Pubblicato da Rizzoli nella collana Nero Rizzoli, “L’ultima volontà” è il nuovo romanzo dello scrittore:

TRAMA

Nella Bologna degli anni Ottanta si incontrano e si innamorano due giovani. Entrambi hanno qualcosa da nascondere ma entrambi sono intenzionati a lasciarsi tutto alle spalle e fuggire insieme. Il destino, però, decide il contrario e mentre la ragazza scompare nel nulla, il giovane, affiliato a un gruppo brigatista della città, viene accusato dell’omicidio di tre carabinieri, tradotto in carcere e condannato alla massima pena.

Decenni dopo, il giovane brigatista di un tempo è un uomo distrutto nel corpo e nell’anima, è afflitto da un grave male e sta per morire; ma prima confessa alla volontaria che segue i detenuti nella sua struttura quello che è realmente successo nel lontano 1986, che lui con il massacro dei tre carabinieri non c’entra per nulla e chiede il suo aiuto per portare alla luce la verità. È il suo ultimo desiderio prima di lasciare questa vita. Ma allora chi ha ucciso i tre rappresentati dell’Arma e perché su quella dolorosa faccenda non si è investigato adeguatamente?

La volontaria a cui l’uomo racconta tutto prima di morire è la cognata di “carrarmato” Canessa che, dopo il racconto della sua parente, sulla faccenda ci si butta a capofitto come è nella sua natura. A sostenerlo nell’impresa, come sempre, la sua fidatissima squadra: il fedele maresciallo Ivan Repetto, Piercarlo Rossi detto il Vampa, miliardario, provetta spia, uomo con l’azione nel sangue, e il timido ma bravissimo Matteo Bernasconi, hacker in grado di aprire quasi tutte le porte nei complicati meandri del web. Un pool collaudato e coeso che anche in questa indagine non avrà timore di nulla e di nessuno pur di arrivare alla verità e alla giustizia.

PERSONAGGI

Anche in questa ultima avventura dell’ex colonello dell’Arma Annibale Canessa ritroviamo i personaggi cari ai lettori di Roberto Perrone. Non manca proprio nessuno, dal Vampa alla bellissima Carla, la donna che ha una relazione complicata e appassionata con Canessa. Ma ci sono anche la cognata e la nipote di Annibale che in questo romanzo acquistano un ruolo molto più preciso e determinante. Infine, ritroviamo anche personaggi come Calandra e Marianopoli. Fedeli servitori dello stato anche loro e in qualche modo controparte, sempre al positivo, di Canessa.

Ovviamente in noir che si rispetti devono esserci anche i cattivi e nel caso specifico de L’ultima volontà Perrone si supera assolutamente. Il controcanto fatto dai chi non esita a uccidere, mentire, omettere o essere semplicemente troppo debole per opporsi adeguatamente dà all’intero romanzo la giusta tensione narrativa che affascina il lettore dalla prima all’ultima pagina. L’autore è bravissimo anche nella costruzione dei personaggi minori come la sorella di uno dei carabinieri uccisi o la moglie del corrotto consulente finanziario. Tutti sono tratteggiati alla perfezione, fin nei loro piccoli particolari. Un grande lavoro autoriale per un giallo assolutamente compiuto.

AMBIENTAZIONE

Ne L’ultima volontà il lettore passa da una location all’altra con grande facilità perché il racconto glielo permette e perché i luoghi sono tra i più differenti tra loro. C’è sempre la bella Milano del centro storico, con i suoi appartamenti di prestigio ma discreti e quasi nascosti, c’è la Roma dei ristoranti gourmet e degli uffici statali e ci sono pagine dedicate alla campagna marchigiana.

Ma questa volta c’è anche la pianura tra Reggio e Modena e le colline emiliane: ovvero la provincia più borghese, a tratti anonima, fatte di mille frazioni e posti dove se si è bravi si può anche passare inosservati. Però, questa provincia ha anche una storia tutta sua ricca di leggende e di misteri. In questi piccoli luoghi permane anche una memoria granitica che a volte si tramanda a volte viene rammentata e basta da certi superstiti. Il luogo giusto per dare vita a racconti e storie e Roberto Perrone lo sfrutta in pieno dimostrando quanto, a volte, proprio nelle località della borghesia benestante basta solo scostare di qualche centimetro il tappeto buono per scoprire la polvere delle infamie.

INTERVISTA

roberto perroneRoberto nel tuo ultimo romanzo vengono affrontati temi come la Resistenza, la guerra civile, la vendetta e il terrorismo. In un periodo storico come il nostro non hai avuto paura di trattare argomenti un po’ troppo spinosi e che avrebbero distolto l’attenzione del lettore dal pathos vero della narrazione?

Nei miei romanzi la storia non viene mai raccontata perché diventi oggetto di discussione oppure perché io senta l’esigenza di affermare qualche mia opinione o rilettura su di essa. Io non cerco mai di dare giudizi o di trasmettere una mia idea o ideologia. Uso la storia per quello che è, perché è accaduta. Non la piego alle esigenze del racconto, ma uso fatti reali, storici appunto, per svolgere la trama che ho architettato. Io non credo che il lettore si distragga, almeno non ho mai avuto, con i due precedenti romanzi, questa sensazione. Finora nessuno mi ha rinfacciato di trattare argomenti spinosi o si è sentito condizionato da questi nella lettura. Vediamo con questo.

Parliamo del personaggio di Carla. Bellissima, giovane, intelligente e con una brillante carriera, ma anche innamorata e capace di amare senza riserve. A chi ti sei ispirato per questo personaggio? La conosci davvero una donna cosi?

No, non la conosco una donna così, mi serviva una giornalista per la trama del primo Canessa e ho inventato Carla. Non mi sono ispirato a una giornalista in particolare, ma a tante giornaliste, brave e belle, e a tante storie che le riguardano e che ho incontrato negli anni vissuti al Corriere. Volevo una donna passionale, combattiva, elegante, ma anche fragile. Così è nata Carla Trovati.

Le colline emiliane e la pianura tra Reggio e Modena. Storie, leggende, misteri. Ma tu sei ligure e vivi da tempo a Milano. Come mai questa scelta?

È la storia di Canessa che mi ha portato lì. Nel primo libro suo fratello e la sua famiglia vivono a Reggio Emilia. Una scelta casuale, volevo una città tranquilla a un’ora e mezzo di treno da Milano. E quindi l’Emilia è entrata nella saga di Canessa. Pensando questo libro la figura di sua cognata è diventata fondamentale perché è da lei che parte la storia. E quindi si è poi sviluppato tutto il resto. Comunque l’Emilia la conosco bene, la amo e ci vado spesso. Molti amici, aria buona, cibi fantastici.

Grazie a Roberto Perrone.