Noir

La fine del tempo di Guido Maria Brera, anno 2020

Dic 11, 2020 Manuel Figliolini
Trama 100
Suspense 100
Scrittura 100
100
Il nostro voto 100

IL NOIR DELL’ECONOMIA DIGITALE

Spesso pensiamo che un thriller abbia piú appeal di un noir. In un periodo storico come questo, dove la società si sta prepotentemente rimettendo al centro dell’universo, saper scrivere un noir è piú difficile di un thriller. Vi starete sicuramente chiedendo il perché di questo prologo alla recensione de “La fine del tempo” di Guido Maria Brera (ed. La Nave di Teseo), semplice, perché mi aspettavo un thriller e mi sono ritrovato un bellissimo noir.

La storia, che si dipana in un romanzo di 160 pagine, è semplice ma nasconde la capacità dello scrittore di portarci in una narrazione interiore al protagonista che la rende intricata e affascinante. Philip Wade, il protagonista, è un professore di Storia contemporanea, un ex analista di una grande banca d’affari, che soffre di una forma di amnesia che si nutre dei suoi ricordi. Il professor Wade non trova piú un romanzo che stava scrivendo, non sa che fine abbia fatto e inizia questa ricerca, intorno e dentro a sè.

Il viaggio che intraprende Wade è lo stesso che l’autore fa intraprendere a noi, attraverso economia, geopolitica e persino arte, ci porta all’interno delle menti e dei comportamenti di coloro che utilizzano tali informazioni per redigere il futuro economico del pianeta.

Ma non è solo una sequela di termini, cifre e espressioni da alta finanza; il romanzo di Brera è narrazione artistica, la ricerca dell’artisticità dell’immagine (la descrizione della fioritura dei ciliegi in Giappone), la narrazione interiore (Philip Wade si sveglia e si ricorda chi è, scampato pericolo, la memoria oggi tiene) che ha una sua musicalità. Le parole pesate e colme di significato, tutto è perfetto in questo romanzo. Anche il senso di angoscia che ti lascia quando lo chiudi. Ti domandi dove mai andremo.

Hanno un esoscheletro di un centimetro circa, sei zampe e piccole antenne sulla testa. Marciano in colonie alla ricerca di cibo, di solito carcasse d’animali. Si muovono in sincronia, quasi fossero un unico organismo. Formano una schiera compatta che avanza nell’oscurità. Una marcia implacabile e silenziosa.

Ecco Guido Maria Brera a #Hollybookparty: qui.

Editore: La nave di Teseo
Anno: 2020