberazione involontaria di un demone lì rinchiuso da un centinaio di anni da parte di Gianmarco. Che oggi torna sul luogo del delitto per concludere il lavoro e depotenziare lo spirito maligno che il protagonista sembra intravedere con una certa frequenza quando si trova in luoghi poco illuminati.

Anche se la trama non è il massimo dell’originalità e l’ambientazione è decisamente scontata (villone ottocentesco infestato da anime tormentate, temporali, porte che si aprono e chiudono a comando di entità invisibili) Zagato riesce a tenerci sulla corda e spesso ci fa sobbalzare (nonostante fossimo in attesa dell’inevitabile colpo di scena) con una furbissima tecnica narrativa.

Nicole si alza in piedi con poca coordinazione. Perde l’equilibrio per un istante e rischia di cadere. Luna e Giulia, ancora a terra, indietreggiano aiutandosi con le mani. Riesco a trovare la forza per alzarmi e fisso mia cugina aspettando una sua mossa. Sta andando tutto a rotoli. Lo sguardo di Nicole si fissa su un punto alle mie spalle. La seguo per capire cosa ha attirato la sua attenzione e mi accorgo che è puntato sul pendolo. Il solito, vecchio, maledetto pendolo.

La sensazione che si prova durante la lettura  è di essere seduti su un ottovolante (mi aggancio alla villa antica per usare un termine adeguato e desueto) in attesa della caduta improvvisa e controllata – ma non troppo – che ci provocherà quella ben nota sensazione di vuoto pneumatico tra lo stomaco e la gola. Come ci riesca il giovane autore è piuttosto misterioso (eh, ma stiamo appunto parlando di un racconto “infestato”) perché la sua scrittura è  fin troppo piana e semplice, priva degli arzigogoli di E. A. Poe, eppure crea un’atmosfera di notevole suspense.

Siccome il racconto termina lasciandoci intuire un seguito, mi sento di consigliare a Zagato di lavorare un po’ sulle caratteristiche caratteriali dei suoi personaggi che sono appena abbozzati. Sarebbe bello conoscerli “dentro”, cosa che darebbe spessore al suo racconto e lo renderebbe più interessante e godibile.

Lo aspettiamo alla prossima prova con lo stesso entusiasmo da parte sua e sincera curiosità da parte nostra.

Editore: Mondadori
Anno: 2019