fotografo
Thriller

Il fotografo di Craig Robertson, Anno 2020

Gen 07, 2021 Barbara Monteverdi
Trama 80
Suspense 90
Scrittura 85
85
Il nostro voto 85

UNA CATENA IMPLACABILE DI DOLORE E VERITA’

La storia non è particolarmente originale: c’è in libertà uno stupratore seriale che da anni aggredisce e massacra di botte le sue vittime e c’è una poliziotta che tenta con tutte le sue forze di incastrarlo.

La scrittura di Robertson, però, nobilita parecchio la trama perché il ritratto psicologico delle donne vittime della violenza è accurato, profondo e pieno di comprensione ed empatia.

“Nel 2004 un uomo ha fatto irruzione in casa mia, mi ha picchiata e mi ha violentata. Non ha lasciato prove, impronte digitali, né DNA utilizzabile. Nessuno l’ha visto entrare o andarsene. Io non ho saputo raccontare nulla alla polizia a parte fare una vaga stima della sua altezza e della sua corporatura e descrivere quello che mi aveva fatto. La polizia non ha fatto nulla, non poteva fare nulla. Mi hanno detto di andare avanti con la mia vita” – Bevve un sorso di caffè per prendere tempo, cercando per quanto possibile di ricomporsi. – “Ho dovuto mollare il lavoro, non riuscivo a stare in mezzo alla gente, agli uomini. Non riuscivo a concentrarmi, non sopportavo il pensiero di essere toccata. Un’amica mi ha suggerito di parlarne con qualcuno, e devo dire che mi ha aiutato molto. Mi ha aiutato così tanto che sono passata dall’altra parte (…). Nella vita privata ero un disastro – sono ingrassata, non mi fidavo di nessuno, ho cominciato a bere, fumavo troppo, facevo incazzare i miei amici e la mia famiglia, il pacchetto completo insomma – ma sapevo aiutare gli altri.”

Rachel Narey, ispettrice, neo mamma, alla ricerca di un caso che la riscatti da uno scivolone professionale, incontra Lainey che molti anni prima era stata aggredita dallo stesso mostro. Grazie ad un dossier che la donna ha raccolto nel corso del decennio precedente, riesce a far ripartire le indagini che parevano impantanate.

Il racconto è teso e dinamico, i personaggi sono in continuo movimento (anche se stanno sdraiati a letto i pensieri vorticano e danno una perenne sensazione fisica di flusso energetico) e la suspense è notevole. Però, nell’impostazione è tutto molto canonico e si riesce a indovinare piuttosto facilmente quali saranno gli eventi di lì a poco.

Questo non toglie niente all’emozione, comunque, e sobbalziamo ad ogni colpo d scena esattamente come se stessimo assistendo ad un thriller alla TV: sappiamo benissimo che da quella finestra scivolerà nella stanza un’ombra minacciosa, eppure ci irrigidiamo non appena  accade. E’ il gioco delle parti in cui c’è chi si diverte a spaventare e chi gode a spaventarsi. 

La lettura scorre veloce mentre attendiamo che giustizia venga fatta. E condividiamo le pene e le soddisfazioni della determinatissima ispettrice Narey.

Traduzione: Stefano Travagli

Altre recensioni di Craig Robertson: Il sangue bianco.

Editore: SEM
Anno: 2020