NATURE MORTE A FIRENZE (Ed. Fratelli Frilli) è il suo ultimo noir. L’arte si tinge del nostro colore preferito, il giallo. Tornano i protagonisti di ARNOAMARO, Simòn e Mezzanotte in una nuova avventura tra arte, passato e omicidi. L’autore che ha risposto al Questionario di Louise é: SIMONE TOGNERI.

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L’autore che vorrebbe o avrebbe voluto conoscere?
Se devo essere sincero, forse non c’è un autore che vorrei davvero conoscere. Vorrei invece incontrare certi personaggi. Quello sì che sarebbe davvero grandioso. Mi piacerebbe per esempio mangiare in una trattoria fiorentina insieme al commissario Bordelli, oppure passeggiare per le vie di Parigi con il commissario Adamsberg, o fare una chiacchierata con il Gorilla e il suo “Socio” davanti allo specchio. E sono sicuro che, se potessi incontrarli, mi parlerebbero loro dell’autore che li ha creati.

Il primo libro giallo/noir che ha letto? 
Probabilmente mi sono appassionato al genere grazie alle storie poliziesche di Topolino. Da lì passare a leggere libri gialli e noir è stato un passo breve. Sai che non ricordo il primo libro giallo/noir che ho letto? Ricordo che tra le mie prime letture ci sono stati racconti di Lovecraft e di Poe, che non sono propriamente gialli, mentre se mi sforzo evoco un libro di Manchette che si intitola “Piovono Morti”. Ma non sono sicuro che sia il primo. Sono sicuro invece che, una volta che questa intervista sarà pubblicata, mi verrà in mente subito.

Il libro giallo/noir che avrebbe voluto scrivere? 
Mi piace pensare che siano le storie a scegliere gli autori, non il contrario. Per cui le immagino come tante piccole nuvole che vagano nell’aria in attesa di posarsi colui o colei che sarà in grado di raccontarle meglio di altri. Se devo dire un titolo, avrei tanto voluto essere scelto da “Mistyc River”. Per fortuna vostra è stato scelto Dennis Lehane.

Nei romanzi meglio un detective donna o uomo? 
Come lettore non fa differenza. Per me quello che conta è che siano in grado di emozionarmi, di essere credibili, di prendermi e portarmi nel loro mondo, di sedurmi con i loro pregi e soprattutto con i difetti. Da scrittore scelgo il detective (ma più in generale il protagonista) uomo perché è più facile per me immedesimarmi nel suo punto di vista. La vera sfida per me sarebbe scrivere una storia al femminile.

Da dove trae ispirazione per i suoi libri? 
Penso che chi scrive sia un po’ un ladro di realtà. Osserva il mondo attorno a lui e decide cosa far entrare nelle storie che scrive e cosa no. L’idea per cui può nascere da qualunque cosa. Gli stimoli sono ovunque e arrivano quando meno te lo aspetti. Può essere il dettaglio di una scritta su una panchina o una notizia sentita al telegiornale. Di sicuro, almeno per quanto riguarda le storie di indagine, la cronaca nera è una fonte inesauribile di stimoli.

Macchina da scrivere o computer? 
Non ho mai usato la macchina da scrivere. Il computer è di gran lunga più rapido e ti permette qualsiasi tipo di correzione con una visione abbastanza precisa di come sarà la pagina una volta stampata. Questo però ha i suoi lati negativi, perché secondo me può influenzare la qualità della scrittura. Un testo ben impaginato sembra sempre migliore di una cartella scritta a mano, piena di segni e di parole che non sempre si rileggono al volo. Per questo, ultimamente, ho cominciato a usare la matita. Nella mia calligrafia strampalata, che spesso non riesco a rileggere, ciò che scrivo è ridotto alla sua essenza e se la storia funziona anche in quelle condizioni disperate, forse funzionerà una volta riscritta per bene.

Dalla torre butterebbe Miss Marple o Sherlock Holmes? 
Butterei tutti e due. E insieme a loro anche Maigret, Dupin, Mike Hammer  e tutti gli altri investigatori che mi vengono in mente. Il motivo è che è colpa loro se ho cominciato a scrivere (e per questo motivo dovreste volerli buttare giù anche voi). Mi hanno emozionato, divertito, lasciato senza fiato, mi hanno fatto riflettere, ridere e piangere. Tanto da voler io stesso emozionare, divertire, lasciare senza fiato, far riflettere, ridere e piangere chi ha tempo e voglia di leggermi. Se succedesse anche con solo con un lettore, allora tutta la fatica avrebbe un senso e forse dalla torre non butterei più nessuno.

Ebook o cartaceo? 
Entrambi. Sono un affezionato della carta, ma penso che il digitale possa rendere i libri più accessibili anche a chi non è un abitué della lettura. Costano meno, non ci sono tempi di ordine e quindi di attesa, si sceglie direttamente da casa, si possono portare in giro centinaia di storie senza la minima fatica. Manca l’odore della carta però, la possibilità di viverli, di stropicciarli, di vederli nella libreria. Per questo, almeno nel mio caso, all’acquisto virtuale segue (quasi) sempre una visita in libreria dove, oltre al titolo che mi interessa, ne vengono via con me almeno altri due o tre.

Tre libri che ritiene fondamentali per lei? 
Di uno ho già detto prima, ma lo ripropongo volentieri: “Mistyc River” di Dennis Lehane. Per gli altri due voglio restare in Italia, dove abbiamo autori che non hanno niente da invidiare agli stranieri. Cito “Il Racconto della Luna” di Vincenzo Pardini e “L’immensa Oscurità della Morte” di Massimo Carlotto. Due libri che hanno cambiato molto il mio modo di “sentire” la scrittura.

Se il suo ultimo libro fosse un piatto quale sarebbe? 
Una bella ribollita fiorentina abbinata a un rosso robusto.

… e adesso non ci resta che leggere il suo ultimo romanzo, ma prima ringraziamo SIMONE TOGNERI.