eraldo baldini
Gialli Storici

La palude dei fuochi erranti di Eraldo Baldini, Anno 2019

Nov 20, 2019 Manuel Figliolini
Trama 88
Suspense 78
Scrittura 98
88
Il nostro voto 88

PESTE E UMANITA’, PASSO A DUE

Il nuovo romanzo Eraldo Baldini “La palude dei fuochi erranti” ed. Rizzoli vi stupirà. Ambientato nel 1630 durante la grande peste di manzoniana memoria, il libro comincia con la crisi mistica di Girolamo.

Baldini non racconta il contesto storico facendoci un quadro generale, come fanno molti scrittori, ma ci racconta la collocazione storica attraverso i pensieri di Girolamo. Il decano che pensa alla vita dei fedeli, alla peste che avanza e si domanda se veramente esista un Dio e qual è il suo piano.

Questo è anche un argomento che viene trattato lungo tutto il romanzo. La fragilità di un istituzione davanti all’incomprensibile. Il periodo della Controriforma vedeva una chiesa forte e stabile contro la lotta “al Diavolo”. Baldini fa riflettere su quanto l’essere umano perda le credenze davanti alla fragilità della vita.

Monsignor Diotallevi, ironico cognome, è il personaggio principale che viene mandato a Lancimago a creare un cordone di protezione contro quella malattia che si stava propagando nei dintorni a velocità sostenuta.  Lancimago, paese inventato, non è una novitá per Baldini. Nello stesso fittizio paese rurale aveva ambientato il romanzo “Quell’estate di sangue e di luna” scritto a quattro mani con Alessandro Fabbri. Il contesto storico era più moderno rispetto al suo nuovo romanzo, ma il terreno rurale è lo stesso.

Anche nel 1630 a Lancimago oltre che alla peste si lottava contro una società fatta da signorotti e uomini di chiesa. Ma era una lotta più subdola fatta d’inganni, superstizione e debolezze. Caratteristiche di tutti i personaggi dell’ultimo romanzo di Baldini.

La sua scrittura è facile ma ricercata, coglie quelle minime sfumature necessarie per dare al romanzo un tono seicentesco avvicinandolo alla contemporaneità. Un susseguirsi di azione con una grande nemica che, in sottofondo, cova ed esplode. La peste.

Nessun odore, neppure quello dell’incenso, neppure quello del fumo della legna che brucia nei focolari impregna e permane, tenace, come quello del brodo di carne – pensò Girolamo. Dal podere Mantellini, uno dei migliori fra quelli che l’abbazia possedeva, il fattore aveva portato un maiale già macellato e i confratelli delle cucine avevano messo le ossa a bollire insieme alle verdure, per fare il riso per la cena.

Editore: Rizzoli
Anno: 2019